sabato, Aprile 17

‘Stringiamoci a Conte’, l’arcitaliano

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«La Sua bontà, sin dal primo momento e in ogni momento della nostra vita, ci colpisce realmente, interiormente. Più che nei soli campi di calcio, con la loro bellezza, la Sua bontà è il luogo in cui ‘abitiamo’: ci sentiamo protetti. Grazie di tutto. E speriamo che possa andare avanti con noi tutti su questa via della Vittoria divina, mostrando la strada di Euro 2016, verso Parigi, verso la conquista della Finale e il suo felice esito». Così, non sacrilegamente parafrasando le parole che Joseph Ratzinger ha rivolto al suo successore Jorge Mario Bergoglio in occasione della ‘festa’ per i propri sessantacinque anni di sacerdozio, gli italiani tutti si rivolgono in cuor loro ad Antonio Conte. Ché Conte ci porta nel cuore. E noi siamo lieti di ‘consistere’ nel suo. Nel cuore di Antonio nostro. Rimanendo nell’ambito parareligioso in cui simili circostanze immergono lo strapaese delle meraviglie, al Commissario Tecnico della Nazionale di calcio ben si possono acconciare pure le parole in risposta di Papa Francesco, usate a descrivere il predecessore Benedetto XVI: «Promana una tranquillità, una pace, una forza, una fiducia, una maturità, una fede, una dedizione e una fedeltà» che «fanno tanto bene e danno tanta forza» a ciascuno ed a tutti. Ad essere precisi in quel caso si aggiungeva anche «un sano e gioioso senso dell’umorismo», che non è esattamente la principale risorsa di Conte, ma anche il requisito della ‘pace’ non è che proprio precisamente gli si attagli. Ma sorvolando sui dettagli non v’è chi non veda come questi termini esattamente lo definiscano. E sino a rivolgimenti della ‘fortuna’ anche ben altri, e magnifici, se ne possono e debbono aggiungere.

L’Italia tutta è ‘innamorata’ di lui. Anzi di ‘Lui’. Ché è immensa, quasi immeritata fortuna, l’averlo. Sperando in finali più fausti di analoghi (e non solo calcistici) repentini innamoramenti. Intanto ringraziamo che tra tante graminacee sia nata e ci sia stata donata tale poderosa quercia. Siamo proprio nel bel mezzo di una saga i cui contorni abbiamo iniziato a tracciare su ‘L’Indro’ ne ‘il Contrappunto’: ‘Conte, dalla Nazionale alla Nazione’ 29 giugno 2016, ‘Conte, Merkel, Hegel e Pascal .2’ 30 giugno 2016. Per tratteggiarne a tutto tondo personalità e figura abbiamo dovuto ricorrere alle categorie filosofiche di Tommaso d’Aquino, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Blaise Pascal. E agli odierni intellettuali Tullio De Mauro e Claudio Marazzini. Mentre la ‘cornice’ storica dei fatti attuali è ricostruita in ‘Italia-Germania: storia di una rivalità’ del 1 luglio 2016. E ci siamo pure contenuti. Altri hanno volato ancora più alto e abbiamo letto e sentito di tutto, ma a riassumere tale epocale persona e momento in una sola immagine stanno le parole cantate di Mina, oggi a lui ridedicate da ogni italiano: «Sei grande, grande, grande, le mie pene non me le ricordo più. Come te sei grande solamente tu». Oltre, con mirabile sintesi, sta solo l’immortale bomber-pensatore Christian Bobo Vieri: «Conte… è tutto». Vertigine gnoseologica dagli sconfinati orizzonti.

Lo storico ‘Inno nazionale’, ora cantato prima delle partite, venne scritto da Goffredo Mameli, freschissimo ventenne, e musicato da Michele Novaro, ventottenne, due patrioti che ben avrebbero potuto essere convocati e giocare da ‘libero’ e ‘regista’. Ed anche Conte ha effuso il suo sangue per la Patria. Il nuovo Inno, propalato nelle odierne pugne, è stato rimodellato sulle sembianze di questo nostro nuovo ennesimo ‘arcitaliano’, e quindi prima «Stringiamci a coorte» e subito dopo «stringiamoci a Conte». Certo, come sempre ed anche in questo e analoghi casi, ci sono pure ‘gufi’ e ‘rosiconi’ che preferirebbero veder inciampare lui e il Paese tutto, ma noi tranquilli procediamo ad affidarci e amarlo. In caso di delusione, siamo peraltro svelti a dimenticare.

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