lunedì, ottobre 15

Stato e Regioni: il conflitto legislativo da affrontare e risolvere subito Il nodo cruciale delle rispettive competenze e il contenzioso alla Consulta

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Il Professor Francesco Bocchini, costituzionalista, Docente di Istituzioni di Diritto Pubblico, esamina per ‘L’Indro’, in due parti, il cruciale tema del conflitto legislativo tra Stato e Regioni, fonte tra l’altro di un corposo contenzioso presso la Consulta. Indicando anche le modalità concrete per un intervento necessario e urgente.

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1. Le preoccupazioni sulle competenze di Stato e Regioni. Come abbattere drasticamente il nutrito contenzioso incardinato alla Corte Costituzionale

La mancanza di un confine certo nella distribuzione delle competenze legislative tra Stato e Regioni crea insicurezza nella legislazione. Il dato normativo attuale ci dice che lo Stato ha la competenza legislativa esclusiva a disciplinare diciassette materie che oscillano dalla politica estera alla tutela dell’ambiente mentre le Regioni hanno la competenza legislativa a disciplinare in via concorrente venti materie che vanno dai rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni agli Enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. La giurisprudenza della Corte Costituzionale ha applicato nella ripartizione della competenza legislativa tra Stato e Regioni un criterio cosiddetto teleologico che pone al centro della disciplina della materia la funzione di perseguire gli interessi in gioco (sentenza N.211 del 1988).

Cosa significa la tutela degli interessi in gioco? Quando la Consulta deve decidere se una materia rientra nelle competenze dello Stato o delle Regioni deve tenere conto di quali interessi una determinata legge deve tutelare. Questo perché il senso delle materie (come Sanità, Governo del territorio, Lavoro, Ambiente e Turismo) e dei singoli fenomeni disciplinati non è pietrificato nel tempo. Infatti il significato di una materia si evolve a causa delle modifiche introdotte nell’ordinamento normativo complessivo in cui sono inserite e del divenire storico della società in cui sono applicate. Ne consegue che, come ha riconosciuto la giurisprudenza della Corte Costituzionale con le sentenze N.222 del 2003 e N.383 del 2005, le Regioni sono titolari di competenze legislative più idonee a curare gli interessi locali collegati funzionalmente con gli interessi tutelati in via unitaria dallo Stato. La motivazione è chiara: lo Stato detta principi fondamentali uniformi sull’intero territorio nazionale, mentre le Regioni possono curare gli interessi funzionalmente collegati con gli interessi della singola materia se la tutela regionale è rafforzata rispetto a quella statale. Ecco che, allora, nel dubbio una singola materia può essere ritenuta di competenza legislativa regionale se disciplina interessi locali e viceversa di competenza legislativa statale se disciplina interessi regionali.  

Il problema della nebulosa della competenza legislativa nel disciplinare le materie in esame si accentua ogniqualvolta ricorra una materia cosiddetta trasversale, cioè che interessa sia lo Stato sia la Regione come per esempio la materia dell’ambiente essendo in gioco interessi sia locali che nazionali. 

2. Stato e Regioni troppo spesso legiferano sulla stessa materia: come risolvere il conflitto

La Consulta applica il criterio cosiddetto teleologico che pone il perseguimento degli interessi al centro di ogni competenza legislativa. La difficoltà è, però, coniugare unità della Repubblica ed autonomia legislativa locale perché il principio di unità non sempre ha rappresentato il momento di unificazione normativa tra Stato, Regioni ed autonomie locali.

Questo significa che lo Stato può garantire l’interesse unitario nel momento in cui ha una visione globale di tutti gli interessi delle singole materie presenti nella Repubblica italiana, intervenendo non nel senso di una supremazia astratta, bensì nel senso riconosciuto dai nostri padri costituenti del coordinamento. Viceversa, le Regioni possono sviluppare le politiche locali in nome di quella autonomia finalizzata alla cura ed al soddisfacimento degli interessi della propria collettività perché devono essere istituzionalmente più vicine alla conoscenza di problematiche particolari.

(1 – continua)

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Sull'autore

Francesco Bocchini, costituzionalista, Professore di Istituzioni di Diritto Pubblico all’Università del Molise; Docente, nel tempo, anche presso ‘La Sapienza’ e ‘Luiss’ di Roma, ‘Federico II’ di Napoli. Avvocato Cassazionista. Nasce, vive e lavora a Napoli, da Napoli e per Napoli. Tra i più autorevoli studiosi italiani in materia di legislazione regionale con particolare riguardo ai continui conflitti di competenza tra Stato e Regione, particolarmente nella sua Campania, risolti quasi sempre a favore dello Stato. Di qui l’individuazione di una nuova nozione di cosiddetta trasversalità regionale che sulla base della giurisprudenza costituzionale che ha riconosciuto pari dignità alla competenza legislativa dello Stato e delle Regioni garantisca da parte della competenza legislativa regionale una tutela sempre più vicina ai diritti dei cittadini ogniqualvolta la tutela dello Stato sia inadeguata o garantisca uno standard migliorativo rispetto a quella statale. Studio legale a Napoli, da lui diretto, particolarmente specializzato nel campo del diritto costituzionale, pubblico e amministrativo, del diritto industriale e antitrust, del diritto commerciale, del diritto societario e del diritto bancario, del diritto fallimentare, del diritto civile e del diritto sportivo. L’impegno per il Paese e i cittadini è testimoniato dallo studio critico e costruttivo di temi del diritto vivente della vita pubblica e costituzionale italiana. Particolarmente per quanto concerne la tutela pubblicistica e costituzionale dei diritti della persona umana.