martedì, Maggio 18

Sud Est Asia e gas serra

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BangkokLa crescente domanda di energia nel Sud Est asiatico sarà uno degli elementi caratterizzanti della lotta globale contro i cambiamenti climatici, ha affermato il Capo della sezione Clima presso le Nazioni Unite nella giornata di ieri. Ora l’intera regione ha bisogno di pianificare gli investimenti energetici con maggiore attenzione ed oculatezza al fine di pianificare gli investimenti energetici con più focalizzata attenzione dato il rischio costante e notevole di maggiori costi in Sanità pubblica, maggiori danni derivanti da eventi atmosferici estremi ed anche a causa della perdita di competitività che da tutto questo ne potrebbe derivare.

La produzione di elettricità si prevede possa triplicare nella regione nel periodo 2011-2035, secondo le stime emesse dall’Agenzia Internazionale per l’Energia IEA , dove i combustibili fossili continueranno a guidare la offerta di energia disponibile a livello planetario.

Con una popolazione di 600 milioni, quasi il doppio rispetto a quello degli Stati Uniti e circa 130 milioni di persone senza elettricità, il Sud-Est asiatico affronta oggi una sfida immensa al fine di soddisfare le esigenze di energia in modo economicamente efficiente e sostenibile.

«La si può certamente considerare con i connotati della sfida: in particolare, se ci si circostanzia all’Asia Sud-Orientale, si può affermare che nel corso dei prossimi due decenni, il 65 per cento della crescita (globale) del consumo di energia è sul punto di provenire proprio dal Sud Est Asia», ha detto Christiana Figueres, Segretaria Responsabile della Sezione Cambiamenti Climatici presso le Nazioni Unite in un’intervista con media locali di Singapore. «Il Sud Est Asia ha assunto oggi una notevole rilevanza ed attrae sempre più le traiettorie della distribuzione delle fonti di energia primaria al punto che correlativamente anche quelle della concentrazione del gas serra seguiranno lo stesso andamento», ha aggiunto al Segretaria della sezione Mutazioni Climatiche presso l’ONU. Inoltre, ha aggiunto che proprio questa immensa sfida ha assunto la maggior rilevanza delle discussioni che saranno oggetto di riflessione da parte delle Nazioni Unite nel prossimo incontro che si terrà a fine anno a Parigi. Il tutto si spera possa condurre –nonostante i precedenti in tal senso siano tutt’altro che rassicuranti in quanto a realistiche intenzioni di applicarli- alla stesura più chiara e stringente di patti finalizzati alla difesa ambientale ed alla limitazione dell’impatto climatico derivante dalle fonti di inquinamento correlate alle fonti di energia soprattutto di origine fossile. Il cosiddetto effetto serra, in realtà, non ha mai abbandonato il tavolo delle discussioni sulle mutazioni climatiche a livello globale e presso tutte le Istituzionali internazionali preposte al settore, compresa l’ONU.

Lo scorso anno è stato il più caldo dall’inizio delle rilevazioni condotte in questo settore a partire dal Diciannovesimo Secolo e le temperature mondiali sono già aumentate di circa 0,85 C°, aumentando così allo stesso tempo anche i rischi di ondate di calore, inondazioni e innalzamenti dei livelli dei mari nel Mondo, mentre il ghiaccio continua sempre più a sciogliersi.

Le emissioni energetiche derivanti dalla combustione dei fossili e l’anidride carbonica che ne sarà sviluppata, nel Sud Est Asia raggiungeranno i 2,3 miliardi di tonnellate nel 2035, ha affermato l’IEA nel suo Energy Look per il Sud Est Asia 2013.

Secondo Figueres, tutto questo fa capire quanto la Cina e l’India, ovvero il primo ed il terzo Paese inquinatore al Mondo, saranno importanti in quanto ad attori principali, durante i colloqui che si terranno a Parigi.

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