mercoledì, Ottobre 27

Storie di vita quotidiana tra Aleppo e Beirut Film, doc, cucina, libri, arte e teatro al Middle East Now, la Rassegna sulle culture del Medio Oriente, al centro Sirya e Palestina

0

«Ciò che viene raccontato  in tv o sui giornali non ci aiuta a capire la realtà quotidiana, la vita di ogni giorno, le sofferenze, la paura ma anche le speranze delle  martoriate popolazioni del Medio Oriente: bombe, macerie, distruzioni, bibliche migrazioni….ma come convivono con tutto ciò i popoli siriano, iracheno, libanese, palestinese?  Come si svolge la loro quotidianità?» In questa domanda, che uno studente della New York University  si pone, sta già la risposta del successo di pubblico che ha accolto questa nona edizione del  Middle East Now,  appena conclusa a La Compagnia a Firenze, il cinema Teatro divenuto ormai un punto di osservazione sulla cinematografia mondiale e   sulle culture apparentemente lontane dalla nostra abituale visione eurocentrica. «Un’edizione» – sottolinea Roberto Ruta, uno dei curatori della Rassegna- «il cui  carattere multidisciplinare di cinema, arte, musica, teatro, eventi gastronomici  e incontri, ha suscitato l’entusiasmo del pubblico, che si è distribuito nei vari luoghi coinvolti. In tal  modo si è potuto avere quell’approfondimento sull’attualità e le caratteristiche della cultura mediorientale che ci mancava».

Il cinema, certo con le tante storie raccontate attraverso  la presentazione dei 43 film selezionati ( e proiettati in parete alla Compagnia in parte all’Istituto Stensen)  e numerosi sold out per le prime italiane, europee o mondiali alla presenza di registi, attori, produttori, artisti ed esperti, ma anche  il teatro la cucina, la fotografia, l’arte ci hanno fatto sentire più vicini il Medio Oriente, le sue popolazioni, la sua realtà quotidiana. Una realtà dura, come ben sappiamo, testimoniata da due cortometraggi  dedicati alla città di Aleppo, entrambi premiati: il Premio “Best OFF”, conferito da OFF Cinema al miglior cortometraggio d’autore, è andato a “One Day in Aleppo” di Ali Alibrahim «per il coraggio e la forza espressiva data dalla vicinanza con cui il regista sceglie di raccontare il quotidiano martirio subito dall’indifesa popolazione civile, in una nazione abbandonata a sé stessa». Questa la motivazione della giuria.Un  lavoro il suo che denota una crescente maturità espressiva e, soprattutto, «la voglia di raccontare territori e popolazioni che fino ad oggi non hanno avuto molte occasioni per poter esprimere punti di vista locali ed autoriali. One day in Aleppo è da considerarsi una delle più alte testimonianze  della realtà mediorientale del 2017, per la sua capacità di aprire uno squarcio su una realtà dolente, fungendo da atto artistico e politico e permettendoci di vedere da vicino situazioni lontane, con uno  sguardo umano ed empatico». L’altro doc  sulla città martire “The Day we Left Aleppo”  di Hassan Kattan,  si è aggiudicato una menzione speciale «per la sensibilità con cui ritrae il dramma di una città sotto assedio, attraverso la vita, i sentimenti, la storia di due ragazzi, nell’atmosfera sospesa dell’attesa e nel momento decisivo della partenza».

Ma  la Rassegna non ci ha presentato soltanto immagini di guerra, di devastazioni e di fuga, ma anche  aspetti di vita quotidiana, comuni alle popolazioni del Medio Oriente, dalla Palestina al Libano. Curiosa  è stata la scelta della giuria composta dagli studenti della New York University di Firenze di  premiare con il “Best Short Film by NYU Firenze” il cortometraggio “Men’s Barbershop” di Mishal Al Hulail:  “ una storia semplice e originale (che si svolge prevalentemente in un negozio di barbiere)   racconta con passione un aspetto della quotidianità, grazie a una tecnica eccellente e a un’estrema capacità attoriale. Uno dei momenti più alti del Festival si è raggiunto con l’ Anteprima del filmSoufra” di Thomas A. Morgan, prodotto dall’attrice americana  Susan Sarandon. Il film racconta la storia di Mariam Shaar, una ragazza palestinese rifugiatasi in Libano,  che ha trascorso tutta la vita nel campo profughi di Burl El Barajneh, a sud di Beirut. E’ una delle migliaia di profughe costrette dalla guerre, dalla fame, dalla miseria, ad emigrare nei paesi del Medio Oriente che le accolgono, sia pure nei campi profughi. Ma vivere  in quei ghetti non vuol dire arrendersi, rinunciare ai propri desideri, all’aspirazione ad una vota normale, o dimenticare la propria terra d’origine. E così Mariam decide dar vita, insieme ad altre donne, ad una società di catering, di nome Soufra, lottando per   espandere la sua attività al di fuori del campo, nella speranza di un riscatto sociale. Il sostegno dell’attrice americana, fortemente impegnata  sui temi della pace, dei diritti civili e dell’indipendenza dei popoli, consentirà al film di approdare ad alcuni festival e, quindi, tenere vivo il focus sulla questione palestinese, vista  con gli occhi dei porofughi.

Alla Palestina sono dedicati anche altri film presentati alla Rassegna, tra questi Palestinians. Us first” di Moran Ifergan (Israele, 2017) sguardo intimo sulla vita della nuova generazione palestinese che vive in Israele e il film Wajib, della regista palestinese ospite del Focus di questa edizione Annemarie Jacir, cui è stato assegnato  Il Middle East Now Award, premio per il film più votato dal pubblico. Il film è un ironico e toccante road-movie, che esplora la complessità del rapporto tra un padre e un figlio ormai quasi estranei – gli attori Saleh e Mohammad Bakri, due star del cinema arabo – alle prese con il “wajib”, la consegna a mano delle partecipazioni al matrimonio della figlia più piccola.  Uscirà nelle sale italiane in questo mese di aprile.

Impossibile riferire di tutti i film e cortometraggi presentati, così come degli incontri e presentazioni di libri  dedicati a temi e realtà specifiche: di particolare richiamo la presentazione del libro Our Syria. Recipes from Home, che pone l’attenzione sull’identità culinaria siriana, opera dio due appassionate cuoche come Dina Mousawi e Itab Azzam, che hanno passato alcuni mesi a contatto con donne siriane rifugiate tra Beirut e Berlino imparando  le loro ricette, ascoltando le loro storie di vita domestica, aiutandole a cercare i migliori ingredienti per realizzare i piatti della tradizione che mantengono vivo  il ricordo di casa. Tra le sorprese di questa Rassegna lo spettacolo inedito “White Rabbit, Red Rabbit” di Nassim Soleimanpour, magistralmente interpretato da Fabrizio Gifuni al Teatro Cantiere Florida senza aver fatto prove e senza regia ma scoprendo il testo solo sul palco ad inizio performance insieme al pubblico in sala. Nei vari momenti d’incontro fra pubblico e protagonisti, oltre alla cucina, all’arte, al cinema,  alle Mostre fotografiche non poteva mancare un approfondimento sul ruolo della Rete dei Social in Medio Oriente. Ma quello che più conta – dice uno dei tanti studenti che hanno partecipato ai diversi momenti – è la conoscenza diretta, il rapporto umano che questo Festival ci aiuta  a stabilire con le popolazioni, i territori e le culture del Medio Oriente, l’unico modo per superare assurdi pregiudizi culturali e religiosi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->