venerdì, Gennaio 28

Sudafrica: fronte popolare tra marxisti e capitalisti?

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Per raggiungere il progetto del fronte popolare Malema sta tentando di convincere la sua base elettorale e i suoi militanti così come la borghesia sud africana, inglese e americana. Nell’ultimo semestre del 2015 il leader marxista si è recato diverse volte in Gran Bretagna e Stati Uniti incontrando capitani di industria, finanzieri, e Partiti borghesi, sottoponendo la realtà sud africana nuda e cruda. Le masse nere sono scontente di ventidue anni del potere del ANC. Il Partito non riesce più a mantenere il patto con il capitalismo internazionale firmato in segreto da Nelson Mandela, Pieter Willem Botha e Frederik Willem de Klerk (rispettivamente il penultimo e l’ultimo Presidenti boeri sud africani). Il fallimento del ANC verso il capitalismo nazionale ed internazionale è dovuto da due fattori: le irrazionali politiche liberali che hanno tradito le aspettative della masse nere gettandole in una povertà peggiore di quella sperimentata durante l’era della Apartheid e la corruzione della classe politica del ANC ormai divenuta incontrollabile e quindi deleteria per lo stesso capitalismo.

Il leader marxista Malema ha posto due scelte sul tavolo dei grandi. La prima di affrontare una rivoluzione che se domata all’inizio porterebbe comunque ad una lunga guerra civile con grosse possibilità di compromettere la sopravvivenza del capitalismo in Sud Africa. La seconda trasformare l’attuale assetto politico del Paese sviluppando un modello Social Democratico sulla falsa riga della Norvegia. Al capitalismo nazionale ed internazionale Malema ha chiesto di sacrificare le idee estremistiche del libero mercato promettendo di mitigare le sue idee marxiste. Dal compromesso nascerebbe un capitalismo di stato condotto sotto il modello social democratico norvegese.

La proposta di Malema non è stata scartata di ufficio nonostante che sia sta sicuramente considerata un affronto. Le multinazionali occidentali sono ben consapevoli che prima o poi il Sud Africa scoppierà e non saranno in grado di gestire la situazione. La proposta di Malema è accettabile come male minore. In fondo si tratterebbe di creare una versione migliorata del capitalismo di stato cinese con una forte componente sociale e democratica. La stessa idea è promossa ora dal candidato alla presidenza americana Wheras Bernie in lotta contro Hillary Clinton nelle primarie del Partito Democratico. Bernie si fa rappresentante del 99% degli americani sfruttati dal 1% di super ricchi proponendo un modello di capitalismo americano dove lo Stato sia più partecipe, le differenze di classe mitigate da politiche social democratiche e una politica estera meno guerrafondaia.

Il messaggio di Malema sembra aver fatto breccia su una rappresentativa fascia di capitalisti che si rendono conto della necessità di adattarsi alla situazione in quanto un Sud Africa sconvolto dal vento rivoluzionario e dalla guerra civile diventerebbe un incubo a livello planetario. Tanto meglio aprire un dialogo con il Partito marxista EFF di Malema che sembra avere tutte le carte in regola per sostituire il ANC nei prossimi dieci anni. “Malema è consapevole di avere il coltello da parte del manico. In Sud Africa la bilancia del potere si sta spostando dai capitalisti e i suoi alleati del ANC alle masse del proletariato urbano, rurale e del sottoproletariato che ormai è divenuto inter etnico in quanto anche i bianchi e i sud africani di origine indiana che rappresentano il nocciolo duro della piccola borghesia sono ormai al fallimento economico, indirizzati sulla via della povertà. Parliamo di milioni di persone arrabbiate che non hanno nulla da perdere. La leadership del ANC ha perso la credibilità e l’autorità conquistata durante la trentennale lotta di liberazione. In venti due anni di potere la burocrazia del ANC è diventata miliardaria donando alla Nazione solo declino economico, disoccupazione di massa, povertà insostenibile, corruzione, mala gestione delle risorse pubbliche, scandali e aumentando il divario tra ricchi e poveri che da linee di demarcazione razziale (esistenti nell’era della Apartheid) è divenuto ora traversale e classista. In ultima analisi i capitalisti nazionali ed internazionali hanno giudicato il potere gestito dal ANC come un esperimento fallito e ne addossano tutte le colpe. Una responsabilità che anche le masse sudafricane addossano al Partito di Mandela. Il ANC, avendo accettato di abbandonare la sua politica socialista per imbracciare il libero e selvaggio mercato capitalistico, è ora costretto ad accettare anche l’evidente fallimento politico e la crisi capitalistica in Sud Africa. Continuando a confidare il potere al ANC il capitalismo internazionale entrerà nel tunnel della rovina” spiega Ben Morken.

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