martedì, Settembre 28

Storie di medici e politici indipendenti: Mauro Conti

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Ignazio Marino, chirurgo genovese, inopinatamente arrivato alla guida della Capitale nel 2013, ha dovuto affrontare, ed affronta, quanto sappiamo, e come sappiamo. Mauro Conti, medico odontoiatra romagnolo, con esperienza di Cooperazione Internazionale in Africa e Brasile, è stato Consigliere Comunale del Pci-Pds dal 1990 al 1995, poi Assessore alla Cultura, Pubblica Istruzione e Servizi Sociali dal 1995 al 1999. A Cattolica, nel riminese. Racconta per L’Indro la sua storia, in parallelo con quella del ‘Sindaco marziano’. 

Rimini non può certo essere messa a confronto con Roma, tranne che nell’immaginario felliniano, e figuriamoci allora Cattolica, sedicimila abitanti del meridione riminese a ridosso del confine marchigiano. Però se Cattolica non è Roma, è anche vero che Roma è ‘cattolica’ per definizione. E quindi azzardo un paragone, comparando la mia piccola storia politica con quella di Ignazio Marino, che di Roma è stato (è?, sarà?) Sindaco.

Negli scorsi anni ’90 il Partito Comunista Italiano, fino ad allora egemone in quasi tutta la Romagna, iniziava il proprio declino. Nella stessa Cattolica, da un 75% bulgaro rischiava di non avere la maggioranza assoluta. Per scongiurare ipotesi rovinose furono inventati i ‘candidati indipendenti’, espressione della società civile. Io, uno di loro. Proveniente da una famiglia di simpatizzanti e militanti, laureato in Medicina, recente reduce da un’esperienza in Africa e Brasile con la Cooperazione internazionale. Venni convocato dall’allora Segretario politico del Pci cittadino che mi chiese la disponibilità ad essere proposto per il Consiglio comunale. Accettai con entusiasmo e spirito di servizio di ex boyscout. In una cittadina così non è indispensabile essere cardiochirurgo come Marino, la conoscenza personale e la mia professione di dentista furono sufficienti a farmi eleggere. Forse anche grazie al mio piccolo contributo, il partito superò l’agognato 51% dei consensi.

Ora, secondo un’accorta strategia politica, noi indipendenti sarebbe bene non venissimo eletti. Come gli stadi dei missili spaziali serviamo per innalzare la navetta fino all’orbita, per poi essere sganciati una volta esaurito propellente e propulsione. Se eletti dovremmo, almeno, comportarci come i rampolli delle nobili famiglie britanniche imperiali: “Si devono vedere, ma non si devono sentire”. Il problema, con i bambini svegli e con gli indipendenti intelligenti, è che prima o poi crescono e quando non capiscono cominciano a porsi domande.

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