venerdì, Aprile 16

Stipendio parlamentare image

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L’indennità parlamentare è stabilita dall’articolo 69 della Costituzione a garanzia del libero svolgimento del mandato elettivo.
Se potessimo leggere la busta paga di un parlamentare, l’indennità sarebbe la voce che per un operaio equivale allo stipendio base. Le altre voci del compenso di un parlamentare sono costituite dalla diaria e dai rimborsi. A queste si vanno ad aggiungere le voci sull’assegno di fine mandato,  le prestazioni previdenziali e sanitarie e sui trasporti.
La legge n.1261 del 31 ottobre 1965 fissa l’importo dell’indennità «in misura non superiore al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate».
Parlando in termini pratici, l’indennità percepita oggi da un parlamentare è di circa € 5.000 netti, determinati sulla base dell’importo lordo di € 10.435. Da questo importo lordo vanno tolte le addizionali, le imposte, ma anche alcune voci che vanno in ogni caso a vantaggio del parlamentare stesso, quali ad esempio la quota di assegno di fine mandato e le ritenute assistenziali.
L’importo netto va a diminuire fino a € 4.750 nel caso il parlamentare in oggetto, come se mandare avanti un Paese in epoca di crisi non fosse già di per sè impegnativo, trovasse il tempo di svolgere un altro lavoro

Sempre la legge n.1261 del 1965 stabilisce anche l’importo della diaria, ovvero di un rimborso spese che viene concesso per il soggiorno a Roma. L’attuale importo mensile della diaria corrisponde a € 3.503,11. Tale importo si riduce di circa € 200 per ogni giorno di assenza del deputato dal servizio (si considera in servizio un deputato che partecipa almeno al 30% delle votazioni previste nella giornata).
Esistono, poi, i rimborsi spese per l’esercizio del mandato, che nel 2012 hanno sostituito la generica voce di ‘spese per il rapporto tra eletto ed elettori’. L’importo di tale voce è di € 3.690. Curioso notare come solo il 50% delle spese di cui si chiede il rimborso debbano essere documentate.
Dal momento che i deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale, sembra impossibile che possano anche godere di rimborsi legati alle spese di trasporto, eppure è così. Per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino è previsto un rimborso mensile di € 1.107,90 se tale spostamento è di almeno 100 km, mentre il rimborso sale a € 1.131,70 in caso di distanza superiore.
Il rimborso per le spese telefoniche, invece, è stabilito in misura fissa di € 3.098,74 annui, pari a € 258 mensili.
Passando invece ai benefit che ci sono, ma che non sono immediatamente monetizzabili per il deputato, nella sua “busta paga” troviamo € 526,66 destinati ad un fondo per l’assistenza sanitaria integrativa, mentre € 784,14 vengono versati in un altro fondo a copertura dell’assegno di fine mandato.

Quanto guadagna pertanto un deputato, parlando solo di importi netti? Ricapitolando:
indennità € 5.000;
diaria € 3.503,11 (nel caso di deputato zelante e quasi sempre presente);
rimborsi spese per l’esercizio del mandato € 3.690;
rimborso spese telefoniche € 258.
Totale: € 12.451,11

Se calcoliamo che, secondo l’art. 56 della Costituzione, i deputati sono 630 la cifra che si ottiene moltiplicando questo numero per il loro compenso netto diventa da capogiro.
In un’epoca in cui la disoccupazione è a livelli allarmanti e l’industria italiana continua a perdere terremo (notizia di qualche giorno fa: i dati di maggio hanno fatto registrare un calo dell’1% del fatturato e del 2.1% delle commesse), sorprende che un provvedimento come quello proposto dal Movimento 5 Stelle di ridurre l’indennità (una sola voce dell’intera busta paga, ricordiamo) sia stato respinto. Un’indennità che corrisponde a circa 4 volte lo stipendio netto di un operaio e che è in ogni caso ancora poca cosa se confrontata con il compenso complessivo, che assieme alle altre voci di spesa è pari a circa dieci volte lo stipendio dello stesso operaio.
Un solo dato che rende immediatamente la distanza tra la politica e il Paese.

 

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