martedì, ottobre 23

Sudafrica: quando la terra è una cosa seria, e la minaccia di esproprio senza compensazione anche La riforma agraria con la previsione di esproprio senza compensazione rischia di far fuggire gli investitori e far crollare la produzione alimentare, malgrado il Governo continui a rassicurare

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La terra, l’agricoltura in Sudafrica sono ‘cose’ molto serie, tanto che un Governo non solo si può giocare la propria credibilità ma anche mettere a rischio il futuro del Paese., specialmente se si parla di esproprio senza compensazione, tema sul quale da mesi prosegue la battaglia politica e che infiamma gli animi dei sudafricani e preoccupa economisti e investitori.

La questione della proprietà delle terre e del connesso tema dei diritti della proprietà, scoppiata lo scorso fine agosto a causa di un tweet del Presidente americano Donald Trump -per quanto questi avesse fatto affermazioni per nulla precise- sta diventando una patata bollente per il Presidente Cyril Ramaphosa. E’ «necessario un approccio che non metta in pericolo la sicurezza alimentare, gli investimenti e la crescita economica; l’agricoltura è il cardine dell’economia sudafricana. Il Sudafrica ha bisogno di una soluzione praticabile che affronti la crescente domanda di terra, sia nelle aree rurali che in quelle urbane. Povertà, disoccupazione e disuguaglianza rimangono le tre perenni minacce alla stabilità a lungo termine del Sudafrica e al successo economico. Il Governo deve fornire una visione più chiara di come intende offrire il bene più grande al maggior numero di persone», sostiene Piers Pigou analista senior per l’Africa meridionale del think tank Crisis Group.

Trump ha scritto su Twitter che aveva incaricato il Segretario di Stato Mike Pompeo di indagare sui sequestri di terra e sull’assassinio ‘su larga scala’ degli agricoltori (bianchi) in Sudafrica. L’emittente repubblicana ‘Fox News’ aveva diffuso un servizio nel quale si sosteneva che il Governo sudafricano aveva modificato la Costituzione per consentire l’esproprio della terra ai bianchi senza compenso ai proprietari.
La riforma costituzionale, di fatto, è ancora in sospeso -tv e Presidente Trump hanno sbagliato dunque- e l’emendamento in questione non riguarda solo gli agricoltori bianchi. Per altro, la Costituzione attuale prevede che il Governo possa espropriare la terra, ma solo per «uno scopo pubblico o nell’interesse pubblico»  e per tale esproprio è previsto un pagamento, e l’importo deve essere «giusto ed equo», che rifletta un equilibrio tra l’interesse pubblico e gli interessi del proprietario. Esperti legali e studiosi concordano che il risarcimento potrebbe, in linea di principio, essere azzerato, a condizione che ciò sia «giusto ed equo». Opzione per altro che non ha precedenti di attuazione.

A marzo, l’Assemblea nazionale ha approvato una risoluzione che prometteva un emendamento costituzionale per garantire «che il Governo continui il programma di riforma agraria che comporta l’esproprio della terra senza compensazione, facendo uso di tutti i meccanismi a disposizione dello Stato, attuati in modo tale da aumentare produzione agricola, migliora la sicurezza alimentare e assicura che la terra sia restituita a coloro dai quali è stata presa sotto il colonialismo e l’apartheid e intraprende un processo di consultazione per determinare le modalità della risoluzione del partito di governo». Secondo l’African National Congress (ANC), al Governo sudafricano, l’emendamento proposto introdurrebbe maggiore chiarezza alle disposizioni esistenti sull’esproprio, anche se eliminerebbe la clausola che prevede che l’esproprio sia «soggetto a compensazione». La posizione dell’ANC ha, a sua volta, alimentato le ansie di chi sostiene che tale emendamento minerebbe i diritti di proprietà e danneggerebbe l’economia, dietro tale intervento si nasconderebbe un sostegno politico, insomma una mossa populista.
Il dibattito è proseguito e prosegue. In queste stesse ore nel Paese lo scontro è acceso, mentre il Governo tende a rassicurare gli investitori, l’ANC, butta benzina sul fuoco. «Non accetteremo e non saremo mai in grado di sottoscrivere l’accaparramento di terreni in Sudafrica, siamo ordinati e organizzati in quello che facciamo», ha detto Fikile Mbalula,  membro del Comitato esecutivo nazionale del Partito, in una riunione con il gruppo di pressione agricola Agri SA a Pretoria. «Stiamo cercando una risoluzione costruttiva sull’esproprio della terra, che ora includerà la non compensazione».  Ma nulla è stato definito, nè ci sono stati sequestri di terre autorizzati.

Anche l’affermazione di Trump sull’omicidio ‘su vasta scala’ era fuorviante. Il Governo ha designato gli attacchi alle fattorie e alle piccole proprietà come ‘crimine alla proprietà’ dal 1998. Secondo gli analisti sudafricani sia istituzionali che non, il motivo principale di tali attacchi è di solito la rapina, ci sono stati, ma sono rari, i casi in cui la motivazione era di natura politica o razziale. Le statistiche sul crimine raccolte dal servizio di Polizia sudafricano  non sono complete e dal 2000 non sono state disaggregate per razza. A maggio, la Polizia ha pubblicato un rapporto statistico per la prima volta da oltre un decennio, coprendo il periodo dal 2012. Il Governo afferma che il rapporto mostra che il numero di attacchi alle fattorie è aumentato -a una media annuale di 510- ma che il numero di omicidi è diminuito a una media di circa 56 ogni anno. Numeri, questi, che secondo Crisis Group possono essere quanto meno ‘discutibili’ perché alla base vi sono lacune. Una recente ricerca di AgriSA, lobby dell’industria agricola, mostra che gli omicidi di agricoltori bianchi sono più bassi che in qualsiasi momento negli ultimi due decenni. La media tra il 2012-2018 rappresenterebbe sicuramente una diminuzione dal 1997 al 1998, quando furono registrati 153 omicidi.
I risultati sono contestati da AfriForum, un gruppo fondato nel 2006 per difendere i diritti di proprietà e dell’essere minoranza dei bianchi e percepito da molti sudafricani politicamente di destra e razzisti. AfriForum sostiene che le statistiche della Polizia indicano un «drastico aumento degli omicidi nelle fattorie». Le discrepanze dei dati e la loro diversa interpretazione, secondo Pigou, sono espressione della portata politica della questione. Come ha sostenuto l’Institute for Security Studies di Pretoria , «l’estensione del crimine violento è difficile da definire senza dati migliori».
Ramaphosa ha protestato con gli USA, trovando una sponda nel Primo Ministro britannico Theresa May, che nella sua prima visita in Africa alla fine di agosto, ha dichiarato che le riforme agrarie proposte si basano su di un «processo legale, trasparente e democratico». Il Fondo Monetario Internazionale ha approvato la riforma, sottolineando che si deve tradurre in stabilità, lotta alla disuguaglianza e che sia condotta in modo da non pregiudicare la produzione agricola e la sicurezza alimentare.

Le affermazioni di ‘Fox News’ e dunque di Trump, erano prendevano origine da un intervento del Cato Institute,  think tank liberale degli Stati Uniti, che avvertiva che il Sudafrica stava attuando una politica simile al programma di riforma della terra veloce dello Zimbabwe condotto 18 anni fa, che aveva portato al caos, alla violenza -in particolare contro i coltivatori bianchi- e un calo vertiginoso della produzione agricola. Questa analogia trae spunto da una tesi prevalente, ma fondamentalmente imprecisa, secondo cui il Sudafrica sta adottando una politica molto simile a quella dello Zimbabwe di venti anni fa, andando dritto incontro alla rovina economica, passando dal collasso del settore bancario. Le banche sono esposte attraverso prestiti al settore agricolo e sono vulnerabili a qualsiasi processo che mina i diritti e i valori della proprietà; l’ Associazione bancaria del Sud Africa ha messo in guardia contro una strategia di espropriazione mal eseguita e sta esplorando modi per sostenere gli sforzi alternativi per trasferire la terra. Un rapporto, quello del Cato, influenzato, secondo Crisis Group, da organizzazioni sudafricane, come AfriForum, i cui membri sono stati negli Stati Uniti all’inizio di quest’anno facendo pressioni su questo tema e assicurandosi un incontro con il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton .

Il Governo sudafricano ha reagito minacciando di chiedere chiarimenti ufficiali, ma pur essendo palese la ‘la connotazione razziale’ degli interventi americani, è un fatto che in Sudafrica il problema razziale e gli scontri -dialettici e non soltanto- animati da motivazioni razziali si sono acuiti. Da un lato, i poveri sudafricani neri sono sempre più frustrati dalla continua disuguaglianza economica e dal ritmo lento delle riforme (molti invocano una ‘radicale trasformazione economica’); dall’altro, la popolazione bianca, in particolare gli agricoltori, è sempre più convinta di essere stata presa di mira per espropriazioni e attacchi in virtù del loro colore della pelle. Alcuni agricoltori stanno cercando di emigrare, anche lontani, come la Russia, credendo di non avere un futuro in Sudafrica.

Nel 1994, quando finì l’apartheid, i bianchi possedevano l’87% del territorio. L’ANC appena potenziato ha promesso di ridistribuire il 30% dei terreni agricoli commerciali entro cinque anni. Ha gestito un 1% nel 1999 e solo il 9,7% entro il 2018. La lentezza delle riforme e della redistribuzione ha generato enormi frustrazioni. I motivi dei ritardi sono molteplici, a cominciare dal fatto che la maggior parte della riforma agraria sudafricana si basava sul principio delvenditore disposto, compratore disposto’, con molti agricoltori bianchi che non volevano separarsi dalla loro terra. C’è anche una sfida tecnica. I critici affermano che il 70-90% dei trasferimenti di terra da parte del Governo a coltivatori neri falliscono o stanno lottando perché le fattorie consegnate loro non sono sufficientemente produttive, anche se non è chiaro se i dati disponibili confermano.

Ma la riforma agraria non riguarda solo la ridistribuzione delle terre rurali e agricole. Molti sudafricani si sono trasferiti dalle campagne, determinando la maggioranza che ora vive in aree urbane e suburbane. Ad esempio, la provincia di Gauteng, sede di Johannesburg, la città più grande del Paese, e Pretoria, la capitale, ha raddoppiato la sua popolazione dal 1994 e oggi ospita 14 milioni di sudafricani, 56 milioni di persone. Vi è una forte pressione per fornire servizi di base come alloggi, acqua, i servizi igienico-sanitari, assistenza sanitaria e istruzione e per tutto questo è evidente che la terra è centrale.  Stabilizzare e risolvere la questione della proprietà è alla base di qualsiasi prospettiva di sviluppo. Ramaphosa ha avvertito che l’incapacità di affrontare questo problema porterà all’instabilità.

Nel dicembre 2017 l’ANC ha adottato la sua nuova politica per una riforma agraria globale che includerebbe opzioni potenziate per l’esproprio dei terreni senza compensazione. Un comitato parlamentare di revisione costituzionale istituito per esaminare l’emendamento di modifica costituzionale ha ricevuto oltre 700.000 osservazioni scritte . Le udienze pubbliche avviate dal Parlamento diversi mesi fa stanno ora volgendo al termine. Le  audizioni, che si dovrebbero concludere oggi, hanno messo in evidenza quanto il tema spacca la società sudafricana, quanto siano radicali i disaccordi sulla necessità di una radicale ridistribuzione della terra.

Gli echi del sequestro caotico e violento dello Zimbabwe della terra dei contadini bianchi risuonano in Sudafrica e per quanto il Governo neghi che si vada in quella direzione, alcuni agricoltori, partiti politici e commentatori paventano il rischio  e avvertono circa le gravi conseguenze economiche, soprattutto per gli investimenti. I critici affermano anche che un approccio più radicale alla riforma agraria, come sperimentato nello Zimbabwe, infliggerebbe un duro colpo alla produzione agricola del Paese.

L’FEP, il terzo partito più grande del Paese, chiede l’occupazione illegale della terra, ma il Governo guidato dell’ANC non è su questa linea, consapevole che deve invece trovare una risposta normativa attuabile, per quanto l’ANC sostenga che lo Stato verificherà la possibilità di esproprio senza pagamento del bene. Qualsiasi riforma agraria, sostiene il Governo, sarà legale e seguirà il giusto processogli espropri non sarebbero autorizzati se danneggiassero la produzione agricola, la sicurezza alimentare e altri settori economici. Inoltre, il Sudafrica, a differenza dello Zimbabwe, mantiene un sistema giudiziario robusto e indipendente che non pare influenzabile dalla politica populista e garantirebbe il rispetto del giusto processo.

Ramaphosa ha ereditato la questione della riforma agraria dal suo predecessore Jacob Zuma e, secondo l’analista di Crisis Group, «sta discutibilmente facendo il meglio che può, date le circostanze», mentre l’ANC sta spingendo una linea populista degli espropri per recuperare consenso politico. La riforma agraria è anche una questione che può guarire le ferite dell’ANC  con i suoi alleati di sinistra e con i sindacati sudafricani. 

Il come si affronta e il come si risolverà la questione dei terreni agricoli, secondo Crisis Group, influenzerà il come nel futuro sarà trattata la questione del diritto di proprietà, e di riflesso la crescita economica del Paese, oltre che la sicurezza alimentare e la produttività agricola.

Il Governo afferma che il suo nuovo approccio sbloccherà il potenziale economico della terra,  i critici affermano esattamente l’opposto. Il Governo dovrebbe continuare a placare i timori di ignorare i diritti di proprietà, ribadire il proprio impegno per il giusto processo e rassicurare gli investitori nazionali e internazionali che i loro interessi sono sicuri, e, suggerisce Crisis Group, potrebbe anche esplorare opzioni innovative per accelerare la riforma agraria.

Anche i modelli di proprietà terriera rimangono terreni contestati. Un recente controllo governativo mostra che privati, aziende, autorità e trust tradizionali possiedono il 90% delle terre del Sudafrica, con solo il 10% di proprietà dello Stato. Il sette per cento dei proprietari terrieri detiene il 97 per cento delle aree agricole: di questo 7 per cento, il 72 per cento sono bianchi e solo il 4 per cento neri africani. Queste distorsioni,  afferma il Governo, spiegano l’urgenza di una riforma agraria. Secondo uno studio di AgriSA la proprietà terriera non è più razziale,  i proprietari terrieri che non sono bianchi ‘controllano oltre il 46 per cento della produzione agricola del Sudafrica.

E’ necessario, sottolinea Crisis Group, una soluzione praticabile che affronti la crescente domanda di terra. La proprietà della terra è complessa e non statica, il Governo deve fornire una visione chiara che tenga conto di quanto la questione della terra per il Sudafrica sia fondamentale per il suo futuro.

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