mercoledì, Ottobre 20

Storie di medici e politici indipendenti: Mauro Conti

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La prima domanda me la posi subito dopo le elezioni, quando un membro della segreteria mi confidò un ‘segreto’, raccomandandosi di non divulgarlo. “Se lo dirai a qualcuno, io smentirò di avertelo detto” le testuali parole. Non ricordo quale fosse, ma la frase mi sconcertò non afferrandone il senso. Tempo dopo, ad avvenuta trasformazione da Pci in Pds con mia conseguente acquisizione di tessera, qualche ingenuo mi propose come Segretario. “Mauro non può ricoprire questa carica, perché non conosce i meccanismi di partito”, fu l’autorevole bocciatura di un ex Sindaco ed ex Funzionario del partito medesimo divenuto Direttore di Cooperativa. Mi chiesi quali fossero questi ‘meccanismi di partito’ e gli chiesi perché pensasse che un laureato in Medicina non potesse comprenderli, se gli fossero stati spiegati. Nessuna risposta.

La risposta, però, arrivò poche settimane dopo a mezzo stampa, con la notizia dell’avvento di ‘Tangentopoli’. Un’ accusa di limiti intellettivi si era trasformata in complimento. Se è complicato gestire un indipendente nell’animo (la tessera non fa più testo) divenuto Consigliere o Assessore (quale pure sono stato), con un Sindaco diventa impossibile. Quest’ultimo dovrebbe capire che il suo compito si esaurisce con il raggiungimento della carica, e che da quel momento deve lasciar fare ai ‘grandi’. Gli spiriti indipendenti, però, come i bambini, hanno dei sogni e spesso, essendo adulti, anche una strategia. Una strategia prevede visione, lungimiranza, metodo, determinazione, calma e soprattutto tempo. E’ come una navigazione oceanica, necessita di una nave adeguata, un equipaggio leale, una meta non sempre visibile ai più. Chi è abituato al piccolo cabotaggio, alla navigazione a vista, ne ha paura. Non vuole allontanarsi dalla costa, tantomeno lasciarsi alle spalle le Colonne d’Ercole. Questi marinai da bordeggio sono però esperti conoscitori delle secche e degli scogli affioranti non segnati dalle mappe, perfettamente in grado di fare incagliare la nave prima che prenda il largo, dando la colpa al capitano. Sono esperti di tattica. Cresciuti in un ambiente politico, dove la tattica è fine a se stessa, dove di strategia non si sente parlare. Dove si dubita persino che esista o che qualcuno sappia cos’è. Tra tutti gli ingenui idealisti, poi, i medici sono i peggiori. Hanno la presunzione che, se vengono chiamati al capezzale di un malato, questi voglia guarire. La loro formazione, lunga e faticosa, li ha abituati al duro lavoro che ne consegue. Con tutti i difetti che possono avere, anche il più infame di noi è tra i pochi, in questo Paese, abituati alla responsabilità personale. Condannato per formazione a fidarsi della propria équipe e del personale ancillare, consapevole per esperienza che non si possa accontentare tutti.

Queste caratteristiche hanno fatto di me un alieno. Che si riconosce, perciò, similmente, e diversamente, in quanto accaduto ora a Marino, ‘Sindaco extraterrestre’.

 

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