martedì, Ottobre 19

Storie di froci

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Accuse e contraccuse tra Gonzalo Higuaín passato dal Napoli alla Juventus (per 90 milioni di euro, mica gratis) e il suo ormai ex Presidente, Aurelio De Laurentiis. Il calciatore argentino ha sbottato che non ne poteva ormai più del pàtron partenopeo: «Andarmene è una mia scelta, ma mi ha spinto lui a farla. Non avevo più un rapporto con lui, non volevo stare più neanche un minuto con lui. La pensiamo in modo troppo diverso e per questo sono dovuto andare via». Aurelio suo risponde in modo al contempo duro e accorato: «Se il signor Gonzalo Gerardo Higuaín era così indispettito dalla mia presenza, ha impiegato molti anni per capirlo». Davvero ‘core ‘ngrato’. E tipico delle liti tra innamorati il rancorosoaffettuoso ricorso al nome completo del fedifrago, cui era stato per l’appunto dato il cuore (e comprensibilmente molto altro, non solo il pur cospicuissimo stipendio). Restiamo in attesa del pubblico utilizzo dei vezzeggiativi usualmente impiegati tra i due romantici amanti. Evidenti storie di froci, come peraltro gran parte di quelle del calcio, che ci se ne renda conto o meno. Pareggiate, a volte superate, solo da quelle di caserme e seminari. Nello strapaese delle meraviglie e ovunque.

A dare la stura agli impetuosi ‘coming out’ probabilmente il fatto che siamo ormai alla vigilia, forse già la prima settimana di agosto, della registrazione presso i Comuni italiani delle Unioni Civili tra persone dello stesso sesso e delle Convivenze. Così ciò che era da noi ancora nascosto ed osteggiato può finalmente vivere anche ufficialmente, e secondo le corrette norme amministrative, alla luce del sole. «L’amore che non osa pronunciare il proprio nome» di Oscar Wilde può legittimamente proclamarsi ‘sui tetti’. E forse proprio per questo vengono orgogliosamente allo scoperto quanti timorosamente sinora almeno un po’ se ne schernivano. E il «Chi siamo noi per giudicare» dovrebbe essere fatto proprio anche dai più accaniti tifosi. Salvo prestazioni pedatorie deludenti. Recuperando, seppure a posteriori, memoria dei non pochi che hanno dovuto dolorosamente nascondere negli spogliatoi le proprie propensioni, ‘nascondendosi’. Che è come doversi astenere dai dolci in pasticceria. Con gran merito ai campi di calcio fanno subito seguito le redazioni, ai calciatori i giornalisti. Come sempre celando sotto l’apparente odio, e sinanche proclamato disprezzo, il più puro e genuino amore.

In particolare esplode l’appassionato amore di Fabrizio Rondolino dalle colonne de ‘l’Unità’. Il quotidiano che fu comunista (e in quei paraggi gli omosessuali hanno lungamente continuato a considerarli mica tanto ‘compagni’, provando in genere a ‘guarirli’ con arnesi da metalmeccanici) sta a segnalare con questa importante svolta antropologica proprio il mutamento dei tempi. Ché esattamente da lì Rondolino continua il suo ossessivo corteggiamento di Marco Travaglio, cui dedica praticamente ogni giorno una lettera d’amore sul proprio quotidiano clandestino. Rubrica ‘Il Fattone’. E se il Direttore de ‘il Fatto Quotidiano’ si rivolge palpitante a lui chiamandolo con trasparente allusione e richiamo sessuale ‘Rondolingua’, il fremente Rondolingua non a caso gli rimprovera quasi compulsivamente l’’innamoramento’ per Maria Elena Boschi: «pene d’amore» (forse allusivo), «cuore infranto», «ama e soffre». Visto l’almeno momentaneo attenuarsi della reciproca attrazione fatale tra l’altro ‘giornalista invaghito’ Filippo Facci e il molto appetito Travaglio, il rubicondo Rondolino avrebbe trionfalmente via libera non si mettessero come sempre in mezzo quelle svergognate delle donne. Comunque sempre roba di froci, ma siamo di mentalità aperta, datevi finalmente un bacio e non fateci più stare in pensiero.

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