domenica, Novembre 28

Su Encelado è possibile che ci sia vita?

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Ma cerchiamo di comprendere di cosa parliamo. L’acqua liquida al di sotto della crosta del satellite di Saturno è stata rilevata da studi effettuati sulle analisi gravitazionali che evidenziano nell’emisfero meridionale del pianeta un oceano 30–40 km e profondo 8 km sotto lo strato superficiale di ghiaccio. Nell’aprile del 2014 su ‘Science‘ furono già riportate nuove informazioni a sostegno dell’ipotesi dell’oceano sotto la superficie ghiacciata. di vita Il fondale marino potrebbe essere roccioso e questo creerebbe un ambiente favorevole ad alcune forme organiche ma implicherebbe anche una sorgente di calore interna per mantenerla in tale stato: si pensa così che sia una combinazione tra il decadimento radioattivo e il riscaldamento interno. E poiché Encelado è troppo piccolo per essere ancora scaldato dal solo decadimento al suo interno, si suppone un meccanismo di riscaldamento mareale che però da solo sarebbe insufficiente per sciogliere il ghiaccio d’acqua. Perciò Encelado potrebbe essere composto di qualche materiale con punto di fusione più basso, invece che dall’acqua pura, sebbene nessuna traccia di tale materiale è stata finora trovata dallo spettrometro visuale e infrarosso.

Il fatto è poi che il messaggio della Nasa, che vuole apparire sicuramente storico, ma che noi definiremmo più probabilistico, giunge a poco meno di un paio di mesi dalla conferenza stampa che ha fatto conoscere al mondo intero il Sistema Trappist-1, con i suoi tre pianeti nella cosiddetta fascia abitabile, ci lascia ancora più perplessi. Le attinenze, comprendiamoci, sono molto poche perché qualche decina di anni luce di distanza non ci fa supporre nulla che già non possiamo già immaginare da soli. Le incertezze sulla genesi della vita biologica, spacchettata in una serie di componenti che aggregati sotto condizioni universalmente uniche, a seconda di pressione, temperature e altri inesplorati principi della fisica classica e quantistica, non rivelano grandi verità da rotocalco ma solo impostazioni progettuali e l’Auditorium James Webb del quartier generale della Nasa a Washington dove avvengono i proclami è un’opportuna vetrina sostanziata dai lavori pubblicati su riviste prestigiose. Questa volta è toccato al team del professor Junter Waite del Southwest Research Institute, che ne ha coordinato la ricerca.

Cassini è alle ultime battute e in queste settimane è impegnata in una serie di passaggi tra Saturno e l’anello interno per raccogliere dati prima della sua distruzione, che avverrà il 15 settembre per fine della sua lunga vita. Come ci spiega ‘Focus‘, il passaggio tra il pianeta e gli anelli non è un’operazione semplice: i granelli di polvere e ghiaccio di cui sono fatti gli i cerchi del grande pianeta potrebbero danneggiare la sonda durante ogni suo transito. Per questo motivo il primo passaggio sarà eseguito sfruttando la grande antenna della sonda come una sorta di scudo. Ma prima di polverizzarsi nell’impatto con le sostanze gassose la sonda darà un’ultima occhiata al satellite Titano e comunque eviterà i satelliti proprio scongiurare pericolose contaminazioni della potenziale presenza biologica.

E tuttavia, prima di dar ragione a chi considera una certezza, ci sbilanciamo dicendo che le condizioni riscontrate non danno la conferma che non siamo soli nell’universo, ma comunque notiamo qualche preoccupazione del vertice della Nasa che potrebbe veder distogliere i finanziamenti per la ricerca spaziale, destinati ad altri più facili canali riguardanti la sicurezza nazionale e le armi di distruzione di massa di cui il presidente Donald Trump sta facendo buona mostra.

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