mercoledì, Maggio 5

Strage di Dacca, gli autori ‘ricchi rampolli bengalesi’

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Torneranno in Italia tra martedì sera e mercoledì prossimo le salme dei nove italiani uccisi a Dacca, in Bangladesh, da un commando di terroristi. Oggi secondo giorno di lutto nel Paese, con la premier Sheikh Hasina che ha reso omaggio alle vittime in una cerimonia a cui hanno partecipato rappresentanti delle autorità italiane, indiane, giapponesi e americane. Intanto la polizia locale, che ha arrestato ieri tre persone in merito alle indagini, ha fatto una nuova ricostruzione dei fatti, secondo cui i venti ostaggi del caffè di Dacca sono stati uccisi nei primi venti minuti dai terroristi. E il capo della polizia, KM Shahidul Haque, attacca: «Alcuni media stanno dicendo che abbiamo agito troppo tardi con il blitz, ma non è vero. Abbiamo portato a termine l’operazione in 12 ore, mentre in altri Paesi come il Kenya ci sono voluti 4 giorni per affrontare una situazione simile».

Mentre si fa sempre più misteriosa la questione dei mandanti. L’ultima versione del governo bengalese è che gli uomini che hanno agito a Dacca erano giovani rampolli di ricche famiglie locali arruolatisi nelle file della jihad. Ma sulla loro affiliazione all’Isis è ancora polemica. A negare la presenza di miliziani riconducibili all’Isis nel Paese è stato il ministro dell’Interno, Asaduzzaman Khan, che ha insistito nel mantenere la questione entro i confini nazionali, attribuendo la responsabilità dell’attacco ad un gruppo jihadista indigeno, il Jumatul Mujaheddin Bangladesh. «Erano tutti istruiti, provenienti da famiglie benestanti, sono andati all’università e nessuno di loro ha mai frequentato una madrassa. Perché sono diventati jihadisti? E’ diventata una moda», il suo commento. Mentre il numero due del ministero degli Esteri bengalese MD Shahidul Haque non ha smentito la loro affiliazione all’Isis ma ha confermato che «gli autori non vengono dall’Iraq o dalla Siria, sono giovani bengalesi, molti dei quali colti, con buone prospettive ed appartenenti alla classe media del Paese».

Nel frattempo la procura di Roma è pronta a chiedere alle autorità del Bangladesh, tramite rogatoria internazionale, di avere copia degli atti dell’inchiesta sull’attacco terroristico di Dacca. E la Farnesina, dal sito ‘Viaggiare Sicuri’, lancia l’allerta: «In considerazione della presenza nel Paese di formazioni di ispirazione jihadista, non si può escludere il rischio di possibili ulteriori atti ostili» e invita alla «massima prudenza, in particolare nei luoghi abitualmente frequentati da stranieri e di limitare gli spostamenti, soprattutto a piedi, allo stretto necessario».

Decisione a sorpresa di Nigel Farage, che ha annunciato l’intenzione di dimettesi da leader dell’Ukip. Una decisione che arriva dopo la vittoria del referendum del 23 giugno che ha sancito la Brexit. «Ora che ci siamo ripresi il nostro Paese, io posso riprendermi la mia vita», ha affermato in conferenza stampa. «Ho ottenuto il mio obiettivo. Continuerò ad appoggiare i movimenti per l’indipendenza in tutta Europa. Ma ora rivoglio indietro la mia vita». Mentre intanto arrivano notizie preoccupanti per gli oltre tre milioni di cittadini europei, tra cui più di mezzo milione di italiani, che risiedono e lavorano in Gran Bretagna, visto che potrebbero essere teoricamente espulsi dal Paese. Sembra questa la decisione presa da Theresa May, ministro degli Interni britannico e attualmente il candidato favorito per diventare leader dei conservatori: «Ci sarà un negoziato con la Ue su come risolvere la questione dei cittadini europei che si sono già stabiliti qui nel Regno Unito e dei cittadini britannici che vivono negli altri Paesi della Ue. Al momento non ci sono cambiamenti nel loro status e nei loro diritti, ma è un elemento che dovrà fare parte della trattativa sui nostri futuri rapporti con la Ue». Mentre una fonte vicina alla May all’Independent afferma: «Non sarebbe saggio promettere fin d’ora a tutti i cittadini europei residenti in Gran Bretagna che potranno restare qui a tempo indeterminato. Se lo facessimo, gli stessi diritti si applicherebbero a qualunque cittadino della Ue che si trasferisse qui durante il negoziato con la Ue e fino alla nostra uscita dalla Ue. Se facessimo una simile promessa, potrebbe esserci un enorme influsso di cittadini europei che vorrebbero venire qui fino a quando avrebbero questa opportunità. Sarebbe una cattiva posizione negoziale, perché non dovremmo garantire i diritti dei cittadini della Ue in Gran Bretagna senza avere le stesse garanzie per i cittadini britannici (circa 1 milione e mezzo, ndr.) che vivono nei paesi della Ue».

Mentre in Europa torna lo scontro fra il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schaeuble e il presidente della Commissione UE Jean Claude Juncker. L’invito di Schaeuble in una intervista è quello di ritornare pragmatici: «Se non tutti i Ventisette vogliono mettersi insieme dall’inizio, allora inizieremo con pochi. Se la Commissione non ne fa parte, allora prenderemo le questioni nelle nostre mani e risolveremo i problemi fra i governi». E tuona: «L’insoddisfazione di molte persone nei confronti della Ue è per il mancato rispetto delle regole, anche da parte della Commissione Ue nella sua risposta alla crisi del debito sovrano». E ammette: «L’Unione europea si trova ad affrontare un test cruciale, forse il più grande della sua storia. Di fronte alla demagogia e all’euroscetticismo sempre più diffuso, l’Europa semplicemente non può continuare come prima».

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