domenica, Aprile 11

Stoccolma: Islamofobia alle radici dell’attentato?

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E’ di nuovo allarme terrorismo, questa volta nella città di Stoccolma, nella pacifica Svezia.
L’attentatore, ancora sconosciuto alle forze dell’ordine locali, avrebbe rubato un camion, per poi schiantarsi contro un centro commerciale, dopo aver travolto la folla. Le stime approssimative registrano circa 5 morti. Sembra che la polizia abbia individuato un uomo sospetto, mentre il Premier svedese, Stefan Löfven, ha sin da subito parlato di un ‘attacco terroristico’. La metodologia e la tempistica inducono, effettivamente, a ricondurre l’attacco di oggi a un attentato terroristico.

Un attacco in Svezia, però, non è poi così sorprendente. Sono, infatti, molti i cittadini svedesi che hanno sposato il jihad di Al-Baghdadi, partendo per la Siria o l’Iraq. Secondo l’ICSR, The International Centre for the Study of Radicalisation and Political Violence, la Svezia ha registrato un numero di Freign Fighters pari a 19 combattenti per ogni milione di persone, numeri che portano il Paese nella parte classifica alta dei Paesi europei.

Secondo l’Istituto di Statistica di Amburgo il numero di Foreign Fighters «pro capite» in Svezia ammonta a 32 jihadisti per ogni milione di abitanti, secondo solo al Belgio, che ne conta 40. I dati riportati dall’ICSR e dall’Istituto di Amburgo dimostrano che la dottrina ISIS, grazie al web e alla sua funzione ‘miele’, è arrivata ad attrarre perfino ‘le api svedesi’, diffondendo il cancro ISIS nella lontana Svezia. Bisogna considerare, inoltre, che secondo il Report pubblicato dal think tank tedesco Bertelsmann Stiftung, la Svezia, dal 2000 al 2015, ha ricevuto richiesta d’asilo da oltre 500,000 persone- 162,877 delle quali risalgono al 2015. Il 13% e il 12% delle richieste registrate provengono da cittadini rispettivamente iracheni e siriani. La maggior parte dei richiedenti asilo del 2015, invece, era di nazionalità siriana, afgana e irachena. Il Paese ha accolto circa 169.520 rifugiati, continuando ad essere meta ambita di molti, per la sua politica migratoria e la sua accoglienza.

La tematica rifugiati, l’accoglienza e le politiche migratorie svedesi, in merito all’attuale crisi che l’intera Europa sta affrontando, hanno inevitabilmente alterato gli equilibri di una società multiculturale come quella svedese. L’integrazione e l’equilibrio etnico-culturale erano le caratteristiche principali che distinguevano la Svezia dal resto d’Europa, ma la variazione socio-culturale dovuta alla questione migranti e rifugiati ha portato, perfino in Svezia, un clima islamofobo.

La paura di una immigrazione incontrollata ha comportato, negli ultimi 4 anni, un susseguirsi di numerosi episodi di violenza nel Paese. Basta pensare alle moschee andate in fiamme ad Eslov, nel sud del Paese, tra il 2014 e il 2015, o alle moschee di Eskilstuna e Uppsala. Non a caso il 29 aprile dello scorso anno è stata organizzata una protesta davanti diverse sedi di gruppi editoriali, a Stoccolma, contro la linea editoriale dei media svedesi, in quanto si riteneva stessero seguendo una campagna anti-islamica a tutti gli effetti, promuovendo così i pregiudizi ed i luoghi comuni contro l’Islam.

Che l’islamofobia arrivasse perfino nella lontana Svezia, può scioccare l’opinione pubblica, ma deve aiutarla anche a trovare nell’islamofobia, nell’integrazione mal funzionante, e nell’attecchimento del cancro ISIS in terre svedesi, le basi su cui trovare un’adeguata, seppur parziale, spiegazione per l’attacco di oggi.

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