mercoledì, Settembre 29

Sud Sudan, tra scandali finanziari e diserzioni Pace ribadita, ma tutto sembra di nuovo in discussione per nuove clamorose vicende

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South Sudan government signs ceasefire agreement with rebels

Goma (Congo) – Giovedì 12 giugno il presidente Salva Kiir e il leader della ribellione Riek Machar si sono incontrati ad Addis Abeba raggiungendo un accordo verbale che ribadisce il loro impegno a rispettare il secondo accordo di pace firmato il 9 maggio scorso, e di formare il governo di transizione entro 60 giorni.  Oltre alle evidenti divergenze ancore esistenti tra le due fazioni, la credibilità dei colloqui di pace è seriamente compromessa dallo scandalo finanziario che ha coinvolto il rappresentante del governo di Juba per i negoziati di pace Nhial Deng Nhial e Bol Kornelio Koryom Mayik, il figlio del Governatore della Banca Centrale Kornelio Koryom Mayik. Le due altre figure governative sono autori di una colossale truffa ai danni dello stato del Sud Sudan per un totale di 227 milioni di dollari. La truffa è stata realizzata dal 2008 al 2011 e riguarda l’acquisto di camion e attrezzature logistiche per l’esercito sud sudanese.

I costi originariamente proposti da una ditta russa di cui il nome rimane ancora protetto dalle indagini avrebbero subito un aumento del 185% assicurando un profitto di 205 milioni di dollari a Nhial che all’epoca ricopriva il ruolo di Ministro della Difesa. Altri 22 milioni di dollari sono finiti in conti bancari offshore del figlio del governatore della Banca Centrale, in qualità di provvigioni.

Allo scandalo finanziario che mina la credibilità del governo seguono le diserzioni di massa registrate nei reparti dell’esercito regolare a difesa della capitale dello Stato di Jonglei, Bor. Sarebbero circa 1.400 i soldati che hanno disertato in massa la scorsa settimana, abbandonando le loro posizioni. La causa sarebbe economica e non politica. I soldati non riceverebbero le paghe da due mesi. Il portavoce dell’esercito, il Colonnello Philip Aguer, ha ammesso le diserzioni di massa affermando che l’esercito mantiene il controllo della situazione.

Altri 1.154 soldati avrebbero disertato dai campi militari nei stati di Lakes e Bahr al Ghazal. Quest’ultima notizia è stata categoricamente smentita dal governo di Juba. I disertori, armati ed affamati, starebbero girovagando per il paese rubando e uccidente i civili di qualsiasi etnia.  Le diserzioni di massa a Bor avvengono quattro giorni dopo l’annuncio del ex vice presidente Riek Machar di voler attaccare l’esercito ugandese UPDF stazionato a Bor nonostante i negoziati di pace e le promesse di cessate il fuoco. L’obiettivo di Machar è di sfondare la linea di fronte tracciata dal UPDF, conquistando Bor e puntando verso la capitale Juba. Questo sarebbe il terzo tentativo di conquistare la capitale dall’inizio della crisi (15 dicembre 2013). I reparti UPDF e delle Forze Speciali sotto il coordinamento del Generale Muhoozi, figlio del presidente Yoweri Museveni sono stati posti sotto massima allerta. Il portavoce ugandese dell’esercito assicura che le forze ribelli sud sudanesi non hanno alcuna possibilità di sconfiggere il piú potente esercito regionale. Il portavoce dei ribelli, il Generale Lul Ruai Koang ha risposto: «I tempi stanno cambiando e nessuno è invincibile».

 

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