sabato, Settembre 18

Strage di Suruc, identificato un attentatore Renzi in Israele: 'La pace è possibile solo con due Stati per due popoli'

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Sembra ci sia una svolta nelle indagini sull’attentato kamikaze a Suruc, cittadina turca a dieci km dal confine con la Siria. Le autorità hanno identificato uno degli attentatori che due giorni fa hanno ucciso 32 persone e ne hanno ferite un centinaio. Lo ha rivelato il quotidiano Haberturk che avrebbe ricevuto da fonti certe notizie sul un test del dna effettuato su uno dei cadaveri. Il vero kamikaze, dunque, sarebbe Seyh Abdurrahman Alagoz, studente universitario di 20 anni della provincia meridionale di Adiyaman, ma sono in corso altri accertamenti per verificare la presenza della diciottenne, Ozlem Yilmaz sulla quale si erano avuti sospetti sin dal primo momento. «Non so se si era unito allo Stato islamico, era un bravo ragazzo» ha commentato disperata la madre del ventenne presunto attentatore. La donna ha raccontato al giornalista del quotidiano Radikal che, effettivamente, il figlio era andato all’estero sei mesi prima e che era rientrato 10 giorni fa, prima di sparire ancora. Le indagini sono ancora in corso e di certo la Turchia deve fare i conti con questa tragedia che ha visto la morte di 32 ragazzi appartenenti alla gioventù socialista, colpevoli solo di voler lottare per la città curda di Kobane. Se fosse confermata la mano dell’Is, sarebbe non solo il primo attentato del califfato islamico sul suolo turco, ma potrebbe essere anche una vendetta per la riconquista di Kobane, strappata con il sangue alle grinfie degli uomini di Abu Bakr al Baghdadi.

Intanto, dopo l’attentato, sui Social Network sono iniziate a circolare numerose immagini delle vittime tanto che il tribunale di Suruc questa mattina aveva ordinato il blocco di Twitter e vietato la pubblicazione di foto e video su tutto il web. La corte aveva inoltre dato a Twitter quattro ore di tempo per rimuovere 107 immagini sull’attentato, ma i gestori ne avevano rimosse solo 50 e proprio per questo era stato disposto il blocco del sito in Turchia. La decisione ha creato un’onda di polemiche non solo in Turchia, ma in tutta in Europa tanto che in poco tempo l’hashtag #TwitterBlockinTurkey è entrato tra i trending topic in tutto il mondo. Forse è anche per questo che dopo solo un paio d’ore i giudici turchi hanno revocato la messa al bando di Twitter. È stata, dunque, una mattinata intensa per il Paese di Erdogan che ha dovuto fronteggiare anche l’uccisione di due poliziotti delle unità anti-sommossa a Ceylanpinar, località nell’Anatolia sud-orientale, sempre al confine con la Siria. I due uomini sono stati trovati morti nelle loro abitazioni, ma è stato subito chiaro che si è trattato di un omicidio. L’assassinio, infatti, è stato rivendicato dalle Forze di Difesa Popolari o Hpg, braccio militare degli indipendentisti curdi del Pkk, che in un comunicato diffuso on-line, hanno affermato che si è trattato di «un’azione punitiva per vendicare il massacro di Suruc». I due poliziotti, infatti, erano ritenuti dei collaborazionisti dei jihadisti dello Stato Islamico. Anche da un’altra parte del mondo ci sono numerosi combattenti affiliati all’Isis, anche se si fanno chiamare Boko Haram.

In Nigeria i guerriglieri continuano i raid contro la popolazione cristiana ma proprio oggi Muhammad Buhari, il nuovo presidente nigeriano, ha detto di essere disposto a negoziare con i leader del gruppo terroristico per ottenere il rilascio delle 200 studentesse rapite nell’aprile dello scorso anno nel villaggio di Chibok. «Tutto dipende dalla credibilità di coloro che sostengono di rappresentare il gruppo islamista militante» ha detto Buhari in un’intervista alla CNN . «Il nostro principale obiettivo è quello di garantire l’incolumità delle ragazze», ha detto ancora nel corso della sua visita negli Stati Uniti. Non è la prima volta che si ipotizza il rilascio della ragazze, per cui si era mobilitato il mondo intero grazie all’hashtag #BringBackOurGirls. Ma il tentativo era fallito. «Se siamo convinti del fatto che la leadership di Boko Haram può consegnare queste ragazze sane e salve» ha ribadito il presidente «saremo pronti a negoziare ciò che vogliono». Nelle ultime settimane il presidente nigeriano ha chiesto aiuti finanziari alla Banca Mondiale proprio per combattere Boko Haram e sta lavorando per il dispiegamento di una forza multinazionale di contrasto ai terroristi. Boko Haram. La Banca Mondiale, dunque, ha promesso 2,1 miliardi di dollari per contribuire a ricostruire le zone nordorientali, quelle maggiormente devastate dagli attacchi,mentre gli Stati Uniti, dal canto loro, sono impegnati a finanziare con 5 milioni di dollari la lotta contro gli estremisti islamici.

Di terrorismo ha parlato anche il Presidente della Repubblica Mattarella oggi in visita a La Valletta. «Malta e l’Italia hanno in comune una visione nella collaborazione con i Paesi del nord Africa non solo per amicizia ma anche per sicurezza, in considerazione del fatto che l’allarmante fenomeno del terrorismo fondamentalista richiede una risposta ferma ma intelligente, di cultura». Lo ha detto durante un incontro trasmesso in diretta televisiva. «La linea di Malta e Italia è che le democrazie si dimostrano superiori perché hanno una capacità solidarietà che smentisce la propaganda intollerante su cui si basa il terrorismo», ha poi concluso Mattarella.

Intanto in Yemen è stato riaperto l’aeroporto di Aden, la città che è tornata sotto il controllo delle forze del governo in esilio in Arabia Saudita. Lo hanno riferito fonti giornalistiche all’agenzia di stampa Dpa, precisando che un proprio stamattina è atterrato un cargo saudita «che trasportava armamenti ed equipaggiamento per le forze di resistenza popolare». Si tratta del primo volo ad arrivare dal 25 marzo, quando scattò l’intervento della coalizione sunnita guidata da Riad contro i ribelli sciiti Houthi, appoggiati dall’Iran e impadronitisi del potere a fine gennaio. In realtà, non è una riapertura ufficiale e infatti «è ancora in corso un’operazione per rendere l’aeroporto in grado di far atterrare tutti i tipi di aerei», ha spiegato una fonte, rimasta anonima.

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