sabato, Settembre 25

Sud Sudan: massacro a Juba, eserciti fuori controllo field_506ffbaa4a8d4

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KampalaJuba, Sud Sudan. Alla vigilia dell’Independence Day, venerdì 8 luglio, alle ore 4.20 del pomeriggio, si sente il crepitìo delle armi automatiche proveniente dal Palazzo Presidenziale. Nel giro di pochi minuti la situazione diventa chiara. All’esterno del palazzo presidenziale si sta consumando una vera e propria battaglia che presto sconfinerà nei quartieri adiacenti. A confrontarsi le due fazioni opposte del Sudan People Liberation Army, il SPLA-In Oppositivo (SPLA-IO), guidato dal Generale ribelle Rieck Machar, e il SPLA-In Government (SPLA-IG), guidato dal ex Presidente Salva Kiir, illegalmente al potere dal 2015.

Nessuno conosce i motivi che hanno scatenato la battaglia nella capitale, nemmeno Machar e Kiir che, assieme al Vice Presidente, Wani Igga, sono all’interno del palazzo presidenziale per discutere dei gravi incidenti intercorsi tra le due fazioni belligeranti, avvenuti sempre a Juba mercoledì 6 luglio. Mentre all’esterno del palazzo infuria la battaglia, all’interno si cerca di proteggere i rispettivi leader. Rieck Machar (attuale Primo Vice Presidente) viene scortato fino alla sua residenza presso Jebel, dove sorge la caserma dei Caschi Blu della Missione di Pace ONU in Sud Sudan. Una scelta non casuale, visto che i Caschi Blu sono stati sospettati a più riprese di aver sostenuto la fazione di Machar fin dall’inizio della guerra civile (dicembre 2013).  Un convoglio umanitario ONU trasportante armi destinate ai ribelli di Machar fu intercettato dai soldati ugandesi nel marzo 2014.

Non si riesce a comprendere chi ha scortato il Generale Machar presso la sua residenza. La fazione del ex Presidente Kiir afferma che i soldati leali al Governo (per la maggioranza di etnia Dinka) hanno assicurato la sicurezza del rivale politico fino alla sua residenza a Jebel. La protezione sarebbe stata accordata al nemico per umiliarlo. Versione smentita dallo Stato Maggiore del SPLA-IO (esercito ribelle composta per la maggioranza da soldati di etnia Nuer). Secondo le dichiarazioni ufficiali rilasciate dopo l’incidente dal portavoce del SPLA-IO, Jamese Gatdet Dak, il Generale Machar sarebbe stato scortato sano e salvo a Jebel dalle sue guardie del corpo. «Il Generale Rieck Machar è stata scortato presso la sua residenza a Jebel dalle sue proprie forze. Nel convoglio vi erano alcuni individui della Intelligence Militare del Presidente Salva Kiir al fine di evitare ulteriori scontri a fuoco che potevano sorgere ai vari posti di blocco eretti nel tragitto dal Palazzo Presidenziale a Jebel», spiega Dak.

Dopo aver portato al sicuro i propri leader, gli Stati Maggiori dei rispettivi eserciti rivali hanno diramato ordini di immediato cessate il fuoco. Ordini rispettati dai soldati coinvolti nella battaglia quasi due ore dopo averli ricevuti. Il primo bilancio parla di 37 ribelli SPLA-IO90 soldati regolari SPLA-IG  e 25 civili uccisi durante la battaglia. Il Juba Teaching Hospital (unico ospedale moderno in tutta la capitale) comincia a ricevere feriti e cadaveri a partire dalle 9 di sera fino alle 6 della mattina dell’Independence Day. Il bilancio (ancora provvisorio) diramato ai media internazionali parla di 272 morti, per la maggior parte soldati, e di circa 382 feriti.

Nessuno conosce le reali cause della battaglia, nè chi ha sparato per primo e perché. I ribelli accusano l’ex Presidente Kiir di aver tentato di arrestare il loro leader Machar. La sua scorta avrebbe aperto il fuoco per difenderlo. Da parte sua Kiir nega ogni tentativo di arresto del suo rivale, facendo notare che il Generale Machar è uscito dal Palazzo Presidenziale per recarsi presso la sua residenza senza che i soldati governativi all’interno e all’esterno del Palazzo abbiano tentato di arrestarlo o ucciderlo. Indizio che porta a pensare che non esistessero piani segreti per l’eliminazione del Generale Machar. Occorre anche notare gli sforzi comuni delle due fazioni rivali attuati dopo la battaglia per far rientrare nelle caserme i propri soldati. Il Generale ribelle James Koang Chuol ha iniziato una stretta collaborazione con la Stato Maggiore dell’Esercito regolare diramando ordini per tutti i mezzi di comunicazione disponibili per calmare gli animi.

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