lunedì, Aprile 19

Strage di Sassano: incongruenze quotidiane

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Chi legge i giornali, quotidianamente, aggiorna ogni 24 ore  -ma, visto il turn over di notizie senza soluzione di continuità, la spirale di revisione è continua-   le domande che si pone rispetto alle illogicità di questa umanità.
Non è affatto consolante cavare le castagne dal fuoco concludendo che il mondo è bello perché è vario: tali incongruenze rendono ancora più farraginoso l’andamento della società.

La prima domanda, addirittura extra news, me la son posta ieri mattina, a Piazza del Popolo a Roma: ero accanto alla Chiesa di Santa Maria del Popolo, in attesa di un’amica e mi son vista sciamare sotto il naso un nugolo di ometti gai (con l’i semplice) e dal passo baldanzoso che si appropinquavano verso via del Corso.
Non turisti ma italioti, indossavano un cappelluccio di cotone con la visiera ed un paio avevano le bandiere di un noto Sindacato ravvoltate intorno all’asta in spalla. Domanda: di quale lotta di classe convinta e convincente erano portatori, con quel fare da liceali in gita?

Presumibilmente la loro meta era Palazzo Chigi, distante suppergiù 500 metri. Si sarebbe, nel loro caso, verificata una mutazione, come quella dell’Incredibile Hulk, grazie alla quale si sarebbero trasformati in spaventevoli energumeni verdognoli, aggressivi come una tigre del Bengala, capaci di intimidire lo Stirator fiorentino (l’altro giorno s’era vantato: ‘Li ho spianati tutti’) con le loro manifestazioni anti Job Act?

Quando per motivi di lavoro facevo vita di pendolare, sia pure di lusso perché in treno viaggiavo in prima classe, la mattina alle 6:30, arrivati a Napoli con l’Eurostar (che, ai tempi, per motivi ‘politici’ si concedeva lo spreco di fermare anche a Nocera Inferiore), i vagoni erano invasi da sindacalisti, per lo più delle FS, che, in virtù del loro status, pasturavano gratis. Talvolta, dell’intera carrozza, ero l’unica passeggera pagante.

Ebbene, oltre al baccano infernale che questa mandria di bufali su di giri faceva, a quell’ora in cui le persone dabbene desideravano soltanto aggrapparsi agli ultimi brandelli di sonno, restandosene tranquille al proprio posto, proprio non parevano per nulla interessati ai temi degli incontri a cui, di lì a poco, erano stati convocati a partecipare. Pure in quel caso, imperava l’atmosfera ilare della gita: nessuna avvisaglia di essere di fronte a un gruppo di incarogniti rivendicatori di professione, decisi ad ogni scontro pur di vincere la partita.

Apparivano morbidi, convincibili, più che convincenti… attenti al particulare piuttosto che agli interessi di categoria. E, soprattutto, portatori di una considerazione della propria importanza sociale che li rendeva più uguali degli altri, ovvero i colleghi che, in quel momento, consentivano loro di viaggiare da Napoli a Roma, giacché erano il macchinista o il capotreno. Che lavoravano, mentre costoro schiamazzavano, si punzecchiavano o parlavano di donne e calcio.
Le cose non appaiono granché cambiate, in questi trent’anni: chi dichiara di farsi portavoce degli altri, molto spesso -vi sono ammirevoli eccezioni- ne ricava vantaggi personali ed un miglior tenore di vita.

Ed ora passiamo alla seconda domanda che mi è svolazzata nella mente durante la giornata di ieri.

Anche per motivi di co-provincialità, sono rimasta fortemente colpita dalla tragica strage (si potrebbe tentare di sintetizzare il concetto con la parola ‘stragica’ che era il lapsus venutami dalla stesura frettolosa…) consumatasi a Sassano, nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno, ai confini fra Campania e Basilicata.
Lì un ragazzo ventiduenne, alla guida di una BMW, imboccando a tutta velocità una rotonda, ha imboccato una rotonda e, sbagliando la traiettoria, è piombato sugli avventori ai tavoli di un bar prospiciente, falciandoli come birilli.
Ne ha uccisi quattro, compreso il proprio fratello adolescente, ed anche gli altri non superavano la sua età. Successivamente si è scoperto che nel sangue aveva un tasso alcolemico elevato.
Come sia potuto succedere, non è neanche il caso di chiederselo. La bravata di un ragazzo spericolato è un capitolo sempre presente nelle cornache giornalistiche.

In questo caso, però, qualche domanda me la sono posta, semplicemente leggendo le cronache differenziate dei giornali.
La foto pubblicata attesta che l’auto-proiettile era una BMW 520 che in genere ho visto guidata da manager o, con tanto di autista, a disposizione di capi azienda o Ministri.
Come potesse essere di proprietà di un giovane barista di un piccolo paese di poco più di 5mila abitanti, situato all’estrema propaggine della provincia di Salerno  -dunque estraneo ai grandi flussi turistici e di traffico- pare un vero mistero.
Chiedendo in giro, mi hanno detto che l’auto gli era stata donata dal padre. Il che ha suscitato la domanda successiva: ma chi era il padre di questo barista, che, per la follia del ragazzo si è visto anche privato di un altro figlio: un petroliere, Silvio Berlusconi in incognito, uno sceicco? Esplorando il web, infatti, io che non guido e che di auto non me ne intendo, ho scoperto che per il prezzo, stiamo suppergiù sui 50mila euro.
E il padre del giovinotto è un meccanico con un piccolo carro attrezzi. Vabbé che magari non fa tutte le ricevute fiscali, ma quale meccanico con un piccolo carroattrezzi, operante nel suddetto paesino di 5mila e rotti abitanti dispone di 50mila euro per donare al figlio un macchinone di quel tipo?
Uno che ha vinto al Superenalotto? Scavando nel web, ho scoperto che al Bar Tabacchi Cotignola di Padula (che non è lontana da Sassano), circa un anno fa, vi fu un bel colpo al Superenalotto, pari a 500mila euro, da parte di qualcuno rimasto ignoto. Interrogato dalla stampa, a quei tempi, il proprietario della ricevitoria suppose che il vincitore fosse un 50enne. Corrisponde all’identikit?
Certo, ora ciarlare sull’eventuale fortuna al gioco del padre del giovane pluriomicida colposo è superficiale e fuori luogo. Ma il problema è come un ragazzo potesse avere in disponibilità un’auto che può rivelarsi, come si è poi rivelata, un’arma carica.
Ora i colleghi sui giornali locali si sdilinquiscono di quanto il giovane guidatore fosse gentile e cortese nel suo bar; e la fidanzata, come Caroline Kostner, si lancia in una difesa d’ufficio pro moroso suo.
Mi sembra fuori luogo tutta questa campagna-simpatia.
I fatti restano; i funerali, svoltisi ciascuno in orari diversi, dimostrano che in paese vi è un dissenso diffuso rispetto a questo scavezzacollo che ha immolato al suo senso civico pari a zero e alla propria mala education quattro vite e, in definitiva, prima di tutto la propria.

 

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