venerdì, Maggio 7

Stati Uniti: la Presidenza Trump, tra rischio esautorazione, contraddizioni e Corea del Nord Quali sfide attendono il Presidente? Sarà in grado di affrontarle?

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Ma è di nuovo Guerra Fredda tra Russia e Stati Uniti?

L’ elettrocardiogramma ha i suoi alti e bassi nel senso che non sempre vi sono stati periodi di freddo dopo la fine della Guerra Fredda. Se si guarda alle guerre balcaniche, tra la fine degli anni ’80 e l’ inizio degli anni ’90, si potrà notare che è stata fatta, anche da noi, la guerra alla Serbia che era un Paese che aveva sempre guardato alla Russia. Quando la guerra è finita, con il tentativo di Miloseviç di cacciare gli albanesi dal Kosovo, abbiamo dato l’ indipendenza al Kosovo. Ma davvero il Kosovo meritava l’ indipendenza? Ignoravamo che questa mossa occidentale, l’ indipendenza del Kosovo, sarebbe stata percepita da Mosca come un’ occupazione, come la creazione di un nuovo satellite? Questo per dare l’ idea di come a certi impulsi si continua ad obbedire.

Ritornando al ‘Russiagate’, che sta coinvolgendo anche affini al Presidente, ci sono gli estremi per un impeachment?

Non ho l’ impressione che ci siano questi estremi. Inoltre l’ impeachment non ha mai veramente funzionato perché è stato utilizzato in due casi (Jackson e Clinton) ed in entrambi è mancata la maggioranza dei due terzi del Senato necessaria per procedere. Non credo che oggi ce ne siano le condizioni. Tant’ è vero che la continua ricerca della ‘pistola fumante’ è la chiara indicazione del fatto che non hanno materiale su cui lavorare.

I dati economici però sembrano premiare il lavoro del Presidente: numeri da record per le borse e una forte diminuzione della disoccupazione.

Sicuramente i dati economici gli sono favorevoli. La cosa è ancora più buffa perché noi sappiamo che l’ economia va bene e il governo ne trae vantaggio sotto il profilo dell’ opinione pubblica, della percezione dell’ opinione pubblica. Ma c’è veramente un rapporto tra i due fenomeni?

E’ stata approvata, in queste ore, dalla Camera, con 227 voti a favore e 205 contrari, tutti i democratici e 13 repubblicani, la riforma fiscale che prevede il taglio delle tasse alle imprese e ai lavoratori per 1.500 miliardi di dollari. Si attende ora l’ approvazione da parte del Senato. Dopo il fallimento nel tentativo di smantellare l’ Obamacare, iniziano dunque i successi dell’ Amministrazione Trump?

Sì. Questa riforma fiscale è, tra l’altro, la ragione per cui, anche i senatori repubblicani che non amano Trump, hanno deciso di aspettare pazientemente perché, tutto sommato, è il solo uomo che possa dare ai repubblicani una riforma fiscale più o meno corrispondente a ciò che hanno promesso da molti anni agli elettori. Se riuscisse a condurla in porto, questo gli darebbe parecchio ossigeno. Il problema è che questa riforma comporta inevitabilmente un aumento del bilancio dello Stato: diminuiscono le entrate fiscali, ma non diminuiscono le esigenze, anche militari, dello Stato. Trump, come si è visto nel viaggio in Arabia Saudita, gioverà all’ industria militare ed è, tra l’ altro, aumentata la presenza dei militari nell’ Amministrazione. Vuole far risparmiare i suoi elettori, ma non farà risparmiare lo Stato. La cosa interessante è che gli Stati Uniti hanno bloccato il bilancio per legge. Questo vuol dire che si dovrebbe passare per il Senato per aumentare il tetto. A questo punto, faranno prima la riforma fiscale o prima aumenteranno il tetto? E’ un problema che dovranno comunque affrontare, cercando di negoziare che, però, non è l’ arte di Trump.

Questo suo temperamento preoccupa un po’ tutti, anche al di fuori dei confini statunitensi. In riferimento a quanto sta avvenendo nella penisola coreana, Trump riuscirà a gestire la crisi?

Se lei fosse il leader della Corea del Nord e avesse a sud, alla frontiera meridionale, un Paese protetto dagli Stati Uniti, con l’ installazione di un sistema antimissilistico che priva i suoi nemici di molte capacità offensive, senza contare il progetto di riunificazione che i nordcoreani non hanno mai abbandonato, qualche problema sicuramente ce l’ avrebbe. Le cose poi cambiano a seconda del carattere delle persone che sono incaricate di gestirle. Cosa c’è di nuovo, allora, in questa crisi? Di nuovo sostanzialmente niente perché le abbiamo sempre viste: volendo avere un deterrente nucleare, vecchia ambizione della Corea del Nord, ogni tanto Pyongyang deve fare delle sperimentazioni, contro cui gli Stati Uniti invocano trattati e vince lo spirito negoziale. Di veramente nuovo c’è il carattere dei due protagonisti e il fatto che Trump deve fare esattamente il contrario di quello che faceva Obama. E allora? Ma poi qual è l’ obiettivo? L’ eliminazione delle armi nucleari? C’è qualcuno veramente convinto che si possano eliminare le armi nucleari? Peraltro esiste il ‘Trattato di non proliferazione’ con cui il Club Nucleare ha cercato di preservare il monopolio delle armi atomiche, impedendo agli altri di entrare in possesso di quegli armamenti. C’è da sorprendersi se allora a qualcuno un trattato del genere non piace?

Riuscirà Trump a sviluppare un dialogo proficuo, anche in virtù delle sfide da affrontare, con la Cina?

Ho l’ impressione che Trump si sia infilato in un vicolo cieco. E’ chiaro che lui considera che la Cina costituisca una minaccia al potere economico americano. Ma se fosse solo questo, avrebbe dovuto sottoscrivere il TPP che aveva fatto Barack Obama perché quell’ accordo aveva creato un rapporto di convivenza economica profittevole per gli Stati Uniti e per tutti gli altri 11 Paesi che ne erano firmatari. Solo che la Cina non era compresa, era stata tagliata fuori da Barack Obama che aveva, in qualche modo, ridotto la possibilità che divenisse egemone in Asia. Invece Trump ha denunciato il TPP. Non essendoci più quel trattato, ha restituito alla Cina il diritto di fare una politica asiatica senza dover esser vincolata. Ma non si ha il diritto di chiedere la razionalità a Trump.

Riguardo al Medioriente, ha invece le idee chiare Trump?

Io credo vada a caccia di qualche successo. Soltanto non ne vedo le condizioni. Nel caso dell’ Arabia Saudita, grazie anche all’ aiuto del genero, ha puntato sul Regno. Ha fatto dunque una politica anti-iraniana. Siccome essere anti-iraniani piace anche ad Israele, può contare sul consenso di almeno due Paesi. Fare una politica anti-iraniana gli conviene veramente? Certo non conviene a noi.

E sull’ onda di questo ragionamento, ha decertificato il JCPOA, l’ accordo sul nucleare iraniano fortemente voluto da Obama.

Certamente. Poi si tenga presente che, in questo modo, ha fatto un investimento politico sull’ Arabia Saudita. Siamo sicuri che funzioni? Il Principe ereditario ha un padre forse affetto da ‘dementia’. Inoltre, ora molti principi sono stati collocati in una ‘prigione d’oro’ e molti arabisti della politica estera americana sono certamente preoccupati. Questo Principe ereditario si sta costruendo, dunque, una forte opposizione e nessuno sa quanto conti quell’ opposizione. E allora siamo sicuri che sia stata fatta la scelta giusta?

Il suo saggio si conclude con un monito all’ Europa. La Cancelliera tedesca Angela Merkel aveva parlato di “prendere in mano il proprio destino”. Al momento l’ Alleanza Atlantica lega l’ Europa agli Stati Uniti. E’ possibile un’ Europa senza NATO?

Lo spero ardentemente. Anzitutto qualche progresso in Europa si sta facendo. Io vedo dei segnali positivi. Inoltre è positivo il fatto che alcuni Paesi non siano d’accordo. Quanto più vedo restringersi il numero di Paesi disposti a fare un sacrificio di sovranità, tanto più ne sono confortato. Inoltre, non essendoci più l’ Inghilterra, se è meno evitabile che gli Stati Uniti perdano progressivamente la capacità di esercitare un ruolo egemone, soprattutto nel continente europeo, questo significa che si crea un vuoto. I vuoti sono terribilmente pericolosi. E allora quel vuoto va riempito e chi, se non l’ Europa, ha interesse a farlo?

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