lunedì, Aprile 12

Stato di Diritto contro Ragion di Stato La storia del procuratore che fece catturare Adolf Eichmann

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Locarno – Come lo traduciamo ‘Der Staat gegen Fritz Bauer’? Proviamo: ‘Lo Stato non è riuscito a Fritz Bauer’. Perdonate la traduzione pedestre del titolo di questo film del regista tedesco (ma è nato in Italia nel 1973), Lars Kraume. Ci penserà la distribuzione (se ci sarà, come ci si augura), a inventarsi un titolo più intrigante e adeguato. Qui preme segnalarlo, merita. Per il contenuto, per la tecnica.

La storia, innanzi tutto, storia vera. Siamo in Germania, anno 1957. Il procuratore generale Fritz Bauer apprende che un criminale nazista, nientemeno che Adolf Eichmann, proprio lui, il tenente colonnello delle famigerate SS responsabile della deportazione di massa di milioni di ebrei poi sterminati, si nasconde in Argentina, a Buenos Aires. Bauer ‘sente’ molto la cosa, come uomo di legge, come ebreo. Si era rifugiato in Danimarca durante gli anni bui della guerra. Tornato in Germania si è dato un compito, una missione: portare in tribunale, per farli giudicare e condannare, i responsabili dei crimini di guerra consumati durante il Terzo Reich. E’ la cosa giusta da fare, ma non quella che molti, in Germania, vogliono fare, desiderosi come sono di celare il proprio passato, per non fare i conti fino in fondo con le proprie responsabilità, connivenze, complicità, viltà. E’ lo stesso Stato ad aver paura del suo passato, Bauer questo lo comprende presto; diffida del sistema giudiziario del suo Paese: troppi legami, ancora con il passato regime; troppi i silenzi e le inerzie interessate. Lo sappiamo anche noi italiani, del resto, con i nostri innumerevoli ‘armadi della vergogna’ e stragi dimenticate. Bauer non si dà per vinto. Molti dei suoi colleghi lo ostacolano, all’interno delle istituzioni si annidano ancora molti collaborazionisti e simpatizzanti nazisti, molte complicità e passati vergognosi potrebbero saltare fuori, se si facesse un processo pubblico. Ecco perchè Bauer viene ostacolato, e pesantemente. Lui, oltretutto, è omosessuale. In passato per questo lo hanno anche arrestato; la ‘macchina del fango’ (la possiamo chiamare così?), si mette in moto… Bauer, sostenuto da un giovane procuratore, contatta il Mossad, il servizio segreto israeliano; fa la cosa giusta, mettendo Israele sulla giusta traccia che consentirà, con un memorabile blitz, la cattura di Eichmann, che viene processato e poi impiccato nello Stato d’Israele. Bauer fa la giusta, per il suo Paese però equivale ad «alto tradimento».

E’ un film ben diretto e interpretato ottimamente (Burrghart Klaussner interpreta Bauer in modo eccellente); un filmcivile’, come un tempo se ne facevano in Italia, quella scuola che va da Francesco Rosi a Elio Petri per capirci. Film che pone, alla Germania, ma non solo, la questione cruciale di quale sia il limite, la barriera, oltre la quale la ‘ragione di Stato’ non ha ragion d’essere; diventa un abuso, che va combattuto; e il ‘diritto dello Stato’ deve cedere il passo allo ‘Stato di diritto’. E’ qui il nocciolo della questione. Il Procuratore Generale sa bene, è consapevole che il suo agire è in pieno contrasto con la legge del suo Stato; sceglie di non arretrare, di non lavarsene le mani. Di fare la cosa giusta, anche se non è la cosa ‘saggia’. Spiega Kraume: «E’ un eroe moderno, che esprime le sue convinzioni contro lo spirito del tempo, a qualsiasi prezzo». Uno Snowden ante litteram? Sorride. «Fate voi». Molto applaudito, nella piazza Grande di Locarno, chissà in Germania.

Kraume è nato in Italia ma si è formato a Francoforte. Per un paio d’anni lavora come fotografo indipendente, poi si iscrive all’Accademia tedesca di cinema e televisione di Berlino. Firma numerosi film, tra cui ‘Solo per il successo’ (2001); ‘Life Is Too Short to Dance with Ugly Women’ (2006); ‘Meine Schweestern’ (2013). ‘Der Staat gegen Fritz Bauer’ è stato presentato a Locarno in prima mondiale.

 

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