sabato, Maggio 15

Striscia di Gaza: i morti crescono field_506ffb1d3dbe2

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Il bilancio aggiornato dei palestinesi colpiti dal fuoco israeliano a Gaza è salito a 1.400 morti e 8.100 feriti. Hamas ha sparato da Gaza una salva di razzi verso la città di Kiryat Gat, nel Neghev. Il portavoce militare israeliano ha informato che tre razzi sono stati intercettati in volo, e che un altro ha colpito un edificio. Il capo dell’Unrwa -l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi- Pierre Krahenbuhl, intervenendo in videoconferenza alla riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza Onu ha sostenuto «un cessate il fuoco immediato necessario per salvare vite umane», ma non è sufficiente, «si deve porre fine al blocco illegale di Gaza», ha aggiunto. «La sicurezza e la pace nella regione non possono essere raggiunti mentre è in corso un’occupazione militare».

Il Premier israeliano Benjamin Netanyahu, in apertura del Consiglio dei Ministri in corso a Tel Aviv,  ha avvertito che l’Esercito non è in grado di garantire «un successo del 100%» nella localizzazione delle gallerie, la cui distruzione dovrà comunque essere «una prima tappa nella demilitarizzazione della Striscia di Gaza».  «Non accetteremo alcuna proposta che impedisca all’esercito israeliano di terminare questo lavoro», ha ribadito. Una delegazione di Hamas e della Jihad Islamica è giunta oggi al Cairo per discutere dell’iniziativa egiziana per il cessate il fuoco.

Violenti combattimenti anche con armi pesanti sono ripresi stamani nei pressi dell’aeroporto di Tripoli. Lo scalo è al centro di una battaglia tra i miliziani di Zintan e quelli di Misurata, divisi da antiche rivalità. Ieri era stata raggiunta una tregua per consentire lo spegnimento del vicino deposito di carburante e gas, centrato domenica da un razzo. I jihadisti libici di Ansar al Sharia annunciano intanto di aver preso il controllo «completo di Bengasi», e di aver proclamato «un emirato islamico». L’annuncio è arrivato da un responsabile del gruppo. «Si tratta di una menzogna», ha replicato Khalifa Aftar: «Ci siamo solo ritirati temporaneamente da alcune posizioni».
Grecia, Filippine, Italia e Spagna sono solo alcune delle Nazioni che hanno già iniziato con le procedure diplomatiche per evacuare i propri connazionali, persino la delegazione UE è stata chiusa e trasferita in Tunisia.
E’ sinora di più di 200 morti e 400 feriti il bilancio degli scontri tra Tripoli e Bengasi.

 Per due giorni di fila i legali di Buenos Aires e i cosiddetti creditori holdout si sono confrontati a New York alla presenza del mediatore americano che ieri, quanto le parti hanno abbandonato nel pomeriggio americano il tavolo delle trattativa, aveva detto che il default del Paese sudamericano era ‘imminente’. Ieri è infatti scaduto il periodo di grazia di 30 giorni entro cui il Governo presieduto da Cristina Fernandez de Kirchner doveva effettuare il pagamento di 539 milioni di dollari degli interessi sui titoli a debito in scadenza il 30 giugno scorso. E quando le banche hanno chiuso i battenti senza effettuare quel versamento, come da attese è scattata la bocciatura di S&P. L’economia locale non è del tutto in crisi anche se è considerata vulnerabile. E non a caso ieri il mediatore Daniel Pollack, è stato chiaro: «le piene conseguenze di un default non sono prevedibili ma certamente non sono positive». Pollack ha aggiunto: «il default non è una condizione ‘meramente’ tecnica ma piuttosto un evento reale e doloroso che farà male alle persone».
Il secondo default in 13 anni, il terzo in trent’anni.

Il Parlamento ucraino ha quest’oggi respinto le dimissioni del Premier Arseniy Yatsenyuk, accordandogli la fiducia con 109 voti favorevoli e 16 contrari. Yatsenyuk aveva presentato le dimissioni il 24 luglio dopo che due partiti, Udar e Svoboda, erano usciti dalla coalizione di Governo. Se una nuova coalizione non verrà formata entro un mese, il Presidente Petro Poroshenko potrà sciogliere il Parlamento e indire elezioni anticipate. Il Governo di Kiev ha nel mentre annunciato oggi una tregua di un giorno nella parte orientale del Paese per consentire agli investigatori internazionali di accedere alla zona dove è precipitato l’aereo della Malaysia Airlines abbattuto sui cieli dell’Ucraina. La giornata prosegue con un vertice sulla crisi ucraina che è iniziato a Minsk tra Russia, Ucraina, Osce e – secondo alcuni media – i separatisti. Kiev è rappresentata dal controverso ex Presidente Leonid Kuchma, Mosca dall’ambasciatore Mikhail Zurabov, e l’Osce dall’inviata Heidi Tagliavini. La riunione sarebbe a porte chiuse, ma secondo alcune fonti vi parteciperebbe anche il primo ministro dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk (Dnr), Alexander Borodai.

Dopo la distruzione di monumenti storici della città di Mosul da parte dei miliziani dello Stato Islamico, tra gli abitanti della seconda città dell’Iraq ha preso forma il primo movimento locale di resistenza armata contro i jihadisti che hanno proclamato la creazione di un Califfato Islamico nella regioni a cavallo del confine tra Siria e Iraq. Intanto i jihadisti hanno imposto un nuovo e rigido codice di abbigliamento alle donne, nella provincia siriana di Deir Ezzor che è sotto il loro controllo. «E’ vietato alle donne mostrare gli occhi », afferma il testo dell’Is distribuito nella ricca provincia orientale di Deir Ezzor.

La Casa Bianca, alla notizia del via libera della Camera dei Rappresentanti, controllata dai Repubblicani, alla risoluzione che autorizza l’avvio di una ‘causa’ contro il Presidente Usa per l’uso delle sue prerogative oltre quanto stabilito dalla Costituzione commenta con note dure. L’azione legale contro il Presidente Obama per l’eccessivo ricorso ai suoi poteri esecutivi farà solo “sprecare altro tempo e spendere potenzialmente milioni di dollari ai contribuenti americani” replica la controparte.

 

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