lunedì, Settembre 20

Stragi, il vaso di Pandora field_506ffb1d3dbe2

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«Magari ci fosse stato un attentato con qualcuno con cui prendercela» fa dire Vincino su ‘Il Foglio’ di mercoledì 13 luglio 2016 al soccorritore affranto tra le lamiere dopo il frontale ferroviario in Puglia con 23 vittime. Poco più di quarantottore e arriva il clamoroso ‘attentato’ in Costa Azzurra, a Nizza, con 84 morti (al momento) ed un centinaio di feriti. Molti molto gravi (i feriti, i morti più di così…). Tanti i bambini. Tra le vittime in terra di Francia pure italiani, o comunque di origine italiana. Anche perché ormai a chi tocca tocca. In terra d’Italia come in riva di Francia, nello strapaese delle meraviglie e in giro per il mondo. Il camion della strage era guidato da Mohamed Lahouaiej Bouhlel, francotunisino di trentuno anni. Ma chi guidava Mohamed Lahouaiej Bouhlel? Depresso per il divorzio. Noto alla polizia per violenze e uso di armi. Era stato in libertà vigilata. Non risultavano, sinora, legami con il terrorismo islamista. Ma in fondo importa sino a un certo punto. Importante, importantissimo, ai fini investigativi e per evitare, o almeno contenere, casi analoghi. Ma dal punto di vista sostanziale è evidente che si è ormai aperto il ‘vaso delle frustrazioni’, e chiunque si sente autorizzato ad una guerra di tutti contro tutti di hobbesiana memoria. E spesso Dio, Patria, Famiglia, appendiabiti delle idee di ogni mascalzone ad ogni latitudine, sono solo i pretesti per sfogare il proprio fallimento, la propria mancanza di empatia e pietà.

Quandanche nel caso specifico si riuscisse a risalire a monte di una filiera di istigazione verificata, la domanda su cosa ci sia realmente dietro, e soprattutto sotto, rimane in pieno. C’è stato un attentato, seppure assolutamente atipico per modalità di esecuzione e parzialmente per protagonista, ma non sappiamo davvero con chi prendercela. Cioè, figuriamoci, i detentori giornalistici e politici di tutte le verità (nella fattispecie quelli giornalistici addirittura peggiori) sono benissimo in grado di fare l’operazione. E la fanno. Ma per andare a recuperare un po’ di senno, se non sulla luna almeno nei propri immediati paraggi, serve qualcos’altro. ‘Sangue chiama sangue’ e chiunque proponga soluzioni facili a situazioni complesse è un truffatore. Pericoloso. Purtroppo, come chiunque può immediatamente verificare, in giro ne è pieno. Come era pieno di tutti i mali del mondo quell’altro vaso, il ‘vaso di Pandora’, aperto a suo tempo in terra di Grecia. La storia andò così…

Zeus, il ‘Sommo Giove’ dei romani, infuriato per il furto del fuoco divino commesso da Prometeo decise di punire lui e il suo amato genere umano (amato da Prometeo, a Zeus stava un po’ sui calzari, giovani fanciulle escluse). Prometeo viene così incatenato ad una roccia ed ogni giorno un’aquila gli divora il fegato, che ricresce durante la notte di modo che la mattina successiva il tormento riprenda. E uno è a posto. Rimangono tutti gli altri. Per punire gli uomini il capo degli Dei ordina quindi ad Efesto, Dio del fuoco, di creare Pandora, una bellissima ragazza alla quale tutti gli Dei, ad uno ad uno, offrono ogni grazia e virtù. ‘Pandora’ appunto, cioè ‘dotata di tutti i doni’. A farla breve quella sciagurata se ne va a sgallettare in giro, sempre portando con sé il vaso regalatole dallo stesso Zeus, che le aveva nel contempo ordinato di lasciarlo sempre chiuso. Spinta dalla curiosità disobbedisce, lo apre e ne fuoriescono spiriti maligni che portano tutti i mali nel mondo: vecchiaia, gelosia, malattia, pazzia, vizio… Che così si abbattono sull’umanità. Questa era la storia, all’origine. Nel frattempo, in tutte queste migliaia di anni trascorsi, tanti altri mali siamo stati capaci di aggiungerli noi. Individuali e collettivi. Però, anche se quasi nessuno lo ricorda, il mito greco ha un bel finale. Sul fondo del vaso rimane la speranza. Il mondo è sì stato reso desolato ed inospitale, simile ad un deserto, però Pandora riapre nuovamente quel recipiente e ne esce la speranza, l’ultima a morire. E il mondo riprende a vivere. Quanto a noi… E quanto a Dio, qualunque Dio e di chiunque, se c’è (o ci sono) è meglio che per un po’ di tempo non si faccia troppo vedere in giro. Gli conviene. E probabilmente conviene anche a noi.

E, dunque, in questo Luglio 2016
da Lunedì 11 a Venerdì 15
Lunedì 11
Martedì 12 Puglia
, tra Andria e Corato, frontale tra due treni che si fronteggiano su binario unico. Bilancio: 23 morti e una cinquantina di feriti di cui pure 23 lungamente ricoverati (tra questi sette in prognosi riservata).
Mercoledì 13
Giovedì 14
Francia, Costa Azzurra, Nizza, Promenade Des Anglais
. Poco prima delle 22:30. In corso lo spettacolo di fuochi artificiali. Un camion di una quindicina di metri falcia sul lungomare la folla, causando 84 morti e un centinaio di feriti. Non andava da solo, magari, alla guida, immaginiamo ghignante, Mohamed Lahouaiej Bouhlel che ha avuto il proprio momento di gloria prima di volare verso il ‘suo’ Paradiso. Ci si augura, invece, verso l’Inferno anche suo.
Venerdì 15

E poi
Sabato 16 e Domenica 17
Sabato
, e domenica. Pausa. Speriamo.

E la prossima settimana
da Lunedì 18 a Domenica 24
E chi può dire (di nuovo)…

Purtroppo o per fortuna, dipende, i giorni passati e che passano non torneranno mai più. Alcuni di questi ultimi per fortuna.

 

 

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