venerdì, Maggio 7

Occidente Vs Russia: è guerra diplomatica L' espulsione di diplomatici russi da parte dei Paesi occidentali

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L’ Occidente si coalizza contro la Russia, guidata da quasi vent’ anni da Vladimir Putin che ha vinto le recenti controverse (per via di irregolarità denunciate dall’ Osce) elezioni con il 76,6% dei voti. E’ quanto accaduto ieri, allorché, a tre settimane dall’ incidente dell’ ex spia Skripal (e la figlia July) a Salinsbury, Stati Uniti e Unione Europea, compattamente schierati accanto alla Gran Bretagna, sulla via della Brexit, ma pur sempre storico alleato del Patto Atlantico, hanno deciso di espellere più di cento diplomatici russi. Alle 15 di ieri, ora italiana, sono state annunciate contemporaneamente dalle cancelliere occidentali espulsioni dei diplomatici di Mosca che dovranno far ritorno in patria «nel giro di una settimana». 

Ma facciamo un passo indietro: Sergeij Skripal, un ex colonnello del Gru arrestato nel 2004 dai servizi segreti russi (Fsb) che lo avevano colto a collaborare con l’intelligente britannica, dopo aver scontato una pena detentiva di 6 anni (poco meno di quanto gli era stato inflitto), venne rilasciato nel 2010 nell’ambito di uno scambio di prigionieri tra Russia e Stati Uniti. Una volta scoperto il tentato omicidio eseguito con il Novichok, un’ arma chimica, Londra ha puntato subito il dito contro la Russia, memore di alcuni precedenti. Sulla stessa posizione, si sono ritrovati fin da subito altre cancellerie europee come Berlino, Parigi, ma anche Washington. Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov aveva risposto: «ovvio che le scelte di Londra riflettono la disperazione del governo britannico poiché non è in grado di rispettare le promesse fatte sull’uscita dall’Unione Europea». Il governo inglese, dopo aver ottenuto l’ appoggio degli alleati in una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e aver annunciato che nessun rappresentante dell’ esecutivo di Londra né della Corona britannica parteciperà ai Mondiali di calcio in Russia nel 2020, ha deciso di espellere 23 diplomatici russi e questo ha provocato la reazione  uguale e contraria da parte di Mosca.

Se gli Stati Uniti hanno deciso, oltre alla chiusura del consolato russo di Seattle, «utilizzato come base fondamentale per le operazione di intelligence» data la sua vicinanza ad una base di sottomarini e a siti industriali di Boeing che produce anche aerei militari,  l’ espulsione nei confronti di 60 diplomatici russi,  compresi 12 funzionari distaccati all’Onu e identificati come agenti dei servizi segreti del Cremlino (ce ne sarebbero oltre 100 ancora a piede libero sul territorio russo), «come seguito» di quanto deciso al Consiglio europeo della settimana scorsa, ha annunciato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk , «oggi già 14 Stati membri hanno deciso di espellere diplomatici russi» e non escludendo altre espulsioni «nei prossimi giorni e settimane». Oltre Stati Uniti e Canada (che ne ha espulsi quattro), anche la maggior parte degli Stati Ue (17 su 28): Francia e Germania hanno espulso quattro funzionari, mentre l’ Italia ne ha espulsi due. «Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, sono state usate armi chimiche in Europa Dopo un tale attacco non potevamo rimanere a guardare» ha spiegato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas.

Dal canto suo, come affermato dal presidente Petro Poroshenko, l’ Ucraina ha deciso di espellere 13 diplomatici russi mentre l’ Albania ne ha espulsi due. La decisione, annunciata nel pomeriggio dal ministero albanese degli Esteri, è stata resa nota all’ambasciatore della Russia a Tirana, Aleksander Karpushin a cui sono stati comunicati i nomi delle persone non grate alle autorità locali.

Di soddisfazione la reazione dell’ esecutivo britannico tanto che il ministro degli Esteri Boris Johnson ha twittato: «La straordinaria risposta internazionale dei nostri alleati rappresenta la più grande espulsione collettiva di agenti dell’intelligence russa nella storia e ci aiuterà a difendere la nostra sicurezza. La Russia non può violare impunemente le norme internazionali». Alla Camera dei Comuni, la premier Theresa May ha precisato, inoltre, che quella in atto «è una risposta alla minaccia» che Mosca pone «alla sicurezza di tutti noi, non solo un segno di solidarietà».

Secondo il capo della diplomazia russa Lavrov, «quando uno o due diplomatici vengono invitati a lasciare questo o quel Paese, e ci sussurrano nelle orecchie le scuse, sappiamo per certo che questo è il risultato di pressioni e ricatti colossali da parte di Washington». Già ieri, per la verità, la reazione di Mosca non si è fatta attendere, sostenendo che risponderà all’espulsione dei suoi diplomatici decisa dagli Stati Uniti e dai paesi europei.

A detta del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, «le consultazioni, nelle capitali e alla NATO, dopo quanto avvenuto a Salisbury hanno portato all’espulsioni di 140 funzionari russi da parte di oltre 25 alleati e partner della Nato. Questa è una risposta internazionale ampia e coordinata». Stoltenberg ha inoltre reso noto di aver fatto ritirare l’accredito a 7 persone della delegazione russa presso la NATO, e di aver rifiutato l’accredito ad altri tre funzionari del Cremlino riducendo di oltre dieci unità i diplomatici russi accreditati, passando da 30 a 20.

Mentre alcuni Paesi come  Austria, Portogallo, Grecia e Malta, hanno deciso di rimanere neutrali, anche Australia, Irlanda, Moldavia e, per ultimo, il Belgio hanno deciso di espellere dei funzionari russi. Il primo ministro australiano Malcolm Turnbull ha dichiarato che il suo paese espellerà due diplomatici russi che ha descritto come spie, ammonendo la Russia per la sua condotta ‘spericolata’. A queste parole, l’ambasciata russa a Canberra ha risposto: «E ‘sorprendente quanto facilmente gli alleati della Gran Bretagna lo seguano ciecamente in contrasto con le norme del dialogo bilaterale civile e delle relazioni internazionali, e contro … il buon senso». L’Irlanda ha annunciato l’ espulsione di un diplomatico russo per bocca del ministro degli Esteri Simon Coveney che ha definito l’attacco a Skripal e sua figlia un uso «scioccante e ripugnante» delle armi chimiche. Tre i funzionari russi per cui è stata decisa l’ espulsione da parte del governo moldavo. Il governo belga, dopo numerose resistenze, ha voluto espellere un solo diplomatico.

Secondo Stephen Sestanovich, George F. Kennan Senior Fellow for Russian and Eurasian Studies, «tradizionalmente, espulsioni come queste sono state limitate a ciò che un governo considera un comportamento discutibile sul proprio territorio da parte del personale dell’intelligence di uno stato rivale. Di solito c’è un round o due di rappresaglia, e poi le cose tornano alla normalità. Ovviamente abbiamo già visto un cambiamento in una parte di questo modello, con azioni simultanee prese dagli Stati Uniti e numerosi alleati. Quello che stiamo sentendo è un insieme molto più ampio di rimostranze nei confronti della Russia. Il messaggio diplomatico è: la Russia ha cessato di essere un membro della società civile europea».

Il contrasto alla Russia sarà sempre più al centro della strategia dell’ Amministrazione Trump, anche alla luce degli stravolgimenti occorsi negli ultimi al suo interno: dalla defenestrazione dalla Segretaria di Stato di Rex Tillerson, sostituito dall’ ex direttore della CIA Mike Pompeo, a quella di Mcmaster, Consigliere per la sicurezza nazionale, sostituito da John Robert Bolton. Non va dimenticato che il Presidente americano Trump, così come suoi affini, è sotto indagine per i presunti rapporti intrattenuti da lui stesso e dal suo staff con il Cremlino nel corso della campagna elettorale, quello che ha preso il nome di ‘Russiagate‘. Di recente, l’ inquilino della casa bianca si era scagliato via twitter contro Robert Mueller denunciando la presenza di «13 democratici incalliti» nella squadra del giudice speciale. E l’ indagine potrebbe avere riflessi sulle elezioni di midterm, arrecando danni all’ esito elettorale. A ben vedere, però, forti sanzioni erano state già imposte dagli Stati Uniti alla Russia, soprattutto nel settore energetico, nell’ agosto 2017. Sanzioni che erano state controfirmate, dal Presidente non senza criticare la legislazione in questione come «significativamente imperfetta» in quanto comprendente una norma che, vietando, in maniera esplicita, al Presidente la possibilità di alleggerire o cancellare le sanzioni, «incide soprattutto sull’autorità dell’esecutivo di negoziare. Limitando la flessibilità dell’esecutivo il disegno di legge rende più difficile per gli Stati Uniti ottenere buoni accordi per il popolo americano, e avvicinerà molto di più Cina, Russia e Corea del Nord».

«L’UE » – continua Sestanovich – «non ha mai avuto una sola idea di come gestire la Russia, ma la politica dell’UE è rimasta unita, anche se molti membri non sono d’accordo. Erano disposti a mettere da parte le loro differenze, a seguire la guida dei tedeschi e ad ascoltare gli Stati Uniti. Se non altro, ciò che stiamo vedendo ora è un approfondimento di quella unità. Dopotutto, le espulsioni di questa settimana sono uno spettacolo di solidarietà con un paese che sta lasciando l’UE. E i polacchi, che ultimamente sono stati in qualche modo estranei dall’Europa, hanno apparentemente assunto un ruolo di primo piano. E dopo un anno in cui gli europei si chiedevano dove fossero diretti gli Stati Uniti, abbiamo assistito a una forte manifestazione di sostegno da parte di Washington per stare insieme contro Mosca. A parte le espulsioni, tutto questo è un vero segnale di avvertimento per Putin che le sue politiche non funzionano». 

 «La dichiarazione della Casa Bianca che annuncia l’espulsione dei diplomatici russi e la chiusura del consolato russo a Seattle manda un messaggio forte, reso ancora più potente a seguito delle espulsioni coordinate dei diplomatici su entrambe le sponde dell’Atlantico. Tuttavia, dobbiamo capire che le espulsioni sono un passo simbolico senza molte conseguenze durature. La Russia risponderà quasi certamente ad ogni annuncio con le sue azioni reciproche che espellono i diplomatici occidentali dalla Russia» ha spiegato Michael Carpenter, senior fellow dell’ Atlantic Council’s Dinu Patriciu Eurasia Center che ha poi aggiunto: «una risposta forte imporrà sanzioni finanziarie alla Russia, comprese sanzioni di blocco (in stile Iran) sulle istituzioni finanziarie russe, un divieto di transazioni con società di difesa russe e la chiusura del gasdotto Nordstream II. Tali passi avrebbero un forte impatto sul calcolo di Mosca. L’espulsione dei diplomatici russi da sola, tuttavia, è improbabile che possa dissuadere la Russia dal suo comportamento aggressivo». A questo potrebbero aggiungersi provvedimenti mirati contro gli oligarchi russi di stanza a Londra.

Evelyn Farkas, senior fellow presso l’Eurasia Center, Future Europe Initiative e Scowcroft Center for Strategy and Security, ha sostenuto che «queste misure sono fantastiche per due motivi. Stiamo rispondendo all’assalto alla sovranità del nostro più vecchio amico e alleato della NATO e lo stiamo facendo all’unisono con l’Unione europea. Tuttavia, questo passaggio non può essere la fine. Abbiamo ancora bisogno di una legislazione completa che affronti tutte le vulnerabilità che i vari attacchi russi hanno rivelato nella nostra società. Il presidente deve anche implementare le circa sei categorie di sanzioni obbligatorie ai sensi dell’Acversion Through Sanctions Act (CAATSA) dell’America antiterrorismo non ancora attuate, comprese le sanzioni sull’acquisto di petrolio greggio dalla Russia. Inoltre, le sanzioni devono essere aumentate da un tocco leggero a una pressione media, avvicinandosi alla pressione massima, che è stata l’approccio dell’amministrazione alla Corea del Nord».

Per Brian O’Toole, senior fellow del Global Business and Economics Program, «c’è ancora molto da fare per scoraggiare l’aggressione della Russia». Ma una cosa è certa: all’ evidenza dei fatti, nonostante le difficoltà riscontrate recentemente nei rapporti commerciali tra le due sponde dell’ Atlantico, l’ Occidente è apparso molto più saldo di quanto la stessa Russia, con le sue strategie nella direzione contraria, comprese le campagne di disinformazione più volte denunciate, credesse.

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