sabato, Settembre 25

Strage di Capaci: gli infiniti, inquietanti, evanescenti misteri La più clamorosa tra le tantissime di cui la Cosa Nostra si è resa responsabile

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Quella in cui sono rimaste vittime Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta è senza dubbio la strage più eclatante, più clamorosa tra le tantissime di cui la Cosa Nostra si è resa responsabile. Ma è un elenco sterminato, quello delle vittime di mafia: in Sicilia e non solo; e – va detto – se la Cosa Nostra è un fenomeno siciliano che poi progressivamente ha invaso il paese, l’Europa e le Americhe, quasi tutti i martiri di mafia, erano, sono siciliani.

  Per tornare a Falcone e alla strage di Capaci: che la Cosa Nostra gliel’avesse giurata, lo sapeva da tempo; Tommaso Buscetta, il mafioso diventato collaboratore di giustizia che gli aveva fornito le chiavi per entrare dentro il mondo mafioso, lo aveva avvertito: “Abbiamo aperto un conto che si chiuderà solo con la nostra morte”.

  Di quella strage le indagini hanno individuato mandanti (i boss corleonesi da Totò Riina a Bernardo Provenzano e tutti i componenti della cosiddetta cupola) e gli esecutori. Resta tuttavia un qualcosa che ancora non risulta ben definito, di evanescente e di cui tuttavia si percepisce la presenza.

  Per dirla senza troppi giri di parole: che oltre alla Cosa Nostra abbiano operato dei soggetti esterni. Non che la mafia prenda ordini; però si possono creare comuni interessi.

  Quelli che ora si elencano sono, chiamiamole così, coincidenze; che legittimano inquietanti sospetti. Veri e propri “buchi neri”.

  Giovanni Falcone aveva cura di redigere una sorta di diario. Una parte l’aveva affidato a una giornalista amica: saggia precauzione col senno di poi; alla sua morte viene pubblicato; è il fraterno amico Paolo Borsellino a certificarne l’autenticità rivelando di averlo letto quando Falcone era ancora vivo: “Sono parole sue, le riconosco. I brani che sono stati pubblicati sono i suoi”.

  Il documento nella sua integrità, tuttavia, risulta irreperibile. Non solo: irreperibili alcuni file del computer trovato nell’abitazione di Palermo. Irreperibili i file nel computer nell’ufficio al ministero di Giustizia: cancellato in disco rigido del computer trovato nell’abitazione romana. Una vera e propria “bonifica” che non può essere stata fatta da Riina e dai suoi tagliagole.

  Sono tanti i documenti spariti, intere biblioteche.

  Scomparsi gli appunti scritti dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa sul vorticoso giro di appalti. Il generale con sé aveva sempre una borsa di pelle. Per qualche tempo sparisce, viene ritrovata nel magazzino del tribunale di Palermo, dove si conservano i reperti. Vuota.

  Scomparso il foglio della relazione di servizio redatta dall’agente Calogero Zucchetto, il primo ad arrivare sul luogo dell’omicidio Dalla Chiesa. Anche Zucchetto viene ucciso dalla mafia.

  Scomparsa l’agenda del capo della sezione investigativa della squadra mobile di Palermo Ninni Cassarà, ucciso dalla mafia.

  Scomparsa l’agenda che Cassarà sequestra a casa di Ignazio Salvo.

  Scomparsi gli appunti del poliziotto Nino Agostino, ucciso assieme alla moglie. E’ anche grazie ad Agostino se il misterioso attentato all’Addaura, sempre contro Falcone, fallisce. Di lui Falcone dice: “Quel ragazzo mi ha salvato la vita”.

  Dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, sappiamo tutti. Il magistrato l’aveva con sè, molti l’hanno vista, a via D’Amelio; dopo l’attentato, qualcuno la fa sparire.

  Scomparsi anche gli appunti del maresciallo Antonino Lombardo, che ha svolto un ruolo non secondario nella cattura di Riina, e misteriosamente si suicida all’interno della caserma Bonsignore di Palermo.  

  Come si dice: un indizio è un indizio; due indizi sono una coincidenza; ma tre indizi sono una prova. Qui gli indizi sono un’infinità. 

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