martedì, Gennaio 25

Stato di emergenza: la politichetta arena Draghi Il premier Draghi sembra provato dalle cretinerie dei nostri politicanti, potrebbe accettare la Presidenza della Repubblica e mandarci tutti al diavolo. In quel caso il piano di rinascita è bello che finito. Ma la politichetta se ne frega

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Il Paese è in stato di emergenza causa le cretinerie dei nostri politicanti che stanno arenando Mario Draghi e il suo governo.
Rendersi conto della situazione in cui versa il Paese che ci si immagina di rappresentare
e, peggio ancora, di governare, dovrebbe essere la prima preoccupazione di qualunque persona che voglia occuparsi di politica. Voglio dire che questa è la premessa, anzi, la premessa implicita. Uno si immagina, pardon si dovrebbe immaginare, i nostri politici immersi tutto il giorno fra le carte a elaborare l’analisi e lo studio dei numerosi, enormi problemi e delle soluzioni ad essi proposti nell’interesse e per il progresso del nostro Paese. E altresì concentrarti, come gli indiani di un tempo, con l’orecchio a terra a percepire i sussulti, i rancori, le preoccupazioni dei cittadini che i politici ‘rappresentano’. Preoccupazioni e ansie sempre maggiori, proprio a causa del fatto che il Governo, che ha suscitato speranze immense, si stia arenando.
Questa dovrebbe essere l’idea. E, diciamoci la verità battendoci un po’ il petto, non dico che questo facciano proprio giorno e notte i rappresentanti del popolo di altri Paesi, ma, insomma, un po’ di ciò ci si aspetterebbe di trovarlo e di vederlo in giro.
Ma non da noi, da noi certamente no.
Da noi ci si dibatte e si discute del modo migliore di impinguare le casse del partito, e magari anche le proprie; ci si preoccupa di fare raccomandazioni in giro; ci si preoccupa di smentire di avere fatto raccomandazioni e così via.
Ma il tutto, con una mentalità che, definire infantile, è troppo, ma irresponsabile e stupida è semplicemente banale.
Vediamo la scena, perché si tratta di un atto unico comico … beh, comico non del tutto.

Gli stellini si dibattono nella grave crisi creata dalla loro stessa insipienza e volgarità. Cito dal vocabolario Treccani e ditemi se sto sbagliando: «Insipienza = Ignoranza, stoltezza intellettuale o morale, ottusità di spirito: l’i. si accompagna spesso all’arroganza». Questo è un dato di fatto: populisti allo sbaraglio che non solo non avevano alcuna idea sulla politica, ma specialmente sui problemi del Paese e sulle eventuali soluzioni, ma non hanno fatto nulla, nulla di nulla, per fare l’unica cosa necessaria: mettersi a studiare, per molti di loro, laurearsi, leggere finalmente un libro, nulla di ciò. E, certo, non è il tempo che gli è mancato.
Ve li ricordate i leghisti della prima ora, ‘caduti’ quasi senza saperlo in Parlamento e incapaci di tutto? Umberto Bossi, allora ancora comprensibile, con umiltà invidiabile disse: mettetevi a studiare. Certo, il risultato sono stati anche Roberto Calderoli che brucia le leggi, Mario Borghezio che brucia i terroni e Claudio Borghi che brucia l’euro, ma sono stati anche Luca Zaia che (ahimè) governa bene, Massimiliano Fedriga che (ahimè, ahimè) governa bene, certo anche Attilio Fontana che regala camici, ma insomma, meglio di nulla, no?
Ma gli stellini no. E non solo. Perché, ad evitare che qualcuno potesse mai pensare che avevano lealtà intellettuale (sì, vabbè, la parola intellettuale è un po’ forte, ma si sa le parole che si hanno a disposizione quelle sono) e voglia di capire e fare bene non hanno fatto un passo avanti. Anzi, peggio. Hanno, da un lato, continuato a seguire un capo schiamazzante e urlante ormai fuori di sé e che considera un possibile stupro un gioco da ragazzi che tengono fuori il pisello e i coglioni per fare vedere che ce li hanno; e, dall’altro, hanno scelto una persona che potesse coprirli intellettualmente, un professore universitario, senza curarsi di vedere se e come pensasse … nemmeno un esamino di ammissione, senza scritti per carità.
Risultato: l’immondizia copre Roma, Torino quasi allo sbando, Giuseppi prima con Salvini e poi contro Salvini e domani chi sa. Ma come non dici nulla di Giggino? No, lasciamo stare, non voglio infierire, basta Toninelli.
Certamente è indiscutibile che la elezione di Giuseppi a vate della sinistra italiana, ha livelli di assurdo difficilmente comparabili. Del resto, però, mettiamoci nei panni di Enrico Letta, che alla fine, un democristiano è. Se vuole sperare un giorno o l’altro di governare, non può fare altro che allearsi con gli stellini, visto che senza di loro non ha nessuna chance. E loro, gli stellini, lo sanno bene, anzi, è l’unica cosa che sanno, e quindi fanno i preziosi ad ogni momento, nell’unico modo in cui sanno: gravando sulle tasche degli italiani. Pare che fossero perfino anche loro contrari alla piccola penalizzazione dei redditi più alti, ma poi hanno visto che Matteo Renzi avrebbe votato contro e loro sono diventati favorevoli. Il fatto è che anche Mario Draghi lo sa, e siccome gli stellini, non diversamente dalla Lega, non hanno linee politiche o etiche o quel che volete, pretendono sempre qualcosa di concreto in cambio della loro collaborazione. E Draghi non può ignorarlo. Anche se, siccome è molto, ma molto, più intelligente sia degli stellini che dei leghini, ‘cede’ su una banalità, scaricandone la colpa su di loro. La presunta ‘sconfitta’ di Draghi sulle mancate tasse ai più ricchi, è una cosa ridicola.
Ma mi corrono sotto gli occhi le parole lucidissime di Papa Francesco, veramente il più grande del millennio, quando dice: «Contro la democrazia oggi vedo due pericoli. Il primo è quello dei populismi che stanno qui e là e incominciano a mostrare le unghie. Penso a un grande populismo del secolo scorso, il nazismo, un populismo che difendendo i valori nazionali, è riuscito ad annientare la vita democratica e a diventare una dittatura, con la morte della gente. Stiamo attenti che i governi … non scivolino su questa strada dei populismi che non hanno niente a che vedere con il popolarismo che è l’espressone dei popoli liberi, popoli con la propria identità, folklore, arte», per concludere con una frase terribile: «il pericolo si ha quando c’è il populismo e quando c’è una superpotenza che detta i comportamenti culturali, economici e sociali». Da brividi, per la lucidità e la capacità di sintesi.
Solo che, tornando a noi, in realtà il prezzo più alto che Draghi (e quindi il Paese) sta pagando a queste forze politiche di irresponsabili, è l’impossibilità di fare una riforma fiscale vera e l’impossibilità di fare una vera lotta all’evasione, che continua ad avere valori enormi e che mina, perciò, non solo la coesione, ma la fiducia sociale: nessuno più si fida di un altro, e a ragione. Entri in un negozio, vai da un professionista eccetera e ti domandi: ma questo quante tasse sta evadendo, quanti privilegi ha strappato?


Scrivevo l’altro giorno che Draghi sembra provato e non vorrei che stesse pensando seriamente di accettare la Presidenza della Repubblica e mandarci tutti al diavolo. Secondo me lui sa benissimo che se va alla Presidenza, il piano di rinascita è bello che finito, che ‘l’accordo’ tra le forze politiche durerà ancora due settimane e che a quel punto l’unico ostacolo alle elezioni sarà la resistenza sorda dei parlamentari che temono di perdere il grisbì. Ma il piano di rinascita andrà a remengo, in uno sbrodolamento irreversibile.
Di tutto ciò è perfettamente conscio Matteo Renzi, diversamente, ben diversamente purtroppo, dal mozzarelloso Letta. Che, infatti, in preda ai turbamenti dell’innamoramento per gli stellini, decide di fare la più grande cavolata del secolo: offrire a Giuseppi il seggio di Gualtieri, ora Sindaco di Roma, ‘non bersagliato di nascosto’ da Goffredo Bettini. E Renzi, gongola: quale occasione migliore per andare sul proscenio a spargere veleno? Eccolo lì a dire forte: ‘Giuseppi mai’, e subito, di rincalzo Calenda (e meno male che con Renzi non ha rapporti!) ‘mai un grillino al posto di Gualtieri, anzi, sapete che c’è di nuovo? A quel posto mi ci candido io’ … un altro che quanto a ‘ego’ mica ci scherza.
Perfetto. Anche per l’uso mieloso delle parole come è abitudine di Renzi, che non usa termini scatologici comuni, ma riesce a fare di peggio, perché minaccia esplicitamente di fare campagna contro Giuseppi e quindi verosimilmente metterlo in difficoltà anche perché, diciamocela tutta: Giuseppi chi è? Ma qui, l’ala della ‘politica’, Giuseppi, per parte sua, per un po’ tentenna, fa la ‘zita contegnosa’, ma poi, stranamente, capisce e rinuncia. Ma il guaio è fatto e la sceneggiata pure.
Tutto ciò scompagina l’attività del Governo, dove, ovviamente, si trasferiscono tutti i veleni in circolazione, tanto più che Renzi rincara la dose, affermando che discutere della Presidenza della Repubblica ora non ha senso: se ne parlerà a tempo debito. Che è un modo, nemmeno tanto nascosto, per dire: ogni candidato del quale farete circolare il nome, io lo impallino e poi al momento opportuno il king-maker, o meglio, come è nella sua natura, il king-killer lo faccio io. Romano Prodi potrebbe tenere seminari in materia.

Tutto ciò in un Paese in cui abbiamo il fiato in gola, stiamo correndo come pazzi e con successo, a dimostrazione del fatto che liberi per un momento dai lacci, a causa del Covid che distrae tutti, Renzi incluso, sappiamo correre molto meglio di quanto non si creda, ma rischiamo di sbattere contro un muro di pietra eretto dalle cretinerie dei nostri politicanti. Renzi incluso, di nuovo? E certo: quella che fa Renzi non è politica, è azione ricattatoria, tesa solo a promuovere sé stesso, sulle macerie di un Paese che, a questo punto, è a un bivio: da una parte un travolgente successo innescato (non dimentichiamo mai l’articolo sull’’Economistsul ‘Covid come una guerra’!) e condotto da Draghi verso molto più che la ripresa economica, verso la guida dell’Europa (un salto, cioè, di qualità millenario); dall’altro, la rovina, la politichetta, i mezzucci per imbrogliare l’Europa, insomma, le solite cose per le quali siamo conosciuti e disprezzati in Europa e nel mondo, ma con grande soddisfazione di Renzi e delle sue ‘conferenze’ superpagate, e di Letta, che continuerà a credere di esistere.
Sta a noi, però, decidere ora, bisogna fare capire che di questa roba non se ne può più, che vogliamo politica, non politicanti e nemmeno, purtroppo, scioperi generali inutili e controproducenti.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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