sabato, Luglio 24

Stretta sulla legge elettorale image

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Berlusconi-e-Renzi

Il Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Francesco Paolo Sisto di Forza Italia, ha chiesto di accelerare i tempi della legge elettorale e ha indicato nel 31 gennaio al massimo, il giorno in cui la legge dovrà approdare a Montecitorio per la discussione. La forzatura è un segnale inequivocabile che è stato raggiunto un accordo fra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi almeno per quanto riguarda la legge elettorale.

La proposta che Pd e Forza Italia hanno in mente (e sulla quale cercheranno di far convergere il M5S) è il Mattarellum scorporato del 25% di quota proporzionale (che verrebbe trasformato in un premio di maggioranza). In pratica una legge elettorale che, in caso di elezioni anticipate, decreterebbe la morte prematura del nuovo partito di Alfano a meno di un mesto ritorno alla casa madre (sempre che Berlusconi sia disposto a perdonare).

Renzi teme il pantano delle riforme e per questo avanza come un caterpillar. «Con Alfano e Scelta Civica credo sarà naturale vedersi in modo rapido per un patto di coalizione con le cose da fare per il 2014 e anche oltre. Io non ho la fregola delle elezioni, ma sulla legge elettorale bisogna fare presto, se non la facciamo entro le europee ci portano tutti via» ha dichiarato il sindaco.

«Renzi sappia che, se fa accordi fuori dalla maggioranza, la maggioranza salta» ha prontamente risposto il senatore Roberto Formigoni. Il partito di Alfano in Commissione ha chiesto di legare il rinnovo del sistema elettorale al resto delle riforme istituzionali con l’obiettivo dichiarato di prendere (e perdere) tempo e iniziare una serie di “trattative”. Alfano ha rilanciato invitando Renzi a optare per una legge elettorale simile a quella con si eleggono i sindaci e sintetizzata nello slogan “sindaco d’Italia”. Uno slogan di sicuro effetto nell’opinione pubblica, soprattutto nel centrodestra, ma il “sindaco d’Italia” (con o senza il doppio turno) presuppone, stando alle similitudini, che sia il corpo elettorale a scegliere colui che guiderà l’esecutivo (come avviene per i sindaci, appunto: votazione, ballottaggio, guida del comune).

Questo però significa che si dovrebbe cambiare prima la Costituzione, perché in essa vi è scritto che la nostra è una Repubblica parlamentare e che è il Presidente della Repubblica a indicare la persona (di solito del partito che ha ricevuto più voti o seggi) a cui affidare la guida del governo. In sostanza Alfano sa benissimo che la legge elettorale da lui indicata presuppone prima una modifica della forma di stato (quindi presidenziale o semipresidenziale). Solo in seguito sarebbe possibile stabilire una legge elettorale che serva allo scopo. Posizione molto difficile quella del Segretario del Ncd. Non può nemmeno alzare i toni dello scontro (a parte dichiarazioni di qualche esponente) perché Renzi, Berlusconi (e Grillo) coglierebbero il destro per mandare tutti a casa.

E il fatto che tocchi all’Italia la prossima Presidenza dell’Ue non impedirebbe la richiesta di elezioni anticipate da parte dei leader dei tre partiti più grandi (anche per via di un precedente del 1996 in cui in Italia vi furono elezioni nel pieno del semestre italiano. A memoria non si ricordano morti o feriti).

 

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