martedì, ottobre 23

Sud Sudan, pace in bilico e ipocrisia internazionale I vari attori regionali ed internazionali sono arrivati a constatare l’impossibilità di far prevalere i loro interessi economici tramite una vittoria delle fazioni alleate sud sudanesi

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Dal fatidico dicembre 2013 sono passati quattro anni in cui la più giovane Nazione africana, sorta dopo una lunga guerra civile contro il regime di Khartoum, è stata letteralmente distrutta da un conflitto etnico voluto dai due principali leader: il Presidente Salva Kiir e il Vice Presidente Rieck Machar. Il preambolo della tragedia avvenne nel luglio 2013 quando Rieck Machar fu destituito dalla carica di Vice Presidente. All’epoca Machar non reagì e la comunità internazionale sperò che le diatribe per il potere potessero essere risolte pacificamente. La mancata reazione aveva un motivo: prepararsi militarmente per colpire il rivale in una guerra lampo.

Il conflitto scoppiò il 14 dicembre 2013 e le possibilità che Rieck Machar potesse ottenere una vittoria lampo erano molto alte. La gestione etnica del potere, il dilagare della corruzione, l’incapacità di sviluppare il Paese e i stretti legami con la Cina, avevano reso Salva Kiir un ostacolo per gli Stati Uniti, Unione Europea e vari Paesi africani. Washington e Bruxelles avevano finanziato la lunga guerra civile contro il Nord con l’obiettivo di accaparrarsi degli ingenti giacimenti di petrolio. Tramite la complicità delle Nazioni Unite, avevano dirottato il processo politico del leader del movimento guerrigliero Sudan Peoples Liberation Army (SPLA): John Garang prevedeva una liberazione del Sudan instaurando una vera democrazia multietnica e multireligiosa al posto della dittatura islamica di Omar El Bashir. Questo programma politico fu sostituito con la secessione e nascita di uno Stato indipendente.

L’assassinio di John Garang (2005) fu organizzato dai presidenti Omar El Bashir e Yoweri Kaguta Museveni. Il primo lo fece per sbarazzarsi di un temibile avversario politico che aveva molte possibilità di vincere le elezioni del 2011 in quanto veniva visto progressivamente dalla maggioranza delle popolazioni arabe sudanesi come una opportunità per rendere il Sudan un Paese moderno, assicurando pace e sviluppo dopo decenni di dittature e guerre civili. Il secondo mirava al controllo dei giacimenti petroliferi sud sudanesi. John Garang, qualora fosse divenuto Presidente del Sudan, avrebbe distrutto il potere dell’élite militare religiosa attorno a Omar El Bashir che da anni si sta arricchendo a costo di terribile povertà e interminabili conflitti inter etnici e religiosi. Avrebbe anche adottato una politica nazionalistica immune da interferenze di potenze regionali. Il Sudan federale e pluri etnico di Garang avrebbe velocemente conosciuto un boom economico, sviluppo sociale e sarebbe diventato una potenza regionale laica e moderna capace di influenzare il corso politico ed economica sia del Nord Africa che dell’Africa Orientale. Questo avrebbe assicurato un presente molto diverso per il Sud Sudan.

Dopo la morte di Garang il potere fu preso da due suoi Generali che erano caduti in disgrazia durante la guerra di secessione. Salva Kiir negli ultimi anni del conflitto con il Nord era stato ridimensionato a causa della sua incompetenze militare, la sua brutalità contro le popolazioni civili e la totale mancanza di una visione politica. «Non possiamo uccidere i civili del Nord in quanto sono i cittadini del futuro Sudan libero e nostri fratelli» chiarì Garang a Kiir nel 2000. Rieck Machar dopo aver appoggiato la guerra di secessione del SPLA nel 1991 si unì a Khartoum creando il  SPLM/A-Nasir. Nel 1997 assunse il comando del South Sudan Defense Force, un altro gruppo guerrigliero creato da Khartoum, per disertare nel 2000, creando un’altra milizia: il Sudan People’s Defense Forces/Democratic Front. A seguito del perdono e della riconciliazione con Garang, Machar nel 2002 ritornò a militare nel SPLA assumendo il grado di Generale.

Il 14 settembre le truppe fedeli a Rieck Machar attaccano vari posti chiave della capitale supportati dalla ribellione delle truppe governative di etnia Nuer a cui Machar appartiene. La base militare adiacente alla Università di Juba fu attaccata assieme all’aeroporto internazionale. Salva Kiir stava organizzando la sua fuga mentre le truppe rimaste fedeli stavano cercando di opporre una disperata resistenza. Anche in altri Stati del Sud Sudan le forze leali a Salva Kiir stavano per essere sconfitte.

La vittoria, a portata di mano, fu impedita dalle truppe ugandesi che invasero il Sud Sudan il 20 dicembre 2013 su ordine di Museveni con la scusa di ripristinare la pace, imponendo ai belligeranti una soluzione politica utilizzando la ormai incontrastata supremazia militare che l’Uganda detiene sulla regione. Le truppe ugandesi occupano l’aeroporto internazionale. In meno di 6 ore la capitale Juba era sotto il controllo ugandese.

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