sabato, Settembre 18

Sua Maestà, la Bufala

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bufala

 

Il social network più affollato del web ha una nuova regina: la bufala.

Dicesi bufala la notizia falsa, confezionata ad arte per scopi diversi. C’è quella innocente, impossibile da prendere sul serio, più che altro una battuta o una foto grossolanamente modificata con lo scopo dichiarato di sfottere il vip di turno. Questo genere è  collocabile nel cazzeggio creativo che rallegra con vivacità la contrada web, quindi nel gran calderone della satira, più o meno divertente. 

Scendendo per la scala della mediocrità, ecco il macabro gioco d’azzardo di spararel’annuncio che il vip di turno è venuto improvvisamente a mancare. Magari anziano e notoriamente ammalato da tempo, ma anche no. L’importante è che il bersaglio dell’attenzione venga colpito, poi è sempre pronta la formuletta secondo cui la morte annunciata ‘allunga la vita’ del malcapitato. Il tutto ha un vago sentore di disturbo psichico.

Molto più subdola e inquietante  è la bufala creata ad arte, in certa misura credibile, accattivante perfino. La versione sfacciata di un vizio che spadroneggia nella stampa faziosa, di partito, e purtroppo  a volte anche in quella mainstream: la regola secondo la quale al lettore va venduta la notizia non necessariamente autentica, ma quella che il Lettore di ‘quel giornale si aspetta, abbeverandosi di essa come di una bibita fresca nel deserto.

Maestri in questo campo furono e sono i giornali sportivi, capaci di urlare a nove colonne notizie di calciomercato tipo “Messi alla Lazio” inventate di sana pianta, senza il minimo pudore o deontologia che dir si voglia.

Ma i giornali sportivi giocano su un tacito accordo coi propri Lettori. I quali sanno in realtà perfettamente che la notizia del giorno più è enfatizzata e meno solide sono le basi della sua veridicità. Il vero tifoso sa bene che un barlume di informazione fondata si annida eventualmente nel trafiletto buttato con nonchalance a fondo pagina, o nel virgolettato di un’intervista al dirigente caio o al magazziniere tizio. Il Lettore sportivo, parte integrante e consapevole di un gioco interattivo, decritta, interpreta  e tira sapientemente le conclusioni.

La bufala con valenza politica suscita invece reazioni del tutto diverse, soprattutto se lanciata a bomba nella piazza globale, percepita quest’ultima dagli utenti come una zona franca dove poter esprimere ‘in libertà’ il proprio pensiero. Difese allentate, guardia bassa e rutto libero, inteso come commento incontenibilmente emesso in tempo reale.

Il risultato concreto è il rafforzamento di quel clima da cupio dissolvi  distruttivo che ben conosciamo per giornaliera esperienza, in pratica l’atteggiamento meno consigliabile ad un paese che voglia  affrontare e superare  una crisi acuta come la presente.

Alcuni tolleranti samaritani, piuttosto rari in verità, tentano di mettere in guardia le masse brute dall’incongruità, in genere evidente, della bufala ma loro, le masse, se ne fregano altamente, ignorano qualunque saggio avvertimento e danno la stura a ogni genere di abominii verbali.

Il tasso di accettazione acritica della bufala, colta al volo come conferma di un’opinione già confusamente presente nei meandri cerebrali, è altissimo. Un’occasione imperdibile di entrare, rincarando la dose,  nella triste folla degli indignati di professione, piccoli rivoluzionari da salotto che si accontentano di emettere gridolini isterici senza nemmeno fare la fatica di insospettirsi e cercare un minimo di conferma. La versione 2.0 della maggioranza silenziosa del tempo che fu, ora tecnologicamente attrezzata ma ferma agli anni settanta sul piano della consapevolezza civico-politica.

Particolarmente equivoca e infida è la semi-bufala, utilizzata soprattutto quando le guerre in atto nel mondo vivono la loro fase mediaticamente acuta. Lì è tutto un fiorire di foto orrende, massacri e carneficine in genere non localizzabili nel tempo e nello spazio ma sbattute in faccia a tutti come prova delle atroci responsabilità di una fazione o di quella opposta. E giù dibattiti acidissimi, amicizie spezzate in nome di ideali irrinunciabili, almeno fino alla difficile ricomposizione per tramite di un amico provvidenzialmente calato nel ruolo di paciere.

E domani si ricomincia.

 

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