venerdì, Gennaio 28

Sudafrica: fronte popolare tra marxisti e capitalisti?

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L’analisi di Morken rispecchia drammaticamente la realtà estremamente pericolosa per gli equilibri mondiali del capitalismo. Dal 2012 il ANC si sta frammentando su linee di scontro sociale e di classe. Le manifestazioni popolari aumentano. I sindacati tradizionali declinano mentre fioriscono sindacati marxisti non inclini a nessun compromesso come il sindacato dei minatori, NUMSA (National Union of Mineworkers of South Africa) divenuto in meno di tre anni il peggior incubo delle multinazionali minerarie occidentali ed asiatiche.

Con il collasso della leadership del ANC il capitalismo sta realizzando che non è più possibile mantenere il potere sulle masse nere. Questo è un pericolo mortale in quanto il capitalismo si sta indirizzando verso dinamiche che non può controllare. Il suo Partito tradizionale, Democratic Alliance, non ha un terzo della legittimità ancora posseduta dal ANC. Il Partito marxista EFF offre su un piatto d’argento questa legittimità, ponendo però la necessità di cambiare dal capitalismo selvaggio alla social democrazia, consapevole che dietro Malema ci sono proprio le masse proletarie in grado di distruggere il capitalismo. Per questo importanti settori della borghesia nazionale ed internazionale stanno considerando seriamente la possibilità del fronte unico e di un capitalismo più umano in Sud Africa” spiega Morken.

Sebbene sia considerato da entrambe le parti una necessità il Fronte Popolare non è facile da creare. All’interno della Democratic Alleance Mmusi Maimane deve contenere la forte opposizione del ex Presidente del Partito Helen Zille che nel 2014 chiari’ senza replica di essere contraria da ogni alleanza con Partiti negri di sinistra. Zille rappresenta il nocciolo duro della borghesia conservatrice boera che a distanza di venti anni considera ancora Botha e De Klerk come di traditori nonostante che questa borghesia abbia goduto ampiamente dei frutti del compromesso siglato con Mandela ai danni delle masse nere. Il fronte popolare con il Partito marxista EFF potrebbe creare forti dissensi interni al Partito borghese bianco e anche delle scissioni. L’ala conservatrice è composta da latifondisti che sono presi di mira dalla radicale riforma agraria di Maniema che è un punto irrinunciabile del futuro progetto social democratico in Sud Africa.

Anche il EFF rischia di brutto. Le proteste che guida mobilitando assieme ai nuovi sindacati radicali milioni di persone vertono sullo stato sociale e i servizi pubblici: acqua, elettricità, trasporto, sanità, educazione, sussidi di disoccupazione. La cogestione delle municipalità con il Partito borghese rischia di mettere in una posizione difficile il EFF se costretto a compromessi sui tagli ai servizi sociali. Questo significherebbe assumersi la responsabilità di politiche anti sociali proprio come ha fatto il ANC e perdere grosse fette di militanti ed elettorato che seguono Malema per la sua politica radicale e rivoluzionaria.

Nonostante i rischi reali, Malema continua a far pressioni sulla borghesia nazionale ed internazionale per realizzare il fronte popolare utilizzando la sua capacità di mobilitazione delle masse. Nel giugno 2015 Malema ha organizzato una marcia di protesta contro gli eccessi del capitalismo selvaggio a Johannesburg dove hanno partecipato 50.000 persone e i maggiori sindacati. Alla fine della marcia una delegazione dei manifestanti ha presentato una lista di richieste politiche ed economiche alla Borsa di Johannesburg, alla Banca Centrale e alla Camera di Commercio per le Risorse Minerarie. Le richieste tendono verso un modello di capitalismo di stato e società social democratica.

La marcia ha prodotto i risultati sperati. Peter Bruce, uno dei principali strateghi del capitalismo sudafricano il 11 giugno 2015 ha pubblicato un articolo opinione sul prestigioso quotidiano finanziario ‘Business Day’ dove ha ricoperto per anni la carica di direttore. L’articolo esaminava le trentatré domande sottoposte dai manifestanti arrivando alla conclusione che l’unica possibilità per il capitalismo sudafricano di sopravvivere è di adottare una politica inclusiva e di compromesso. “In un qualche modo dobbiamo democratizzarci e creare le condizioni per una condivisione delle ricchezze nel Paese. Pensate come volete ma non ci sono alternative. Il lato positivo di questa marcia è che i manifestanti esigono cambiamenti all’interno del sistema. Anche se questi cambiamenti sono assai radicali non compromettono l’esistenza ultima del capitalismo nel Paese. È un fortuna e una delle ultime possibilità che abbiamo da cogliere immediatamente senza esitazioni” scrive Bruce.

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