domenica, Aprile 11

Stati Uniti tra confusione e inganno

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Abdallah Ahmad, ricercatore e scrittore siriano – Analizzando in maniera approfondita la politica estera degli Stati Uniti, si nota che la maggiore potenza del mondo non ha raggiunto e conservato la sua posizione senza sfruttare abilità insolite, dall’astuzia alla notevole capacità di usare l’imbroglio e l’inganno, fino alla macchinazione con il preciso scopo di indebolire gli avversari. Tuttavia, in politica internazionale, non è saggio convincersi che il proprio nemico sia stupido, specialmente quando si hanno rapporti d’affari con l’imperialismo americano, e fare affidamento sulla lettura di un insieme di quelli che potrebbero sembrare indicatori contraddittori provenienti da Washington. Sarebbe un errore fatale. È più utile e vantaggioso essere più prudenti e profondi nel comprendere le spinte, i motivi e gli obiettivi, stabilire che esiste una strategia ben studiata dietro a un velo che nasconde una quantità da non sottovalutare di menzogne e imbrogli machiavellici. E qui le parole del filosofo cinese de L’arte della guerra, ‘Conosci il nemico, conosci te stesso, mai sarà in dubbio il risultato di cento battaglie’, sembra essere il criterio per delineare le strategie di opposizione: sono quindi la conoscenza del nemico e della nostra abilità a rappresentare la via verso un futuro chiaro e brillante. Ma un’idea di largo respiro, alla quale si attengono gli Stati Uniti e altri mezzi d’informazione europei e mondiali, vuole che Washington versi in una situazione di caos e che la potenza più potente, la dominatrice del mondo, abbia perso la sua direzione.

Alcuni analisti e mezzi d’informazione continuano a concentrarsi sullo scontro politico e sulle battaglie interne ai partiti, il che rende un servizio alle strategie americane, facendo sì che il mondo creda alla lotta all’ISIS, alla serietà dell’intesa con la Russia per risolvere la crisi siriana e giungere a una composizione attraverso viaggi a Ginevra che potrebbero non finire nel prossimo futuro, ma senza alcun risultato da ricordare finché non si realizzeranno gli obiettivi di Washington. Per gli americani è necessario prendere tempo e prolungare il conflitto, cosicché intanto gli Stati Uniti possano cercare di cambiare la posizione geopolitica della Siria e di imporre il proprio dominio sulla regione, fino ad arrivare all’indebolimento della Russia e della Cina.

La guerra per il dominio sulle fonti di energia e la supremazia resta alla base della strategia degli Stati Uniti nella zona del Medio Oriente, attraverso il controllo e la distruzione totale delle infrastrutture di petrolio e gas nella regione in favore delle zone produttrici di petrolio e gas controllate dagli americani. Nonostante i messaggi pieni di buone intenzioni che l’amministrazione americana tenta di divulgare attraverso le dichiarazioni e gli incontri di John Kerry e altri con i russi, attraverso la promozione di un accordo iniziale sulla risoluzione della questione calda nella zona, specialmente della crisi siriana, la realtà è ben diversa. Fortunatamente, le amministrazioni russa e siriana non possono fidarsi dell’amministrazione americana, la quale brulica di cellule di nuovi conservatori che incitano alla guerra. Di conseguenza, è già fallita la dottrina Brzezinski: una parte del piano prevedeva l’affondamento dei mercati del petrolio, insieme all’adescamento della Russia in una guerra con l’Ucraina il cui combustibile sono stati gli ucraini nel nome della ‘democrazia’, con l’auspicio della caduta della Russia e della Siria in una guerra di logoramento senza fine, per distruggere la Russia e cambiare la mappa geopolitica della regione.

Vediamo così che, dietro al pretesto della confusione e dell’incapacità da parte di Washington, dal Ministero della Difesa, al Ministero degli Esteri, ai loro sostenitori a Wall Street, esiste una politica chiara e strategica delineata con cura e progettata per far scoppiare una guerra nella regione del Medio Oriente, ricca di petrolio e gas, che cambierà enormemente la mappa del petrolio, politica e geopolitica del mondo. Sì, un’altra guerra per il petrolio e la supremazia, non diversa dalle altre guerre del secolo scorso.

Con l’entrata in vigore della cessazione delle ostilità, gli Stati Uniti continuano con l’astuzia e l’inganno. Sono arrivate istruzioni per ‘fabbricare’ le crisi, e l’arrivo a una risoluzione che non esaudisca i desideri di Washington non è tra le richieste. La Siria e i suoi alleati sono in una posizione di forza sia sul campo che in politica. Le circostanze non consentono a Washington di dettare le sue condizioni. Ci sono scontri che devono finire e ci sono dubbi da parte dell’asse della Siria e dei suoi alleati sul fatto che annientare l’ISIS, il Fronte al-Nusra e i gruppi loro collegati sia il mezzo per imporre una risoluzione. Certamente l’Occidente è incapace di operare la principale trasformazione geopolitica, la NATO non è più l’unico giocatore nella regione e la visione del futuro deve necessariamente passare da Damasco.

Traduzione di Stefania Dell’Anna

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