sabato, Maggio 15

Sud Sudan: tra carestia e bambini uccisi

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Non c’è pace per il Sud Sudan, alle prese con una delle peggiori carestie di sempre e con una guerra civile che non risparmia nessuno, neanche i bambini. L’allarme è arrivato proprio negli ultimi giorni da parte del direttore generale dell’Unicef, Anthony Lake: «Le violenze sui bambini hanno raggiunto un nuovo livello di brutalità». A maggio 129 i piccoli uccisi nelle maniere più crudeli. Per il portavoce di Unicef Italia, Andrea Iacomini, «i minori sono diventati l’obiettivo della guerra, il modo in cui le due fazioni in campo si intimoriscono a vicenda scambiandosi messaggi in codice per dimostrare a che livello di violenza sono in grado di arrivare».

«Il Sudan del Sud è uno stato giovane, esiste appena dal 2011 ed ha avuto fino ad ora un governo stabile», racconta a TGCOM24. «Dopo la separazione dal Sudan nel 2005 – una guerra civile atroce con milioni fra morti e sfollati – ormai da tre anni imperversa la guerra civile. Un conflitto etnico che ha già fatto 50mila morti e che coinvolge due fazioni: i Dinka, filogovernativi e appoggiati dal presidente Kiir e i ribelli fedeli all’ex vicepresidente Machar e da lui assoldati. I primi sono a maggioranza musulmani, gli altri a maggioranza cristiani, ma è impossibile tracciare dei confini etnici e religiosi ben definiti. Il sud dello Stato è ricco di petrolio, ma le infrastrutture per lo sfruttamento della risorsa sono a nord: questo è il motivo di divisione al centro del conflitto. Il Sud Sudan è uno stato potenzialmente molto ricco, per cui è possibile immaginare uno sviluppo e una prospettiva. Ma questa guerra terribile deve finire al più presto. E’ assolutamente urgente che le Nazioni Unite si siedano ad un tavolo e si confrontino sulla questione». E lancia l’allarme: «Se la guerra finirà questi ragazzi potranno crescere in questo Paese, ma al momento la situazione è gravissima: 7 su 10 non vanno a scuola. Dobbiamo far capire loro che devono frequentare la scuola, acquisire consapevolezza, capire che la guerra è una cosa sbagliata. Alcuni sono cresciuti facendo i portantini, i cuochi, i messaggeri per i miliziani, quando non sono stati reclutati nel ruolo di bambini soldato, come capita già ad almeno 12mila di loro».

Ma che la situazione sia grave nel Sud Sudan lo dimostrano anche le immagini dell’inviato del New York Times Nicholas Kristof tra la gente, che oltre alla guerra deve fare i conti con la fame e la disperazione.

 

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