venerdì, Maggio 14

Stato di Emergenza e Diritti Fondamentali: nemici? field_506ffbaa4a8d4

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13 Novembre 2015: attentati Parigi  La strage di Parigi, la seconda in meno di un anno, è arrivata in un qualunque venerdì sera. Una serata alla stadio, al teatro è diventata una carneficina. Ma questo lo sappiamo e  ne siamo stati telespettatori in mondo visione. ‘La guerra in piena Parigi‘, ha titolato ‘Le Figaro‘, ‘Parigi sotto assedio‘, era il titolo di ‘The Telegraph‘ inglese. Per ‘Le Parisien‘, ‘Stavolta è la guerra‘. La conseguenza è la dichiarazione dello Stato di Emergenza in Francia. Questo comporta, dall’altro lato,  la limitazione delle libertà fondamentali. Questo è il dilemma: la sicurezza prima di qualsiasi altra cosa? La linea è sottile e la motivazione è sicuramente d’impatto rispetto a qualsiasi libertà personale. Cosa viene prima? Cosa può essere sacrificato in nome della sicurezza o emergenza?

Il primo diritto fondamentale di un cittadino è il diritto alla vita. Se lo Stato di Emergenza garantisce al cittadino maggiori opportunità, maggiori possibilità di preservare la vita, è assolutamente il benvenuto”, ci dice Gianfranco Pasquino, politologo e accademico italiano. 

Un altro diritto è il diritto alla sicurezza, che in un certo senso è precedente ma anche successivo al diritto alla vita”,  continua Pasquino. “Se l’emergenza garantisce sicurezza, ad esempio potersi muovere senza incorrere in pericoli gravi o in attentati (nel caso più specifico), anche in questo caso lo Stato di Emergenza è indispensabile. Certo è che bisogna vedere come viene applicato, e quindi bisogna che gli agenti sappiano che ci sono anche altri delitti e debbono riuscire a contemperare il diritto alla vita e alla sicurezza con il diritto della libertà personale, privacy o privatezza. Questo è un problema da una parte di applicazione dello Stato di emergenza, e dall’altro è un problema di intelligenza degli agenti, di capacità degli agenti di commisurare quello che fanno con i diritti dei loro concittadini”.

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia sottolinea che “vedere sicurezza e diritti umani come avversari e quindi adottare misure di emergenza che sono a beneficio della collettività dal punto di vista della sicurezza, ma a scapito dei diritti umani, credo che si potrebbero commettere gli errori che sono stati fatti nel passato. Dopo il 2001 abbiamo visto i diritti umani come un ostacolo al raggiungimento della sicurezza, sono state adottate misure arbitrarie, sicuritarie, antiterroriste di dubbia efficacia che hanno prodotto dei mostri come Guantanamo. E’ difficile dire che abbiano dato un contributo significativo alla tutela dei diritti umani. La sicurezza è un obbiettivo di tutti, è un diritto essere tutelati e un dovere difendere, ma non va fatto a scapito dei diritti umani. Le misure di emergenza sono potenzialmente, il Governo Francese è legittimato a prendere tutte le misure che ritiene necessarie garantendo, però, il rispetto delle libertà fondamentali. Questo è un metodo efficace per combattere il terrore, non scendere sullo stesso piano”.

Gianfranco Pasquino, contestualizzando i recenti fatti ci spiega che “è possibile che questa linea possa essere oltrepassata, però nel frattempo è già stata largamente oltrepassata dai terroristi. Non solo l’atto terroristico in sé ma le modalità di azioni di quegli atti terroristici hanno ampiamente oltrepassato qualsiasi linea accettabile e capisco se succedono degli eccessi da parte degli agenti incaricati  di mantenere lo Stato di Emergenza. La responsabilità non è di chi ha stabilito lo Stato di Emergenza ma di chi ha creatole condizioni attraverso le quali lo Stato di Emergenza è diventato indispensabile”.

Sono il primo che dopo il 2001 ho accettato che ci fossero maggiori controlli, e che fosse più complesso e più lungo il passaggio alla dogana in aeroporto, controlli nelle stazioni ferroviarie”, continua Noury. “E’ tutto legittimo, però ci sono delle misure, per la loro natura, penso a intercettazioni e sorveglianza di massa senza autorizzazioni, penso a forme di arresto arbitrario su base di un ordine esecutivo, tutte le misure tipiche dello Stato di Emergenza devono avere un contrappeso, devono avere una super visione giudiziaria, devono avere un controllo parlamentare, altrimenti si finisce per dare un peso alla sicurezza a discapito dei diritti umani. Dopo gli attentati di gennaio a Charlie Hebdo, sono state adottate delle leggi antiterrorismo in diversi Paesi, anche nella stessa Francia, che hanno introdotto forme di sorveglianza di massa e devo dire che, purtroppo, sono risultate inefficaci. Forse occorre un lavoro dell’inteligence più raffinato, che non significa invadere la privacy di miliardi di persone al mondo”.

Da quell’11 settembre 2001 tutto è cambiato, “la guerra è in corso”, ci dice Pasquino, “e se anche molti hanno criticato Huntington quando ha parlato di scontro di civiltà è realmente uno scontro di civiltà in corso, e probabilmente se vogliamo trovare un punto di  inizio è proprio l’11 settembre, anche se Huntington ha scritto il libro sei anni prima, era evidente che qualcuno più lungimirante poteva prevedere. Dopodiché bisognerebbe chiedersi, tanto per incominciare, perché la Francia due volte. Io mi sono dato questa risposta: il primo probabilmente era un atto esagerato di alcuni che volevano acquisire una propria visibilità. Questo, invece, è un attacco coordinato e quindi dietro c’è qualcosa di più. C’è un’organizzazione, probabilmente l’Isis, o una frazione dell’Isis, perché anche noi non sappiano quanto siano in grado di controllare i loro aderenti. Colpiscono Parigi perché è un luogo simbolo del mondo”.

Adesso si parla di chiudere le frontiere, la Polonia già lo ha fatto. Ma quanto serve? Abbiamo imparato, a nostre spese, che non c’entra l’immigrazione. “Vorrei sottolineare che le misure di sicurezza non devono avere per bersaglio le persone sbagliate”,  spiega preoccupato Riccardo Noury, “La mia più grande preoccupazione, oggi, è che questi attacchi terroristici producano una rappresaglia complessiva sul diritto d’asilo. Già abbiamo visto tanti commenti che scioccamente collegano il terrorismo ai flussi dei richiedenti asilo dalla Siria, Afghanistan, dall’Iraq. La cosa paradossale è che i siriani, gli afgani e gli iracheni scappano loro stessi dai terroristi. Possiamo chiudere tutte le frontiere del mondo, e poi li hai in casa. Non arrivano sui barconi ma viaggiano, facendo un paradosso, in prima classe con passaporto dell’Unione. Sono provvedimenti inefficaci. Controlli si, ma non ci deve essere una rappresaglia sul diritto d’asilo da parte dell’Unione Europea che ha già fatto pochissimo per questa crisi globale dei rifugiati. E’ l’ultima cosa che vorremmo vedere, ma temo che sia quella più probabile. Oggi dovremmo controllare questa terra di nessuno che è internet. L’idea che immediatamente subito gli attentati ci fossero profili twitter che inneggiavano alla strage di Parigi, è inaccettabile. Internet va controllato meglio”.

 

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