lunedì, Settembre 27

Stati Uniti: il viaggio di Donald Trump in Asia Dalla crisi coreana al complesso rapporto con la Cina. L' intervista a Stefano Silvestri

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L’ obiettivo della denuclearizzazione della Corea del Nord rimane però uno degli obiettivi.

Ci sono stati dei dialoghi in passato con la Corea del Nord che si pensava potessero dare dei frutti. Ma, devo dire, che questi dialoghi non sono stati interrotti solo dalla Corea del Nord, ma anche da altri Paesi, come la Russia e gli Stati Uniti. Ricordiamo che la Corea del Nord, dallo sviluppo nucleare, può ottenere benefici. Non è detto che non si arrivi ad un tentativo di scalzare il regime. Questo sarebbe estremamente grave perché ritengo che accelererebbe la reazione di Pyongyang. Il cambio di regime è la minaccia massima.

Ovviamente poi ci sono da considerare gli altri attori in campo. Nel corso del suo viaggio in Asia, Trump farà tappa in Cina, dove incontrerà Xi Jinping, di fresca conferma, in occasione del XIX Congresso, alla guida del Partito Comunista Cinese. Quale linea ha adottato Pechino rispetto al regime nordcoreano?

La Cina ha adottato una linea molto dura, in sede di Nazioni Unite, nei confronti della Corea del Nord. E’ un po’ più sensibile, all’ atto pratico, per mantenere la posizione di stallo della Cina, qualora le cose dovessero degenerare.

La posizione cinese è forse l’ incognita più grande per gli Stati Uniti.

Sì. Diciamo che la Cina è molto irritata con il regime nordcoreano. Però, allo stesso tempo, non vuole avere una Corea collassata ma non vuole avere neanche una Corea troppo forte.

Sul tavolo, tra Stati Uniti e Cina, c’è anche la questione economica, su cui Trump ha molto insistito anche nel corso della sua campagna elettorale. Senza contare il grande progetto infrastrutturale OBOR (One Belt One Road) che la Cina vuole realizzare.

Il problema economico è molto importante e Trump lo ha ribadito più volte. Quindi, probabilmente, su quello, ci potrebbe essere un confronto. Però, secondo me, collegato al problema economico ed altrettanto importante, rimane capire quale potrebbe essere il ruolo della Cina in Asia: ovvero se la Cina accetta l’ ‘amicizia’ degli Stati Uniti oppure no. Quindi la questione più spinosa, per gli Stati Uniti, rimane la Cina. Anche nel caso in cui la Corea del Nord sfuggisse di mano, sarebbe ancor più necessario che Washington e Pechino si capissero. Le Nuove Vie della Seta sono strutturate in maniera tale da essere concorrenziali con gli Stati Uniti. Ma ancora non si riesce a stabilire se questa sia una grande preoccupazione oppure se il grande timore derivi dal fatto che tale progetto tende ad aumentare l’ influenza cinese sull’ Asia, sull’ Africa e, potenzialmente, anche sull’ Europa.

Il primo incontro, avvenuto a Mar-a-Lago, tra Trump e Xi Jinping sembrava fosse andato bene, ma poi si è visto che, evidentemente, si erano capiti poco. Il secondo sarà, con tutta probabilità, preparato meglio. Anche perché, nel corso di questi mesi, il Presidente Trump avrà avuto modo di approfondire le diverse questioni e comprendere quali siano le opzioni reali nelle mani degli Stati Uniti.

In concomitanza al viaggio di Trump in Asia, come è stato annunciato da diversi media italiani e poi confermato dalla Sala Stampa vaticana, si terrà un Convegno dal titolo ‘Perspectives for a World Free from Nuclear Weapons and for Integral Development’, organizzato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Che tipo di mossa è stata questa da parte della Santa Sede?

Il Vaticano si pone da sempre il problema delle armi nucleari. Di solito, il Vaticano, presenta due linee: una linea interamente pacifista che vuole la messa al bando delle armi nucleari e la condanna morale oltre che etica di tutti questi armamenti; un’ altra linea, più realistica, che invece riconosce il ruolo di deterrenza dell’ arma nucleare e afferma che, per quanto alla lunga queste armi dovranno essere eliminate, nel frattempo è comunque essenziale mantenere gli equilibri e non passare al disarmo di tipo unilaterale. Queste due posizioni sono ambedue presenti. Fino a Papa Ratzinger, le due anime erano molto forti. Ma la posizione di Benedetto XVI era piuttosto a favore del disarmo bilanciato. Posizione che molti cardinali erano contrari a sostenere perché pensavano che, dal punto di vista morale, il cristiano potesse solo rifiutare l’ arma nucleare.  Rimane il fatto che l’ arma nucleare è altamente distruttiva, in grado di distruggere l’ umanità. L’ obiettivo vorrebbe essere quello di impedire che l’ arma possa venire usata in futuro. Non so questo Papa cosa pensi. Qualche anno fa c’ erano i vescovi castrensi, cioè quelli che seguono le forze armate, anche in America Latina, che avevano una posizione più realistica, mentre una serie di vescovi, anche europei, erano fortemente pacifisti, per il disarmo unilaterale. Normalmente in casi come la crisi del Nord, il Vaticano potrebbe offrire buoni offici, però mi sembra, vista la sua assenza in Corea del Nord, il suo ruolo sia estremamente limitato.

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