domenica, Ottobre 17

Sudafrica: politica al servizio della Famiglia Zuma field_506ffbaa4a8d4

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Il processo degenerativo dell’African National Congress (ANC), insito negli accordi siglati tra Nelson MandelaWillem Botha per assicurare una transizione ‘soft’ dal regime di Apartheid alla Repubblica, è ora giunto allo stadio di maturazione. Il ANC e la gestione del Paese è condotta secondo principi nepotistici e corruzione. Gli interessi della Famiglia Zuma precedono quelli nazionali.
Interessi intrecciati alle esigenze della grande finanza e delle multinazionali sudafricane, controllate dai Boeri, mentre le masse nere hanno raggiunto un peggioramento del tenore di vita più marcato rispetto a quello registrato nel periodo di Apartheid, e la piccola borghesia bianca si indebita subendo l’inesorabile processo di proletarizzazione. Il sogno della Nuova Società Arcobaleno si è infranto nella rinuncia, di Nelson Mandela e della maggioranza della direzione del ANC, ad attuare una radicale trasformazione della società negli interessi dei neri e dei bianchi, distruggendo i nefasti monopoli di potere economico e politico. Progetto che era la pietra miliare della ‘Freedom Charter‘, il Manifesto della Libertà, scaturito dal ANC nella sua fase  rivoluzionaria, in nome della quale migliaia di sudafricani morirono per realizzare il sogno.

Se la politica interna riflette questo consapevole tradimento creando povertà e le basi per incontrollabili futuri disordini sociali, la politica estera del Sudafrica è ben lontana da rappresentare un modello di giustizia e valori democratici nel continente.
L’odierno Sudafrica è uno tra i Paesi più reazionari e la sua influenza sull’Africa è limitata sulle dittature, su Presidenti sanguinari, mentre gli interessi finanziari della Famiglia Zuma sono parte integrante degli interessi delle multinazionali dell’élite bianca che mantiene saldo il controllo dell’economia nazionale. Burundi, Congo, Angola, Guinea Equatoriale sono i Paesi dove maggiormente si sente la negativa influenza della politica estera sudafricana tesa a sostenere le dittature di questi Paesi impedendo il processo democratico e lo sviluppo a favore della popolazione.

Zwelinzima Vavi, ex Segretario Generale del Congresso dei Sindacati Sudafricani,  ha denunciato le relazioni tra il Presidente Zuma e il dittatore della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang Nguema. Relazioni basate su affari opachi e illegali, che risalgono all’ottobre 2008. All’epoca il Presidente Zuma confidò l’operazione a suo figlio, Duduzane Zuma,  e al suo socio d’affari, Rajesh Gupta, implicato nei più gravi scandali finanziari della Repubblica. Gli accordi furono siglati durante la visita ufficiale del Presidente Zuma in Guinea Equatoriale, in occasione delle celebrazioni dell’Indipendenza. Per assicurare il buon esito degli affari, Jacob Zuma indirizzò la politica estera sudafricana verso il sostegno di uno dei più imprensentabili dittatori africani.
I 757.014 cittadini della Guinea Equatoriale teoricamente godono di un reddito pro-capite di 23.789 dollari annui  grazie ai proventi del petrolio. La ricchezza nazionale, di fatto, è detenuta dalla famiglia Obiang, e la maggioranza dei cittadini vive con due dollari al giorno. Il regime Obiang governa nel terrore e nella eliminazione fisica dei leader dell’opposizione e dei giornalisti. Non sono risparmiati nemmeno gli imprenditori occidentali, come dimostra la triste vicenda del connazionale Roberto Berardi, imprigionato per due anni e mezzo con false accuse. La prigione fu un espediente per rubare le attività e i soldi dell’impresa edile fondata dal connazionale nel Paese africano.  I precedenti presidenti della Repubblica Sudafricana, Mandela e Thabo Mvuyelwa Mbeki, avevano ostacolato la dittatura Obiang, supportando l’opposizione in esilio, nella speranza di un cambiamento democratico.  Al contrario, il Presidente Zuma rafforzò i legami con il regime, organizzando, nell’ottobre 2011, una visita ufficiale del dittatore Obiang in Sudafrica, ricevuto con tutti gli onori.
Tra i loschi affari Zuma-Obiang vi fu anche l’appoggio di Pretoria alla Guinea Equatoriale per l’aggiudicazione del Premio UNESCO per la ricerca scientifica, che consisteva in una busta di 3 milioni  di dollari che, se vinta, sarebbe stata dirottata sui conti esteri del dittatore dopo aver detratto la parte destinata a Zuma. Le pressioni esercitate dal Sudafrica sono state cosi’ forti da costringere l’UNESCO a sospendere il Premio piuttosto che donarlo al dittatore Obiang.

Il sostegno ad affari privati tramite la polita estera del Governo di Pretoria non si limita alla Guinea Equatoriale. Nella Repubblica Centrafricana Zuma faceva affari con un altro dittatore, Francois Bozize, nel commercio illegale dei diamanti. L’intermediario centrafricano era Didier Pereira, il consigliere in materia di sicurezza del Presidente Bozize. Alte personalità politiche del ANC, quali Paul Langa, il Generale Joshua Nxumalo e l’ex capo dei servizi segreti Billy Masetlha rientravano nei libri paga di Bozize. La difesa del commercio illegale dei diamanti centrafricani fu attuata fino all’ultimo, inviando soldati a difendere Bozize contro la ribellione islamica dei Sèlèka, finanziata all’epoca dalla Francia. Nel marzo 2013, durante la battaglia di Bangui, che determinò la caduta del dittatore, le milizie mussulmane si scontrarono e sconfissero i soldati sudafricani uccidendone 15. Dalla caduta del dittatore, il Presidente Zuma cerca disperatamente di riprendere il controllo del traffico di diamanti. Impresa ostacolata dalla Francia, che mantiene saldo il controllo del Paese, appoggiando un Governo fantoccio e le milizie genocidarie cristiane Anti Balaka che hanno sterminato migliaia di cittadini di fede mussulmana costringendo i sopravvissuti all’esilio.

Il Presidente Zuma ha ricevuto ingenti fondi da Angola e Libia, per la sua candidatura alle presidenziali al posto di Mbeki, nel 2007, e per la campagna elettorale del 2009, in cambio del sostegno internazionale alle due dittature africane. Lo rivela un rapporto dei servizi segreti sudafricani  I dittatori Dos Santos e Muammar Gaddafi furono ricompensati con facilitazioni da parte del Governo Zuma per investimenti finanziari altamente speculativi in Sudafrica. Se Zuma ha iniziato degli affari in Angola è in Libia che ha tentato di creare un impero privato. La difesa di questo impero e il sostegno ricevuto da Gaddafi per la campagna elettorale furono alla base del sostegno del Sudafrica al dittatore libico durante la guerra civile, come rivela il Primo Ministro ad interim del Governo provvisorio libico Mahmoud Jibril. Considerando le disastrose conseguenze della ‘rivoluzione’ libica, il sostegno al regime di Gaddafi può essere considerato politicamente il male minore per la stabilità del continente. Ma non era quella la preoccupazione di Zuma, teso a salvaguardare i suoi affari privati in Libia, ora tutti in rovina a causa della drammatica situazione nel Paese nord africano, e agli ormai perenni scontri tra clan e la presenza del gruppo terrorista di matrice sunnita, ISIL DAESH.

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