lunedì, Giugno 21

Strage di Capaci: Giovanni Falcone, un eroe morale Seguire il flusso dei soldi per giungere a chi li gestiva. Fu questa l’intuizione più importante che il magistrato mise in campo per mettere in difficolta la mafia

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Ieri, 23 maggio, è stato l’anniversario della strage di Capaci in cui furono uccisi il giudice Giovanni Falcone, la sua compagna Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. La decisione fu presa dal boss Salvatore Riina al termine di un percorso condiviso in riunioni delle ‘commissioni’ di Cosa Nostra mentre il tutto fu coordinato da Giovanni Brusca.

La detonazione squarciò l’asfalto dell’autostrada A29, presso Capaci in provincia di Palermo, in una primavera già calda, come solo la Sicilia sa regalare.

Di lì a poco, il 19 luglio 1992 anche il suo amico, il giudice Paolo Borsellino, fu ucciso a via D’Amelio a Palermo mentre si recava a pranzo dalla madre.

Così si mise fine ad un’epoca, quella di due magistrati coraggiosi che combatterono a viso aperto la mafia.

L’immagine di Falcone e Borsellino, ritratti insieme in una suggestiva fotografia iconica, resta ad indicare la via della Giustizia a chi crede nei suoi valori originali ed autentici.

Questa commemorazione avviene in un momento particolare in cui le note vicende che riguardano la magistratura nel suo organo di auto-governo il Csm, preoccupano lo stesso Capo dello Stato –Sergio Mattarella– che ieri è stato al bunker dell’Ucciardone, il carcere di Palermo, dichiarando: “Sentimenti di contrapposizione, contese, polemiche all’interno della magistratura minano il prestigio e l’autorevolezza dell’organo giudiziario”.

E poi ancora: “È sempre di grande significato ritrovarsi nel bunker, un luogo di grande valenza simbolica, dove lo Stato ha assestato importanti colpi alla mafia che esiste ancora, non è stata sconfitta. È necessario tenere sempre attenzione alta e vigile da parte dello Stato”.

Il Capo dello Stato ha ricordato quella che fu l’intuizione più importante del magistrato: “Il lavoro di Falcone fu straordinario: andare alla ricerca della forza economica della mafia lo portò a sviluppare la consapevolezza che occorreva lavorare a livello internazionale”.

Ed infatti fu questa l’intuizione più importante che il magistrato mise in campo per mettere in difficolta la mafia e cioè colpirne gli interessi economici e finanziari. Seguire il flusso dei soldi per giungere a chi li gestiva.

Un salto di qualità dello Stato che poggia su una intuizione in fondo semplice che però non era stata tradotta in azione.

Falcone e Borsellino sono assorti per la società civile al ruolo di ‘santi laici’ che rappresentano uno degli ultimi baluardi in cui la gente ancora crede. Il loro esempio è un libro aperto soprattutto per i giovani che in una epoca di perdita di valori e di trionfo dei social rischiano una perdita di identità o -ancora peggio- di non poterne mai avere una propria.

Beato il popolo che non ha bisogno di eroi’, scrisse Bertold Brecht intendendo che il coraggio civico dovrebbe essere di tutti e cioè il tratto distintivo dell’intero corpo sociale. Purtroppo sappiamo che in Italia non è così, e gli eroi come Giovanni e Falcone e Paolo Borsellino servono ancora oggi.

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