lunedì, Agosto 15

Strage di Capaci: ora la pista ‘Delle Chiaie’, anche lui morto Un’inchiesta di ‘Report’ parla di un possibile legame tra estremisti di destra e uomini di mafia dietro le stragi, e del coinvolgimento di Stefano Delle Chiaie, fondatore dell’organizzazione di estrema destra ‘Avanguardia nazionale’ e poi di ‘Ordine Nuovo’

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Ognuno faccia il suo lavoro in santa pace e senza disturbo ‘esterno’: i giornalisti di ‘Report come sanno e possono realizzare i loro servizi; la procura di Caltanissetta per quello che riguarda i lati che ritiene oscuri relativi all’attentato a via D’Amelio; la Direzione Investigativa Antimafia per gli aspetti su cui e’ ancora opportuno indagare. E pazienza se nel frattempo sono trascorsi trent’anni. Però qualche interrogativo (accompagnato da qualche perplessità) non guasta.

  L’inchiesta di ‘Report’ va in onda il 23 maggio. Appena trasmessa, la redazione e le abitazioni delresponsabile e dell’autore dell’inchiesta, sonoperquisite. Sigfrido Ranucci, sull ormai immancabile Facebook annuncia cheè in corso una perquisizione della DiaIl motivo sarebbe quello di sequestrare atti riguardanti l’inchiesta di ieri sera sulla strage di Capaci nella quale si evidenziava la presenza di Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, sul luogodell’attentato di CapaciGli investigatori cercanoatti e testimonianze su telefonini e pc“.

  Figurarsi, una perquisizione non si nega a nessuno. Ranucci poi affida all’’ANSA’ una dichiarazione: Da parte nostra c’è massima collaborazione. Siamo contenti se abbiamo dato un contributo alla magistratura per esplorare partioscureIl collega aveva già avuto un colloquio con il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca. Noi siamo sempre stati collaborativi con la giustizia, pur garantendo il diritto alla riservatezzadelle fonti“. Ranuncci spiega cheil decreto di perquisizione riporta la data del 20 maggio, cioètre giorni prima della messa in onda del servizio.

  Conviene ricapitolare: l’autore dell’inchiesta, coscienziosamente, ha un colloquio con ilprocuratore. E’ intuibile di cosa parlano. E’ naturaleche il giornalista gli abbia chiesto delucidazionisull’argomento che poi tratta nella trasmissione perReport”. Certamente il procuratore e’ a conoscenza del contenuto dell’inchiesta, sia pure a grandi linee, prima che vada in onda: il mandato di perquisizione reca la data di tre giorni prima. La perquisizione e’ finalizzata alla ricerca di documentazione relativa all’inchiesta ancora in corso sulla strage di via D’Amelio.

 Bene. Ora si legga il comunicato della procura. La perquisizione e’ per verificare la genuinità delle fonti di ‘Report’: “Non riguarda in alcun modol’attività di informazione svolta da tale giornalista, benché la stessa sia presumibilmente susseguente ad una macroscopica fuga di notizie, riguardante gli atti posti in essere da altro ufficio giudiziarioE’ necessario verificare la natura di tale documentazioneche presumibilmente costituiscecorpo del reato di rivelazione di segreto d’ufficiorelativo alla menzionata attività di altra autorità requirente“.

  Non si smentisce il contenuto dell’inchiesta giornalistica (su questo non ci si pronuncia); siosserva che c’estata una fuga di notizie (non e’ una novita’) da una procura; un’altra, par di capire: non quella di Caltanissetta, che vuolecercare ora di caprine qualcosa di piu’.

  Si provi a immaginare la scena: Un giornalista, pur salvaguardando le sue fonti, parla con il procuratore di Caltanissetta del suo lavoro. Il procuratore prende atto. Si firma un mandato di perquisizione. Si attende che la trasmissione vada in onda; la perquisizione viene effettuata. Perchè non prima, e si attedono tre giorni? Si puocapire la delicatezza: perquisire prima poteva sembrareun atto censorio, un freno, un tentativo di limitareil diritto/dovere dei giornalisti di cercare la verita’. Un fair play confermato dallo stesso Ranucci: “noisiamo sempre stati collaborative con la giustizia”.

  L’inchiesta di ‘Report’ parla di un possibile legame tra estremisti di destra e uomini di mafia dietro le stragi, e del coinvolgimento di Stefano Delle Chiaie, fondatore dell’organizzazione di estrema destra ‘Avanguardia nazionale’ e poi di ‘Ordine Nuovo. Delle Chiaie è stato coinvolto nel tentato golpe Borghese, nei processi per le stragidi Piazza Fontana e della stazione di Bologna, assolto poi per insufficienza di prove. 

  Si ipotizza per Delle Chiaie un ruolo di congiunzione tra mafia e settori dello Stato nell’organizzazione delle stragi: una regia complessiva per dare un ‘nuovo assetto’ allo Stato. Ruolo che sarebbe stato al centro di indagini condotte da Borsellino, ucciso neppure due mesi dopo Falcone. Si ipotizzano collegamenti tra le indagini di Falcone e Borsellino, la strage a Capaci, l’estrema destra con la ‘copertura’ della mafia del boss Totò Riina, il ruolo dei servizi segreti, i tentativi di introdurre nuovi soggetti politici in Sicilia, le indagini di Borsellino, la sua uccisione, i depistaggi che ne sono seguitiUn bel minestrone; e forse un potroppo indigesto. Ma questo e’ compito che si lascia siano gli investigatori a stabilirlo. Troppe volte si sono preselucciole per lanterne e viceversa. Qui ci si limita a osservare che il chiamato in causa, Delle Chiaie, e’ defunto da qualche anno, non potra’ ne’ confermare, ne’ smentire.

  Al di la’ della vicenda. Si abbassano le luci sulla strage di Capaci, tra qualche mese, siaccenderanno quelle per l’anniversario dell’uccisione di Borsellino. Chissaquali nuoverivelazioni, confidenze, “verita’” ci attendono. Chissa’ se finalmente si potracapire come e percheuna quantita’ di magistrati, e non tutti alle prime armi, “ragazzini”, si sono fatti abbindolare e per anni hanno dato credito alle dichiarazioni farlocche di un Vincenzo Scarantino, e condannato a lunghe pene detentive degliinnocenti: ben 11 condannati al carcere 41 bispercheritenuti responsabili di una strage maicommessa.

  Un colossale depistaggio; un trappolone messo in essere da un poliziotto Arnaldo La Barbera; e fin da subito avallato dal capo della procura di Caltanissetta di allora, Giovanni Tinebra. Tuttoordito da loro, e gli altri ci cadono come allocchi, e si bevono tutto, nonostante evidenti incongruenze, e puntuali avvertimenti? Puo’ pure essere. Peccatoche anche La Barbera e Tinebra siano nelfrattempo deceduti.

    A questo punto, non suoni come provocazione: si chiami subito una veggente, e si faccia una seduta spiritica. Magari prestando un’attenzione maggiore di quella prestata a suo tempo, per Gradoli

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