mercoledì, Settembre 22

Stato di emergenza: cosa sta accadendo in Francia?

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Secondo un recente sondaggio, l’84% dei francesi sono disposti a limitare le libertà per una maggiore sicurezza. Ma come lo diceva Benjamin Franklin «un popolo disposto a sacrificare un po’ di libertà per un po’ di sicurezza merita né l’uno né l’altro, e finisce per perdere entrambi».

Oltre allo stato di insicurezza percepito dai cittadini francesi, desta preoccupazione il fatto che la libertà di ciascuno sia fortemente minacciata. Tutte le manifestazioni sono vietate, ogni possibilità di contestazione in strada è stata rimossa. Le ricerche amministrative che sono state fatte negli ultimi tempi non sono tutte collegate a circoli islamici, ma anche a coloro che esprimono dissenso contro la costruzione di aereoporti e parchi di divertimento situati in campagna o zone verdi protette, infatti diversi militanti di Sinistra e sostenitori del biologico che sono stati arrestati per alcune ore.

Ebbene, a parte i bombardamenti, ci sono anche altre novità all’orizzonte. Hollande ha in mente di mantenere per ben 3 mesi lo stato di emergenza, inoltre intende approvare leggi speciali, una sorta di ‘patriot act’ (la legge speciale varata da George W. Bush all’indomani dell’11 Settembre) in salsa francese. Controllare i cittadini e invadere la loro privacy, non richiederà più particolari autorizzazioni. Effettivamente dopo l’India e la Turchia, la Francia è il terzo Paese che censura di più su Facebook.  

Dalla generazione Bataclan alla generazione messi in custodia. Dopo le uccisioni di Parigi, i politici in coro ci hanno invitati  a ‘vivere come prima’, a ‘stare sulle terrazze’ e mantenere ‘lo stesso stile di vita’. «Eravamo molti in Piazza della Repubblica, domenica 29 novembre, per dire la nostra sull’emergenza: l’emergenza di mobilitarsi contro un sistema che minaccia l’esistenza del nostro Pianeta. Il Governo aveva schierato molti CRS (Compagnies républicaines de sécurité, corpo della polizia nazionale in Francia) più altre guardie mobili per fermarci», spiegano i militanti contro la conferenza sull clima delle Nazione Unite.

«Alle 14:30, la polizia è riuscita a isolare e circondare un gruppo di 300 persone, ma comunque erano presenti diversi attivisti e militanti della NPA (nouveau parti anticapitaliste, nuova partita anticapitalista), e della FA (gruppi anarchici), CGA (gruppo anarchico) o di Solidarité (sindacato). Si contano dunque un migliaio di persone trattenute sulla piazza per diverse ore». Lo scopo della manovra? registrare l’identità dei presenti e intimidire i militanti politici e sindacali. La settimana prima, la polizia aveva consegnato al Pubblico Ministero l’identità di 58 persone sospettate di avere dato il loro sostegno ai migranti nonostante il divieto. Ciò aveva portato a denunce e fermi di 24 ore per ‘partecipazione a manifestazione non autorizzata’.

E’ necessario ricorrere ai numerosi arresti domiciliari e perquisizioni abitative per far fronte a questo stato di emergenza? Dobbiamo ricordare che da un lato il Governo impedisce l’espressione di strada, ma dall’altra permette lo svolgimento delle partite di calcio, dei mercatini di Natale e altre feste di strada? Le misure di sicurezza riguardano solo i manifestanti dunque? Romain Riboldi, co-fondatore del Front Umaniste Révolutionnaire, ha ‘la lotta nel sangue’, sangue ereditato suo nonno, proletario italiano che riuscì a fuggire dal regime di Mussolini. Il suo ‘camarade’ Yourick era a Parigi il 29 novembre e vuole testimoniare sui Black Bloc. Un gruppo d’Estrema Sinistra non ben inquadrato: si tratterebbe di un’organizzazione composta in parte da membri di Alternative Libertaire.

Una nota interna della polizia sui Black Bloc comunica che i polizioti non avranno piu giorni di riposo, citando un articolo del giornale ‘Le Monde’, si pensa che ci sia come un tipo di organizzazione militare dietro a questi militanti. I Black Bloc sono un po il GIGN dei militanti, i più caldo dei gruppi. Agiscono a volto coperto contro i gas lacrimogeni, come fu il caso durante la crisi nei sobborghi/periferia nel 2005 o alla morte di Remi Fraisse contro di Sivens un anno fa. Sono sempre presenti per manifestare violenza e dissenso contro i grossi eventi anticapitalisti. Sono sempre vestiti di nero e irriconoscibili in viso.

All’inizio c’era una catena umana che andava da République fino a Nation. E poi i poliziotti in borghese che mettevano confusione, vestiti tutti in nero ma solo con il bracciale che riportava la scritta ‘Polizia’. Alcuni militanti hanno addirittura calpestato il loro onore lanciando sulle forze dell’ordine le candele esposte in memoria delle vittime. C’è stato un attacco violento da parte dalla polizia. Come ci spiega Léo le François, a cui un poliziotto ha detto: «ti sto per far inculare figlio di puttana, morirai, stai zitto». Alcuni poliziotti francesi avevano atteggiamenti razzisti ed hanno avuto  parole sessiste contro una manifestante, un vero abuso di potere.

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