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Stato e Chiesa, oltre il Concordato field_506ffb1d3dbe2

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GIORGIO NAPOLITANO VISIT POPE FRANCIS

«Questa mia visita conferma l’eccellente stato delle reciproche relazioni, e prima ancora intende esprimere un segno di amicizia». Il 14 novembre 2013 papa Francesco incontrò il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale e parlò dei rapporti fra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica – o, meglio, la Santa Sede, l’organo di governo della Chiesa costituito dal pontefice e dai dicasteri componenti la Curia romana. Una collaborazione «quotidiana», spiegò il papa, «al servizio della persona umana in vista del bene comune, nella distinzione dei rispettivi ruoli e ambiti d’azione», e riflessa e sostenuta dal Concordato, i Patti Lateranensi stipulati nel 1929 sotto il regime fascista e corretti nel 1984 per eliminare le incompatibilità di molte disposizioni con i princìpi fondamentali della Costituzione repubblicana. La revisione tolse alla Chiesa una serie di privilegi incompatibili con la laicità e il pluralismo dello Stato, come la previsione della fede cattolica come «sola religione dello Stato», ma le garantì anche spazi di libertà, ad esempio nell’istruzione, e sostituì la ‘congrua’ (la contribuzione statale in denaro al sostentamento del clero) con l’Otto per mille. Un «solido quadro di riferimento normativo per uno sviluppo sereno dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia», disse il papa al Quirinale. Le relazioni fra le due parti però oggi si situano al di fuori perché riguardano l’ambito morale e non questioni pratiche, ci dice Massimo Introvigne, sociologo cattolico, fondatore e direttore del Centro studi sulle nuove religioni (Cesnur) e coordinatore dell’Osservatorio della libertà religiosa istituito dal Ministero degli Esteri.

 

Professor Introvigne, il Concordato rivisto ha compiuto 30 anni. Come ha retto alla prova del tempo questo accordo?

Penso che l’introduzione dell’Otto per mille sia stata una soluzione creativa e originale, favorevole sia alla Chiesa cattolica sia alle minoranze religiose che vi hanno preso parte perché ha favorito la loro buona salute economica senza gravare sullo Stato. L’aspetto più innovativo e positivo del sistema è la distribuzione del gettito pro quota in proporzione alle scelte espresse, che credo si debba al cardinale Attilio Nicora. Com’è noto, l’Otto per mille di chi non seleziona un destinatario specifico è distribuito fra gli aventi diritto in proporzione alle preferenze di chi lo ha selezionato; quel denaro non resta in tasca al contribuente, come in Germania, e neppure va allo Stato, come in altri Paesi. Purtroppo molti non sanno come funziona il sistema, pensano che il denaro finisca nelle casse statali o delegano la scelta ai commercialisti. Si dovrebbe fare più informazione su questo.

Il Concordato rivisto ha inciso anche sui rapporti politici fra Stato e Chiesa cattolica?

Credo che i rapporti fra gli Stati e la Chiesa cattolica prescindano dai concordati. Questi accordi sono su aspetti pratici, mentre oggi le relazioni si situano al di fuori perché riguardano l’ambito morale; pensiamo alle tensioni sui temi dell’aborto, della fecondazione assistita e dell’omosessualità. Non è una specificità italiana: è così anche in America Latina, dove la presenza di concordati non ha evitato tensioni.

Chi sono i protagonisti dei rapporti politici fra Stato italiano e Chiesa cattolica, oggi?

L’Italia è un caso particolare, perché racchiude la Santa Sede nei suoi confini. Mi sembra che papa Francesco preferisca affidare i rapporti con gli Stati agli episcopati nazionali, dunque la Chiesa esercita il suo diritto di esprimersi sui temi morali attraverso i vescovi. In Italia, però, interviene anche la Segreteria di Stato del Vaticano, più che negli altri Paesi: pensiamo ai rapporti con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di monsigor Pietro Parolin (Segretario di Stato vaticano, nda) e del predecessore di questi, Tarcisio Bertone. Esiste dunque un bicentrismo da parte della Chiesa nei rapporti con lo Stato italiano.

Quale impatto ha avuto sui rapporti fra Stato italiano e Chiesa cattolica l’arrivo di Papa Francesco?

Credo un impatto non molto significativo, finora: ci sono state solo piccole tensioni, come le indagini della magistratura sullo Ior (Istituto per le opere di religione, istituto finanziario della Città del Vaticano, nda), che peraltro in qualche modo fanno il gioco di chi vuole riformarlo. Ci sono certo le ‘nubi’ di cui i vescovi hanno parlato, come il progetto di legge di Ivan Scalfarotto sull’omofobia o le proposte del segretario del Partito democratico Matteo Renzi sugli omosessuali, ma sono questioni ancora all’orizzonte. Inoltre, il Papa ha scritto che il giudizio sulle leggi spetta agli episcopati nazionali nell’esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’, il grande manifesto programmatico del suo pontificato, quindi le eventuali tensioni si manifesteranno con la Cei (Conferenza episcopale italian,a nda).

La fine del partito d’ispirazione cattolica, la Democrazia cristiana, ha provocato la dispersione dei politici e degli elettori cattolici. Vedremo mai un nuovo soggetto unitario?

Penso di no: quell’esperienza è finita, anche se ogni tanto si manifesta la nostalgia della Dc. Inoltre la gerarchia ecclesiastica si è abituata alla pluralità dei rapporti, certo dialogando più facilmente con chi è percepito più vicino alle sue posizioni.

Ma quanto conta ancora il cattolicesimo nelle urne, in Italia?

Dagli studi sul tema emerge che un terzo della popolazione tiene ancora molto alla fede e ai valori cattolici. Fra gli elettori cattolici perde tanto il Movimento 5 Stelle, mentre i partiti di centrodestra di solito sono più votati, ma questo dipende dall’atteggiamento su alcuni temi ‘sensibili’.

E il Partito democratico?

In questi studi il Pd ha una percentuale fra i cattolici simile a quella nella popolazione in generale, perché è un grande contenitore nei quali ci sono sia oppositori della Chiesa sia cattolici praticanti.

Che effetto sta avendo il nuovo segretario del Pd, Matteo Renzi?

Credo sia presto per dirlo. Renzi ha dalla sua il fatto di venire dal mondo cattolico, ma ha contro l’essersi mosso in modo imprudente su alcuni temi e il fatto che relatore della legge sull’omofobia è un renziano, Ivan Scalfarotto.

Ci sono ancora questioni aperte da risolvere nei rapporti fra Stato e Chiesa?

Penso che il Concordato sia una buona soluzione. Credo esistano oppositori del Concordato che ogni tanto si manifestano ma per il momento sono molto minoritari nello scenario politico italiano, ad esempio i Radicali.

 

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