sabato, Settembre 25

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 Stradivari

Lo ‘Stradivari Festival’, che si svolge a Cremona dal 14 settembre al 12 ottobre prossimi, voluto dal Museo del Violino della città, che così festeggia il primo anno dalla sua fondazione, è un manifestazione all’insegna della musica per strumenti ad arco e a pizzico, con un totale di 40 incontri che spaziano nei diversi generi musicali (classica, tango, samba, jazz e molti altri ancora) che tali strumenti possono eseguire. Sono previste sette serate con musicisti dell’archetto di calibro internazionale, nove concerti dei quali tre specifici per i bambini, tre mostre temporanee, vari incontri, conferenze, premi e un workshop, all’interno delle attività COST 2014 (Cooperazione Scientifica e Tecnologica), con molti e diversi relatori internazionali.

Lo ‘Stradivari Festival’ vuole valorizzare la forte identità culturale, la storia e il presente della città di Cremona, che vede nel mestiere del liutaio, riconosciuto recentemente dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’Umanità, e le cui botteghe sono caratteristiche e presenti in gran numero in questo luogo, motivo di ammirazione e di attrazione per musicisti e visitatori italiani e stranieri che provengono da tutte le parti del mondo. Questo festival si rivolge anche a giovani musicisti che si devono ancora far conoscere dal pubblico e coniuga tradizione e innovazione con la consapevolezza che la musica offre un servizio sociale in maniera nobile e profonda.

Il Museo del Violino di Cremona è una struttura che riunisce in sé, grazie anche alla sensibilità e il contributo della Fondazione Arvedi Buschini, le funzioni museali e didattiche: vi si possono scoprire cinque secoli di liuteria cremonese attraverso l’incontro diretto con i grandi maestri e i loro strumenti (Andrea Amati, il capostipite, i figli Antonio e Girolamo, il nipote Nicolò, Antonio Stradivari, Giuseppe Guarneri del Gesù e la sua famiglia, Francesco Rugeri e Lorenzo Storioni), oltre ai creatori della liuteria attuale; è inoltre dotato di un auditorium, grazie ad un progetto ardito e moderno   -coordinato dagli architetti Giorgio Palù e Michele Bianchi e supportato dal contributo dell’ingegner Yasuhisa Toyota per l’ottimizzazione acustica-   dove estetica e funzione trovano sintesi perfetta, e si fa polo di ricerca musicale. Nessun museo oggi in Europa può vantare una testimonianza altrettanto importante e completa degli strumenti ad arco, resa con installazioni multimediali e arricchita da un ricco corredo documentale che consente ad ognuno, turista, visitatore esperto o bambino, di realizzare un percorso suggestivo e coinvolgente adatto alle proprie necessità ed esigenze.

 

Del museo e del festival abbiamo parlato con Virginia Villa, Direttore generale del Museo.

Quanto il Museo del Violino di Cremona è conosciuto in Italia e all’estero e come mai l’idea dello Stradivari Festival?
Il Museo del Violino compie, domenica 14 settembre, un anno dalla sua creazione: è quindi molto giovane. In quest’anno però abbiamo lavorato molto e addirittura i risultati sono stati migliori di quanto ciascuno di noi potesse pensare: abbiamo avuto più di 5 mila visitatori, un’alta percentuale dei quali era costituita da stranieri. Dal punto di vista della notorietà, in un anno tutti questi visitatori sono arrivati qui proprio per venire a visitare questo museo. Cremona è una piccola città della provincia lombarda e non ha normalmente un grosso turismo, ma rappresenta il distretto più grande del mondo per quanto riguarda il mestiere del liutaio, che ancora oggi è un mestiere vivo, tanto che fare il liutaio è stato riconosciuto dall’UNESCO parte del patrimonio immateriale dell’umanità. Questo fatto ha forse contribuito anche a creare interesse nel mondo per quest’arte e per tutto quello che le ruota intorno, e quindi anche sulla sua storia. L’idea dello Stradivari Festival richiama il più famoso liutaio del mondo, Stradivari appunto, ed è il nostro brand. Con questo nome normalmente ci facciamo conoscere nel panorama internazionale, perché gli strumenti Stradivari sono conservati in moltissimi musei importanti sparsi in tutto il mondo, e da sempre sono riconosciuti dagli artisti e dagli strumentisti come il sogno della loro vita: poter suonare su uno dei questi strumenti musicali è sicuramente un regalo enorme, e un’esperienza che ogni violinista vorrebbe fare. Intitolare a Stradivari il Festival di Cremona è stato per noi naturale, in quanto questo famoso liutaio è nato e vissuto nella nostra città. Nel Museo abbiamo 8 strumenti molto importanti di questo celebre artigiano, che raccontano momenti diversi della vita del grande liutaio e che possono essere anche ascoltati. Una delle particolarità del Museo del Violino è il fatto di essere vivo, da una parte perché questo mestiere ha delle botteghe in tutta la città e una sezione di questo museo è dedicata alla liuteria contemporanea, con l’illustrazione del lavoro di questi artigiani, dall’altra perché gli strumenti storici che sono qui conservati rappresentano i gioielli della nostra  istituzione. Una parte del Museo, che chiamiamo lo ‘Scrigno dei Tesori’, è dove conserviamo gli strumenti più belli in nostro possesso ed essi parlano, nel senso che si possono ascoltare. Si permette così alle persone di fare delle esperienze nuove: abbiamo collegato al museo un bellissimo auditorium, il Giovanni Arvedi, che è stato creato apposta e dà l’idea di entrare in un violino. è un luogo veramente speciale: tutto di acero, con una pianta centrale, che consente a chi suona di essere circondato dagli spettatori e così ascoltare musica in questo luogo ideale è un’esperienza particolare che si offre al visitatore del museo. E lo Stradivari Festival si incentra appunto attorno al museo e all’auditorium. Esistono dei pacchetti speciali per avere la visita guidata al museo, in tutte le lingue: i ragazzi che accompagnano nelle sale sono delle guide eccezionali (tutti giovani laureati in storia dell’arte, o in conservazione dei beni culturali o musicologia, molto preparati, che parlano non soltanto inglese, francese, tedesco, spagnolo, ma anche giapponese e cinese). Il nostro museo è effettivamente un luogo accogliente per tutto il pubblico internazionale, che qui riconosce il primato di Cremona e si aspetta di trovare un’accoglienza particolare. Il museo funziona anche durante lo Stradivari Festival: si può anche venire per fare il brunch al museo, dato che abbiamo un bellissimo cortile nel quale si può mangiare; fare la visita guidata, fermarsi ad ascoltare musica nel patio e alla sera partecipare a concerti importanti, dedicati essenzialmente alla musica classica per strumenti ad arco, ma abbiamo anche una serata dedicata al tango, e una al jazz. La domenica pomeriggio ci saranno i concerti per i bambini. Francesca Colombo, che è il direttore artistico dello Stradivari Festival e che ci ha aiutato a mettere insieme questo bellissimo programma, ha pensato di parlare a tanti pubblici diversi, secondo una delle caratteristiche del nostro museo: ai bambini è dedicata una sezione particolare, con una visita fatta a loro misura, e i genitori possono venire al museo con i propri bambini e girare nelle sale seguendo insieme l’itinerario, ma avendo ognuno un proprio percorso. Vi sono anche delle bellissime mostre di liuteria, perché il compleanno del Museo del Violino per noi vuol dire celebrare questo mestiere e gli artigiani, tanto che abbiamo dedicato ai 4 decani liutai, ormai ottantenni, maestri di molti di quelli che lavorano oggi in tutta Italia, una mostra dedicata alla loro carriera. Proprio questi liutai saranno presenti, parlando della loro storia e di una parte di vita vissuta legata a questo lavoro, molto interessante per il visitatore, anche quello non esperto di questa materia.

 

La liuteria è stata inserita dall’UNESCO tra i beni immateriali dell’umanità e Cremona ne è la patria. Quanto è rimasto e cosa è cambiato dell’arte liutaia oggi?
Questa è una bella scoperta che si potrebbe fare visitando il Museo del Violino. Molto è rimasto, perché la storia ci ha lasciato grandi capolavori e documenti che noi possediamo; inoltre il museo ha una parte dedicata agli oggetti originali provenienti dalla bottega di Stradivari, ossia gli attrezzi, le forme, i disegni con i quali questo maestro liutaio ha lavorato e dei quali si è servito. Questo è un patrimonio veramente enorme, che a Cremona continua ad avere la sua influenza nei lavori dei liutai contemporanei, che in questa città sono in numero di almeno 250; o almeno, vi sono 150 botteghe già ufficialmente iscritte in Camera di Commercio ma provenienti da tutto il mondo, che hanno scelto Cremona per venire ad esercitare la loro arte e le loro fiere, perché trovano questo un luogo ideale, in quanto la storia di questo mestiere è partita proprio da qui.  Le condizioni di lavoro e di vita in questa città sono buone: a Cremona si vive bene e, come spesso succede in alcune città italiane, andando in giro per la città si possono vedere tutte le botteghe dei liutai. Per un musicista venire a Cremona è una tappa fondamentale della propria vita, ad esempio per scegliere lo strumento che diventerà il proprio mezzo di lavoro, qui c’è la possibilità di trovare veramente quello giusto; e si può instaurare un dialogo tra il musicista e liutaio, per trovare l’oggetto capace di esprimere tutte le tue tecniche e qualità. Questo non succede in nessun’altra città al mondo: è questo spirito, la cultura, gli oggetti e gli strumenti di lavoro che sono rimasti immutati. Vedere l’oggetto originale non è secondario, non è come vederlo su internet o su un libro. L’Italia ha l’enorme fortuna di avere un patrimonio culturale inestimabile, a disposizione delle persone che ne vogliono prendere parte e ciò costituisce un dono incredibile.

Con la mostra ‘Maestri. Omaggio alla carriera’ invece si parla di figure di artigiani, come Francesco Bissolotti, Giancarlo Guicciardi, Gio Batta Morassi e Renato Scrollavezza, che diventano punto di riferimento forte e qualificato nella seconda metà del secolo scorso per intere generazioni di costruttori, loro allievi nelle scuole di liuteria di Cremona o Parma, o semplicemente emuli del loro gestocreativo. Eppure alla scuola di liuteria di Gio Batta Morassi quest’anno non è iscritto nessun italiano. Secondo Lei come mai questo fatto?
La scuola di liuteria di Gio Batta Morassi è una piccola scuola-bottega, mentre la Scuola di Liuteria Internazionale di Cremona ha iscritti anche molti ragazzi italiani. Detto questo, il motivo per cui tantissimi stranieri sono attirati qui e appena possono e ne hanno la possibilità, anche economica, si trasferiscono in questo luogo per studiare, è dato dall’ambiente culturale e dal know how italiano che non si trova in nessuna altra parte del mondo. Per un ragazzo orientale venire a studiare a Cremona è sì complicato per la lingua, per il costo e per tante altre cose, ma questa città è ospitale, apre le porte, ci si vive bene e tranquillamente, diventando amici degli altri, fra studenti che lavorano e dove si può venire al museo ogni giorno a studiare, ad ascoltare concerti tutte le sere e confrontarsi, e anche questo per un artigiano contemporaneo è fondamentale. Quest’atmosfera è un’esperienza impagabile per i giovani.

La mostra ‘Liutai italiani del 21 secolo’è dedicata invece a tutti i Maestri contemporanei, artigiani di straordinaria creatività, portatori di un saper fare che continua a essere un valore culturale ed economico per il Paese con la partecipazione di 163 liutai da ogni regione. Questa esposizione vuole sottolineare quanto questa competenza sia un giacimento culturale prezioso sia una possibilità di sviluppo? In che modo quest’arte può far bene al nostro Paese?
Io credo che il nostro Paese abbia un grande futuro ancora oggi, e forse lo avrà sempre di più proprio in queste grandi specializzazioni di ‘nicchia’, ricoprendo già il primo posto. L’idea di ospitare e chiedere a tutti i liutai italiani (sto parlando ovviamente anche di quelli che provengono dalla Sicilia e dalla Sardegna, perché ci sono altri luoghi italiani dove si fa questo mestiere) di partecipare per il compleanno del Museo del Violino ad una mostra, potendo portare per un mese un proprio strumento all’interno di questo luogo, è venuta la nostro Conservatore, il maestro Fausto Cacciatori, perché serve sicuramente a far partecipare tutti coloro che questo mestiere lo realizzano anche oggi Anche per gli stessi giovani che non sono ancora famosi e che quindi non avrebbero un palcoscenico così vasto, è questo il modo giusto per aiutarli, per farli incontrare, farli confrontare e far conoscere meglio i loro nomi ai musicisti di rango. Diventa un omaggio a questo mestiere. Si darà inoltre un diploma di partecipazione, proprio perché ognuno porti a casa qualche cosa del Museo del Violino, e per far capire che esso è anche la casa di tutti i liutai, come era nell’idea che stava alla base della nascita del museo. Normalmente i musei ospitano oggetti antichi e parlano fondamentalmente del passato, mentre il nostro rappresenta anche la contemporaneità, e speriamo così di dare una mano ai giovani artigiani. Per un ragazzo scegliere una strada come questa non è facile, dato che poi la si porta avanti per tutta la vita: è una passione che quando nasce, cresce sempre di più ed è bello vedere giovani appassionati in un mestiere in cui mani e testa devono andare insieme.

Ci saranno anche incontri sul tema del violino con liutai e docenti universitari. Quanto eventi culturali come questi possono giovare alla conoscenza di questo strumento musicale?
Noi crediamo che allargare il campo sia indispensabile e questo vuol dire parlare di cose differenti: dalla storia dei maestri raccontata da loro stessi direttamente, quindi un’esperienza particolare che incuriosirà sicuramente il pubblico, agli incontri dedicati al valore economico dello strumento (nei quali per esempio si va a ricordare con l’amministratore delegato di Sotheby’s Italia quali valori abbiano raggiunto nelle aste gli strumenti storici più importanti, veri tesori che si aggirano intorno a diversi milioni di euro), ragionando sul perché e su cosa spinge il collezionista a fare follie per averli. Si creano così spunti interessanti per diverse tipologie di pubblico.

Prima di alcuni concerti si potrà dialogare con gli artisti, e anche con i liutai. Questo avvicina all’ascolto anche un pubblico non preparato e competente in materia?
Secondo noi sì: abbiamo creato e chiesto agli artisti di fare prima questo incontro dedicato alla critica sullo strumento, da un’idea di Francesca Colombo, perché in questo modo il pubblico incontra l’artista, che negli altri casi di solito sta sul palcoscenico, fa il suo concerto e appena finito se ne va, mentre qui prima dialoga con il pubblico, tramite un presentatore e un maestro liutaio, racconta qualcosa della sua vita e del suo rapporto con lo strumento. Quando qualche ora dopo entrerà sul palcoscenico nell’auditorium per suonare, sicuramente il pubblico l’avrà già conosciuto e avrà, secondo noi, elementi migliori per ascoltare la performance in un altro modo.

All’interno delle attività COST (Cooperazione Scientifica e Tecnologica) 2014, Cremona e il Museo del Violino ospitano il workshop scientifico internazionale sul tema ‘Multidisciplinary Approach to Wooden Musical Instruments Identification’, organizzato dal Management Committee dell’azione COST FP 1302 Wood Music con il coinvolgimento di circa 80 relatori da tutto il mondo. Ci parla di questa iniziativa e come si inserisce nel programma dello Stradivari Festival?
Il punto fondamentale è che all’interno del Museo del Violino noi abbiamo due laboratori di ricerca: uno del Politecnico di Milano, che si occupa di acustica musicale, e un secondo dell’Università degli Studi di Pavia, laboratorio che si occupa invece di indagini non invasive sulla materia e quindi, in questo caso, fondamentalmente di conservazione del legno. Ci era sembrata un’ottima idea candidarci, all’interno dell’azione COST, che è un organo europeo di ricerca per ospitare uno dei loro incontri di quest’anno. Il tema è proprio il legno, e quello per realizzare gli strumenti musicali: così per due giorni a Cremona ci saranno più di 70 ricercatori e professori da tutta Europa, a presentare in un convegno di studi scientifico le loro relazioni su questa tematica. Non c’è luogo migliore per poter ospitare questo workshop che il Museo del Violino, perché ovviamente bisogna sempre guardare avanti, e in questi anni la ricerca ha dato una grossa mano, soprattutto nel campo della conservazione degli oggetti storici, e anche, come in questo caso, degli strumenti musicali.

 

 

Francesca Colombo è il Direttore artistico dello Stradivari Festival.

Direttore, in che cosa lo Stradivari Festival si differenzia dalle altre manifestazioni musicali in genere?
Nel fatto che è un festival che può avere luogo solo a Cremona, perché con il suo programma culturale vuole valorizzare la forte identità della città. Cremona ha un grande passato, una grande storia e un grande presente, è stata recentemente riconosciuta dall’UNESCO patrimonio immateriale dell’umanità ed è capace ancora oggi di attirare l’attenzione del mondo. Quando si arriva in questa città, si passeggia in queste vie piene di botteghe di liutai, questo rappresenta davvero una cosa unica perché non esiste un altro posto così al mondo. Con questo Festival si è voluto valorizzare tutto ciò e il Museo del Violino, che compie quest’anno il suo primo anno di vita, è un luogo molto giovane, con una bellissima collezione, esposta in maniera molto innovativa, perché vi è tutta una parte in cui si possono sfogliare le partiture, con schermi dove si può apprendere la tecnica per costruire uno strumento ad arco. Questo museo cremonese, che coniuga perfettamente innovazione e tradizione, ospita un auditorium che ha un’acustica veramente tra le migliori al mondo; si è così deciso di offrire una serie di occasioni musicali, che valorizzassero proprio gli strumenti ad arco e a pizzico (perché qui c’è anche una bellissima collezione di questo tipo di oggetti) conservati nel museo stesso. Volevamo rivolgerci a un pubblico molto eterogeneo, e quindi il programma ha voluto prevedere pagine del grande repertorio classico, ma anche un crossover colto e generi musicali diversi (come jazz, tango, musica brasiliana, improvvisazioni), tutti incentrati sugli strumenti a arco. Gli artisti vengono invitati a visitare il museo e a scegliere, se vogliono, uno degli strumenti della sua collezione, dove sono strumenti preziosissimi (come gli Stradivari e i Guarnieri del Gesù), ma anche quelli nuovi, opera di liutai attuali, che vengono a Cremona per partecipare al concorso, che dura tre anni, per il migliore strumento costruito oggi. Il festival ha voluto mettere insieme tutti questi ingredienti, senza dimenticarsi di un pubblico (al quale io stessa sono molto sensibile), sia come fruitore della musica sia come protagonista, che è quello dei giovani e dei bambini. Trovo che la musica, la sensibilità verso di essa, il gusto del bello e della capacità di ascoltare un brano musicale, e il dialogo su questo, si sviluppi maggiormente quando si è piccoli, da bambini, e quindi abbiamo stimolato l’ascolto della musica anche per i bambini, con tre spettacoli realizzati proprio per loro, che avranno luogo tutte e tre le domeniche del festival, iniziando il 28 settembre, con ‘L’Oca Rina’, a cui seguirà, domenica 5 ottobre, una fiaba su un violino, e poi il 12 ottobre uno spettacolo, da me ideato, sulla figura di Charlot, perché il personaggio di Charlie Chaplin quest’anno compie 100 anni e ci sembrava giusto omaggiarne la figura con questo spettacolo. I bambini possono già scaricare le parti dal sito internet del Museo del Violino e prepararsi (questo evento è rivolto solo ai violini, violoncellisti e ballerini) con dei laboratori che faremo tutta la giornata alla prova generale, come si è soliti chiamarla nel mondo dell’opera, per poi andare in scena alle 17:00. I bambini saranno sia sul palcoscenico sia, mi auguro, nella sala ad ascoltare lo spettacolo. E non soltanto loro, ma anche i giovani musicisti dell’Istituto Monteverdi, che è la scuola di musica di Cremona, che studiano con tanta passione e disciplina questi strumenti a corde (nella mia esperienza di pianista diplomata, so che vuol dire suonare uno strumento e quanta disciplina serve; le altre professioni, poiché sono laureata anche in ingegneria, non possono essere paragonate alla stessa disciplina che si applica agli studi musicali) avranno momenti a loro dedicati, chiamati Violin Bar, ossia 10 concerti con giovani interpreti che suoneranno nel chiostro del museo.

In che forma e perché questo festival si inserisce come espressione di un museo che non si concepisce come reliquario di strumenti?
In realtà il peso e la grande eredità di questo museo è ben nota a tutti e quindi è una grande responsabilità gestirlo, pensando a manifestazioni che possano valorizzare questa grande eredità, ma lo si deve fare, sempre un passo avanti ogni volta, perché il mondo progredisce e cambia, anche nei gusti. Con questo festival abbiamo voluto creare una sorta di continuo binomio tra quell’eredità e la sperimentazione di nuovi linguaggi, regole e contaminazioni.

Non solo concerti di classica, ma anche di jazz, di samba e di tango. Come mai la scelta di questa diversità di generi musicali all’interno di questa manifestazione?

Perché il violino, la viola e il violoncello, ma soprattutto il primo, si prestano e vengono utilizzati in tutti i generi musicali, dal rock, al punk, al jazz e alla musica brasiliana: quindi sembrava gusto omaggiare il violino in tutte le sue infinite potenzialità, in questi diversi generi musicali, e questo è stato fatto chiamando a partecipare al festival anche grandi artisti di fama internazionale. È quindi un omaggio al violino, capace di soddisfare le orecchie del pubblico, spaziando nei gusti, dalla musica classica, al punk, al rock fino al jazz.

I vari strumenti e i musicisti, alcuni di grande spessore artistico, presenti nel festival come si prestano ad interpretare diversi generi musicali e in base a quale criterio di scelta gli strumenti e i musicisti sono stati selezionati per il Festival?
Innanzitutto  la cosa bella è che tutti questi grandissimi e importantissimi artisti di fronte alle parole Italia, Cremona, Stradivari hanno avuto una partecipazione e un senso di disponibilità veramente incredibile. Tanti sono i concerti che fanno parte di questo festival, ed ho discusso con gli artisti creando insieme a loro un programma appositamente studiato per Cremona, e grazie a questi tre nomi, di cui le dicevo prima, è stato veramente facile. Un artista ha cambiato addirittura cancellato un proprio concerto, già previsto, per essere con noi allo Stradivari Festival. La scelta è stata un pensiero artistico che voleva mettere in risalto questa città, perché la cultura è un grande strumento capace di valorizzare le identità di un luogo: e quindi da quell’idea strategica, e dal servizio sociale che la musica può svolgere in maniera così nobile e profonda, è derivata la scelta dei diversi generi musicali e dei protagonisti, selezionando con loro tutti i relativi programmi.

Iniziative di questo genere quanto aiutano il pubblico ad avvicinarsi alla musica e a sensibilizzarsi a questa forma d’arte che oggi sembra passare un brutto momento di restrizioni, non solo in campo economico?
Penso che l’essere capaci, come il Museo del Violino di Cremona sta facendo, di offrire un programma culturale eterogeneo e ricco, pieno di diversi stimoli, sia una strada da perseguire per avvicinare un pubblico che magari ancora non ascolta la musica, legandolo ad incontri, a dialoghi, ad eventi e a mostre di ambito musicale, e non soltanto ai concerti. Offrire tante occasioni diverse per passare un’ora, o poco più, dentro il Museo del Violino di Cremona, diventando più ricchi di conoscenze in campo musicale e pieni di emozioni una volta usciti da quel luogo, penso che sia quello che stiamo cercando di fare, per dare al pubblico un’opportunità di crescita, anche se la cosa che dovrebbe essere fatta per avvicinare il pubblico maggiormente alla musica è di ripartire dall’educazione musicale nel nostro Paese.

Quanto invece le restrizioni, nell’attuale momento di crisi per la musica, hanno pesato nell’organizzazione di questo Festival a Cremona?
Direi che passiamo tutti un periodo dove non c’è abbondanza di risorse, però sicuramente la cosa importante che abbiamo applicato è quello di usare un criterio e un approccio, se così può essere definito, ‘imprenditoriale’ alla cultura e alla musica. Sapevamo le risorse che avevamo a disposizione e abbiamo coinvolto con una partnership molto virtuosa il territorio: quasi tutte le aziende che ne facevano parte hanno partecipato finanziariamente a sostenere questa attività con un piccolo o grande contributo, a seconda di quelle che erano i loro possibilità. Da parte nostra, come organizzatori, c’è stata un’attenzione a gestire le risorse finanziarie e fare la programmazione che potevamo permetterci in base al budget, e non come spesso a volte si fa con la cultura in Italia pensando che poi pagherà qualcun altro. Questo è stato un approccio che ogni padre e imprenditore fa rispettivamente con la propria famiglia e la propria impresa, e così è stato fatto al Museo del Violino.

 

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