venerdì, Agosto 19

Stazione Spaziale Internazionale: fine di un laboratorio, inizio di un resort Secondo il 'Washington Post', un documento della Nasa indicherebbe la strada per privatizzare la quota americana della Stazione a partire dal 2025

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È però impensabile che un progetto così importante, che ha dato comunque modo a tanti popoli evoluti di collaborare e convivere possa essere dismesso e abbattuto come una vecchia nave cargo abbandonata. Per quanto sia un apparato che ha diverse vetustà, la SSI può avere una seconda vita se ci saranno idee innovative per il suo futuro. È quanto onestamente auspichiamo.

Proporla come una residenza per escursioni in microgravità diventa una soluzione prospettata da una privatizzazione di parte dell’intero sistema ed è la determinazione che viene valutata da anni per rappresentare una proposta di estremo interesse per chi ha la disponibilità di pagarsi dei giorni in condizioni che sulla Terra sono impossibili da simulare. L’intenzione della Nasa secondo i più informati media americani sarebbe dunque l’espandere le partnership internazionali per assicurare un continuo accesso degli essere umani in una orbita bassa della Terra.

Le pianificazioni di viaggio di nuove imprese, come quelle paventate da Elon Musk con i suoi SpaceX sarebbero compatibili anche con un costo relativamente contenuto, oltre che dagli attuali traghettamenti gestiti dalla Russia che entrerebbe in gioco con offerte commerciali, lasciando comunque all’industria il compito di continuare a gestire determinati elementi o funzionalità di un nuovo ambiente commerciale. Sappiamo poi che Vladimimir Sontsev, ceo di Energia, sta elaborando con Boeing un piano per utilizzare alcune parti della SSI come una base turistica già entro la fine del 2019 con il programma NEM-2 (nome infausto che in oncologia ha altra connotazione!) per rientrare con i costi, utilizzando sempre una capsule esistenti.

Un progetto del genere implicherebbe quindi la trasformazione delle zone abitabili e qualche nazione di belle speranze e poche idee che ha realizzato il 60% dei moduli abitati (i lettori che ci seguono saprebbero dire qual è?) potrebbe proporsi per riconfigurare gli ambienti, avendone tutte le competenze perché ne è stata protagonista progettuale.

L’Europa, che non ha mai avuto una voce da protagonista in queste programmazioni dovrebbe essere attenta a non perdere l’occasione di seguire il passo e non vedersi sfuggire dei nuovi modelli di business che si stanno prospettando oltre la cortina dell’atmosfera terrestre, per non dissipare investimenti e tecnologie. E soprattutto, per non vedersi elidere certe autonomie che rischiano di tramontare a causa dei costi troppo elevati.

Ancora una volta da queste colonne si invoca una maggior razionalizzazione della pianificazione spaziale europea e una più efficace competenza nelle scelte. Oggi le imprese dei lanciatori si chiudono nell’arroccamento di programmi che pur nel loro pregio tecnologico, hanno difficoltà nel sostenere la competizione planetaria. La componente del lancio resta una voce fondamentale se si ritiene un utilizzo diversificato della SSI senza imporre una maggior contribuzione ai cittadini del Vecchio Continente.

Occorre tuttavia evidenziare tutte le fasi dell’operazione e comprendere quanta parte possano avere le industrie nel partecipare al grosso affare che si prospetta. Solo così,a nostro modesto modo di vedere, con i conti alla mano si riorganizza la vita di una delle principali pietre miliari della storia mondiale dello spazio.

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