giovedì, Maggio 13

Sudafrica: ANC a rischio implosione

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La dirigenza dell’ANC ha perso anche gli alleati storici che le hanno permesso di restare al potere, tra essi il movimento giovanile e i dirigenti sindacali. Il potente sindacato dei minatori NUMSA ha rotto l’alleanza con l’ANC per sostenere il partito marxista Economic Freedom Fighters – EFF di Julius Malema. Il COSATU si sta spaccando tra i sostenitori di Zuma e quelli dell’EFF. Il movimento giovanile è ormai una scatola vuota dopo l’espulsione del suo leader: Malema che ha originato l’EFF. Sarebbe stato più lungimirante mantenere il rivoluzionario marxista all’interno del partito cercando di assimilarlo offrendogli potere e denaro o emarginandolo progressivamente rendendolo innocuo. Ora Malema e l’EFF stanno raccogliendo il malcontento degli iscritti dell’ANC. Questo si traduce in migliaia di voti che fanno presagire una disfatta di proporzioni storiche che potrebbe subire l’ANC alle amministrative. Malema, da voce contraria e ribelle all’interno del partito è diventato l’Alternativa all’esterno dell’ANC. Il Messia individuato come il leader per il riscatto delle masse nere, contadine operaie e del sottoproletariato che affolla i ghetti delle metropoli sudafricane.

Il partito borghese Democratic Alliance – DA trova eco solo sui media occidentali che lo presentano in ascesa di consensi. Una versione romantica di un partito di bianchi che conquista la fiducia delle masse nere che i media occidentali propinano alla loro opinione pubblica sempre più disorientata da mille pericoli: DAESH, Russia, crisi economica, crollo della Unione Europea. Nella realtà sudafricana (nota per non perdonare) il DA rappresenta una formazione politica insignificante ed ininfluente. Pur avendo raccolto alle elezioni nazionali il 6% dei consensi, risultato leggermente inferiore a quello ottenuto dal EFF, il DA è completamente screditato a livello nazionale fino a spingerlo di tentare una alleanza con i marxisti talmente innaturale che è abortita sul nascere.  “La borghesia bianca sta panicando. L’ANC è in profonda crisi. Il DA non è uno strumento politico adatto causa il ruolo giocato dai suoi dirigenti durante l’Apartheid. Il EFF è incontrollabile in quanto propone socialismo e controllo statale sull’economia e la finanza. La lotta per la sopravvivenza intrapresa dal Presidente Zuma sta distruggendo l’ANC e assieme ad esso l’alleanza tra direzione e i capitalisti sudafricani siglata dagli accordi  Mandela – Botha del 1993. La crisi dell’ANC, se si consumerà fino alla fine, non porterà gli iscritti al partito borghese DA ma al partito marxista EFF considerato il loro secondo partito. Questo significa cambiamenti rivoluzionari” spiega Morken. I cambiamenti rivoluzionari che l’élite capitalistica boera era riuscita ad evitare grazie alla operazione da Gattopardo resa realtà grazie alla complicità di Nelson Mandela.

Le elezioni amministrative di agosto segneranno un tracciato tra passato e futuro del Sudafrica. Il clima di ribellione all’interno dell’ANC e il fervore di cambiamento nutrito dalla popolazione in generale ha costretto a scartare l’ipotesi di rinviare le elezioni. Sarebbe guerra civile. La lotta è tra i due partiti delle masse nere: ANC ed EFF. Quest’ultimo conoscerà un successo elettorale non sufficiente per distruggere l’ANC ma sufficiente per affondare una ferita mortale al gigante della politica sudafricana, inasprendo le lotte interne al ANC e aprendo una stagione incerta che si svilupperà attraverso un duro scontro sociale. Un vero e proprio incubo per il Presidente Zuma, i Boeri, la dirigenza corrotta dell’ANC e la nuova classe di ricchi neri diventati tali per aver rinnegato gli ideali della Freedom Chart (la Carta della Libertà) per cui centinaia di migliaia di neri morirono per la sua promozione durante l’era della Apartheid.

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