sabato, Luglio 24

‘Storico’ l’accordo tra Obama e Castro?

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Raramente l’aggettivo ‘storico’ è stato così abusato, come nel caso dei messaggi trasmessi in contemporanea dai presidenti americano e cubano, il 17 dicembre 2014, sulla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Washington e l’Avana. Non c’è stato media nazionale o internazionale che non abbia retoricamente inneggiato alla fine di un’epoca, alla caduta del ‘muro tropicale’ e alla nascita di nuovi rapporti interamericani.

Storico‘ il discorso di Barack Obama, ‘Storiche‘ le dichiarazioni di Raul Castro, ‘Storica’ la riapertura della sede diplomatica statunitense nella capitale cubana, ‘Storica’  la fine (peraltro solo annunciata) dell’embargo, ‘Storico’ l’allentamento delle restrizioni per i turisti americani e delle limitazioni per le rimesse finanziarie degli americano-cubani ai parenti rimasti sull’isola….

Ma siamo sicuri che sia stato utilizzato l’aggettivo giusto? Svolta storica o secondo tradimento? mi chiedevo a poche ore dall’annuncio. In effetti ‘Storicisono i cambiamenti radicali di ordine politico e sociale che imprimono in un determinato Paese un diverso corso agli avvenimenti o addirittura ne invertono la corrente. Ora, che cosa è effettivamente cambiato dopo gli annunci dei due Presidenti? Due Presidenti peraltro impudicamente messi sullo stesso piano: l’uno, il Presidente democraticamente eletto, difensore dichiarato dei più deboli; l’altro, il militare, che con il fratello maggiore opprime il popolo cubano da oltre mezzo secolo…

Il regime castrista, in effetti, non solo rimane intatto con tutta la sua panoplia repressiva, ma lo stesso Raul Castro ha tenuto a dichiarare con convinzione che i nuovi accordi con Washington non avrebbero avuto alcun riflesso sul sistema politico interno. E ha parlato in tenuta militare perché fosse a tutti chiaro chi comanda e continuerà a comandare a Cuba. Non c’è quindi proprio da aspettarsi che il flusso di dollari in arrivo sull’isola a seguito delle misure decise da Obama possa cambiare la natura repressiva del regime.

Storica‘ invece sarebbe stata la modifica della Costituzione di stile sovietico ancora vigente a Cuba (un solo partito, un solo sindacato, organi legislativi meramente nominali, tutti i poteri accentrati nelle mani del Presidente). ‘Storico’  sarebbe stato il ripristino della Costituzione cubana del 1940, una delle più democratiche e avanzate dell’America Latina e forse del mondo.

Storico‘  sarebbe stato l’annuncio da parte cubana di un, sia pur progressivo, ritorno alle libertà politiche e civili, in vista della ripristino delle democrazia. Si parla, invece, sempre più spesso di successione dinastica, di passaggio del potere da parte di Raul al figlio Alejandro o alla figlia Mariela (stile saga familiare della Corea del Nord), mentre la prima timida manifestazione di libertà di pensiero dopo il presunto ‘disgelo’ immaginata dall’artista dissidente Tania Bruguera, è stata preventivamente vietata. E quando a Cuba si vieta una manifestazione, lo si fa sul serio! Agenti della Polizia politica si recano casa per casa degli organizzatori e dei possibili partecipanti, ingiungendo loro di starsene tranquilli, pena severe rappresaglie …

Storicosarebbe stato vedere degli oppositori manifestare liberamente la loro contrarietà al regime!
Storica‘ sarebbe certo la fine dell’embargo. Ma sappiamo che il blocco economico, finanziario e commerciale dell’isola (che peraltro già conosce alcune eccezioni in materia di prodotti alimentari e farmaceutici) è stato istituito con legge federale e quindi solo il Congresso potrà eventualmente abolirlo. E con un Congresso a maggioranza repubblicana, non è affatto scontato che ciò avvenga, considerato anche che una delle condizioni per l’abolizione dell’embargo è sempre stata che al governo di Cuba non ci fosse più la famiglia Castro. E stata forse venduta la pelle dell’orso prima di averlo ucciso?

Storicasarebbe la fine dell’embargo sulla libertà di espressione e di manifestazione che incombe sui cubani da oltre mezzo secolo!

Anche la nomina di un Ambasciatore statunitense a Cuba appare alquanto prematura, dovendo passare dalla preventiva approvazione del Senato. L’effettiva e formale ripresa delle relazioni diplomatiche tra Washington e l’Avana rientra nel novero delle eventualità future e, per il momento, rimane solo espressione di buona volontà.

Tutto ciò non vuol certo dire che il ‘disgelo’ intervenuto tra i due Paesi non sia un evento maggiore da salutare con soddisfazione e speranza. Un evento molto positivo, un evento che ha consentito lo scambio (anche se improprio) tra vere spie cubane e un cooperante americano -ridotto in fin di vita- nonché una misteriosissima spia cubana al soldo degli americani (di cui si ignorava persino l’esistenza e del quale non si è sicuri nemmeno del nome…). Ma la prudenza è comunque d’obbligo.

Per definire un accordo ‘Storico non basta appunto uno scambio di prigionieri, per quanto benvenuto dalle due parti in causa. Come non è risolutiva la liberazione di un certo numero di detenuti politici, utilizzati come offerta fatta sull’altare di una buona volontà politica che però lascia molto a desiderare. Già, infatti, su richiesta dell’Unione Europea erano stati liberati anni fa i prigionieri di ‘coscienza’ per ottenere la cancellazione della Posizione Comune Europea (aiuti in cambio di progressi nel settore dei diritti umani). Ma se non cambia il sistema repressivo, le detenzioni non faranno che riprodursi… Si liberano cioè alcuni prigionieri politici per regalare un senso alla politica di Obama, ma chi garantisce che tra qualche mese le prigioni cubane non accoglieranno nuovi detenuti, visto che la repressione continua? Storica sarebbe stata la cancellazione del reato politico!

Ci sarebbe, insomma, piaciuta un’intesa di più largo respiro, più generale e piùbilanciata‘, un onesto e sincero compromesso che avesse soddisfatto, da una parte, il drammatico bisogno del regime di salvare l’economia cubana e, dall’altra, l’esigenza di promozione dei diritti umani e delle libertà democratiche invocata dai cubani e da sempre portata avanti dagli Stati Uniti. Un accordo storico si basa sul contemperamento di interessi contrapposti, suscettibile di incidere sul corso degli eventi in maniera irreversibile. E quello tra Obama e Castro non ci sembra abbia queste caratteristiche. Si tratta probabilmente di una grande, lodevole e apprezzabile dichiarazione di intenti, di cui il regime cubano ha saputo fulmineamente approfittare al fine di auto-alimentarsi, ottenendo aperture di credito (politico e finanziario) per durare ancora qualche anno. Mentre gli Stati Uniti cosa ci hanno guadagnato in termini di rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali?

Ma, si dice, il previsto flusso dei dollari, investimenti e turisti americani contribuirà senza dubbio alla caduta del regime, innescando meccanismi di maggiore autonomia individuale, più marcate propensioni all’impresa individuale e più forti pulsioni di libertà politica che sarà impossibile comprimere. E’ una previsione legittima, rispettabile, ma di sicuro molto ottimista. Il fiume di dollari previsto potrebbe anche avere il perverso effetto di rafforzare la casta militare e la burocrazia del regime, con buona pace del rapido ritorno della democrazia a Cuba.

Ma almeno, si continua a commentare, è caduto l’ultimo muro ideologico della guerra fredda. Sì, certo, sembra, però, sia caduto solo dalla parte americana. Nel lato cubano è rimasto in piedi, invisibile, resistente e minaccioso. Come sanno i dissidenti cubani, come sperimentano le ‘damas de blanco’ che tutte le domeniche sfidano coraggiosamente i severi divieti della Polizia politica, come testimoniano i continuatori degli oppositori fisicamente eliminati dal regime (come Oswaldo Payà) i quali non hanno rinunciato alla loro lotta per la libertà.

La strada verso il verodisgeloè ancora lunga. Il Presidente Obama ha lodevolmente voluto fare il primo passo. Ma non è detto che sia quello giusto.

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