martedì, Aprile 13

Strapaese delle meraviglie .1

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Viaggio nello Strapaese delle meraviglie. Che iniziamo ora, proseguendolo come appuntamento fisso il Venerdì, del caso anche riassuntivo della settimana, per raccontare l’Italia, questo incredibile ‘Paese di fenomeni’. Sia nel senso di eventi (più meraviglianti che meravigliosi), ma anche, soprattutto, in quello del modo romanescosordiano di ridimensionare i presuntuosi velleitari: “E smettila di fare il fenomeno”. ‘Strapaese‘ era il Movimento culturale dalla metà degli anni ’20 del Novecento animato da Mino Maccari, Leo Longanesi, Curzio Malaparte. Modo di dire ora comunemente utilizzato per indicare situazioni, cose, prospettive di piccolo livello, credute dai protagonisti, invece, irrealisticamente grandi. E così, novelli e diversi ‘Alice nel Paese della meraviglie‘, raccontiamo ambiti, situazioni, storie, testi e contesti, protagonisti significativi che assurgono ad esempio generale di questo nostro strapaese. Comportamenti e soggetti ridicoli, a volte tragici o più semplicemente non all’altezza dei compiti. Ma anche, in positivo, grandi, imprevedibili, generosi, eroi, navigatori, poeti, matti, santi che costituiscono il filo di speranza, la riserva segreta di questo nostro grande e ricco Paese. Ridotto ad essere non tanto un Paese povero, quanto un povero Paese.

Quanto alla fenomenologia, il riferimento, ovviamente, è all’archetipo de la ‘Fenomenologia di Mike Bongiorno’, saggio di Umberto Eco apparso nel suo ‘Diario minimo‘ del 1961. Il termine fenomenologia, sul quale torneremo, è stato da lui utilizzato in chiave ironicamente stravolta. E quindi particolarmente appropriata ora per noi. (Quanto ad Eco e Bongiorno, attendibilmente pare che la molla reale all’origine del fortunato scritto fosse la rabbia per il fatto che il presentatore si stombolava la giovane e fascinosa giornalista Rai, Enza Sampò, pure da Eco invano concupita. Ma ad indagare sulle reali scaturigini delle umane azioni…).

Raccontiamo così gli ambiti di politica, sociale, informazione, cultura, e tutto ciò, e tutti coloro, che servono a delineare il ritratto di questo ‘Paese senza’. Partiamo, dunque, dall’interrogativo capitale. Cosa abbiamo fatto per meritarceli? Cosa abbiamo fatto per meritare questa classe politica, questi amministratori, questi imprenditori, questi intellettuali molto disorganici a tutto, questi conduttori e conduttrici di talk show, ma anche questi protagonisti di talk show, questi cittadini urlanti da talk show, questi malmostosi utenti del pubblico trasporto, ma anche questi lavoratori del pubblico trasporto, dalle ferrovie ai mezzi urbani, che piazzano scioperi nei pubblici servizi penalizzando i più deboli, e cosa abbiamo fatto per meritarci Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, Massimo D’Alema e Giorgia Meloni, Angelino Alfano e Paolo Ferrero, i ‘Giovani furbi‘ ed i ‘Vecchi stoliti‘ del Partito Democratico e degli altri…  Cosa abbiamo fatto per far sì che il presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi possa apparire il gigante buono in grado di salvarci, e chissà come debbono essere, allora, i nani cattivi.

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