domenica, Settembre 19

Stati Uniti – Cina: l’ incontro tra Donald Trump e Xi Jinping Quali sono le questioni da discutere? Cosa aspettarsi da questo meeting? Risponde Filippo Fasulo, coordinatore scientifico del CeSIF

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«Voglio la pace garantita dalla forza, per questo vendiamo al vostro Paese le migliori armi del mondo. Io oggi spero di parlare a nome non solo delle nostre due nazioni, ma di tutte le nazioni civili, quando dico al Nord: non ci sottovalutate. E non ci mettete alla prova. Difenderemo la nostra sicurezza comune, la nostra prosperità condivisa, la nostra libertà sacra» ha detto Trump di fronte al Parlamento di Seoul. Ha, inoltre, annunciato un aumento della cooperazione nel settore della difesa, proposito affermato anche a Tokyo. Il rafforzamento del trilatero (USA-Corea del Sud- Giappone), soprattutto a livello militare, preoccupa Pechino?

Sì. Per la verità, è da diverso tempo che la Cina denuncia la militarizzazione della Corea del Sud e del Giappone: da una parte con il THAAD, dall’ altra con le riforme della costituzione giapponese. Dal punto di vista di Trump, credo che il riferimento che vada fatto più che altro sia a quelle dichiarazioni risalenti alla campagna elettorale in cui si chiedeva a sudcoreani e giapponesi di contribuire in maniera maggiore alle spese militari. Quindi, probabilmente, promuovendo l’ acquisto di prodotti americani, si riuscirebbe, in qualche modo, a bilanciare questo aspetto. Bisogna considerare che l’ attenzione di Trump è sempre rivolta soprattutto al livello interno degli Stati Uniti e quindi al tema della creazione del lavoro, della creazione della ricchezza. Quello è un po’ il filo conduttore di tutto. Da qui ci colleghiamo alla questione principale, molto più della Corea del Nord, importante fino ad un certo punto. Sono convinto che la crisi coreana riceva più attenzioni di quelle che in realtà meriti. Non vorrei apparire eccessivamente ottimista, ma la mia impressione è che nessuno dei due arriverà mai a lanciare un missile. Siamo in una situazione simil-guerra fredda in cui si alzano i toni, poi, però, in qualche modo si cerca un accordo. Il grosso problema sono i rapporti commerciali con la Cina.

Che ruolo ha giocato, in questi mesi, la Russia nei rapporti tra Cina e Stati Uniti?

Secondo me, in questo momento, non ha avuto un grosso peso. Per quanto riguarda la Corea del Nord, la Russia resta in disparte, mantenendo un certo tipo di profilo. Sui terreni in cui la Russia è più esposta, la Cina,  per quanto in crescita, non si espone molto. Si gioca molto su aspetti bilaterali anche perché le questioni, il commercio prima di tutto, sono di natura bilaterale. Noi sappiamo che alcuni degli alleati di Trump in campagna elettorale avevano posto un accento molto forte sulla Cina come principale nemico dei lavoratori americani e sul tema del lavoro “rubato” nel corso degli ultimi anni. Questi sono fattori su cui i russi, più di tanto, non intervengono. L’ attenzione di Trump è, a mio avviso, su questo tipo di argomenti piuttosto che su questioni di sicurezza, che sembrano essere quasi di contorno. Il tema centrale è come modificare le relazioni commerciali tra i due Paesi.

Il numero uno della Casa Bianca, pochi giorni fa, in visita al Premier giapponese Shinzo Abe, ha dichiarato: «Il problema che abbiamo con la Cina è ed è stato di avere una situazione commerciale ingiusta. Il nostro deficit è di centinaia di miliardi di dollari all’anno (circa 347 a fine 2016). Deve andare giù, deve andare giù». Ci sono margini di compromesso in merito alla questione economica?

Ho l’ impressione di sì, perlomeno a carattere di annuncio. Ci sono due tendenze che potrebbero incontrarsi: una, quella dell’espansione degli investimenti cinesi all’ estero che sta avvenendo negli ultimi anni. Sappiamo che dal 2015 i cinesi investono fuori più di quanto il mondo investa in Cina; l’ altra, la necessità americana di creare posti di lavoro. Su quest’ ultima tendenza, Trump ha insistito moltissimo. Negli ultimi giorni, si parlava di possibili investimenti cinesi negli Stati Uniti, con un occhio trumpiano alla creazione di posti di lavoro. E’ un modello seguito già negli anni ’80, ad esempio quando Reagan affrontò il tema del deficit commerciale con il Giappone, portando la realizzazione di industrie giapponesi automobilistiche nel Sud degli Stati Uniti. Con questa mossa, veniva ridotto il deficit commerciale e venivano creati posti di lavoro. Gli effetti sono stati controversi, ma il tipo di approccio sembra questo.  E ci potrebbe dunque essere un incontro tra i capitali cinesi che escono e la necessità americana di creare posti di lavoro. Senza dubbio entrambi hanno necessità di crescere e le loro relazioni commerciali sono talmente strette che è difficile pensare che uno dei due possa sperare che la controparte non vada bene. Il punto è cercare di capire come questi pesi vengano bilanciati.

 

Questo incontro tra Xi e Trump è il secondo dall’ insediamento del Presidente americano. Il primo era avvenuto ad inizio primavera a Mar-a-Lago. Ha l’ impressione che in quell’ occasione non ci fosse stata sintonia tra i due leader e su quali temi non si erano trovati d’ accordo?

Probabilmente sul tema delle relazioni economiche tra i due Paesi. Trump si era da poco insediato da poco. Nel corso di questi mesi, ha fatto qualche incontro in più e c’è una maggiore conoscenza. Arriviamo a questa occasione, subito dopo il XIX Congresso del Partito Comunista Cinese che ha, in qualche modo, incoronato Xi Jinping come leader, in Cina, più forte degli ultimi decenni e, come affermato da alcune riviste internazionali, forse il leader più forte a livello mondiale oggi. Quindi cambia il modo in cui verranno trattate queste questioni. Credo che quando si pensa a Trump, più che guardare esattamente a cosa ha detto, bisogna prendere in considerazioni due circostanze: il fatto che è un businessman e quindi ha la tendenza a voler portare a casa degli accordi; la volontà di mostrarsi sempre come un personaggio forte. Quindi quello che verrà fuori sarà sulla linea di questi due punti di vista. Il Presidente americano tornerà a casa dicendo di aver trovato degli accordi, di esser riuscito a sostenere che gli Stati Uniti sono forti; Xi Jinping sarà riuscito, probabilmente, a certificare la grandezza della Cina, o comunque il riconoscimento che la Cina è un attore di primissimo piano e a promuovere gli investi economici. Questo filone è quello che ci dobbiamo aspettare e che vedremo anche nei prossimi anni.

 

Trump è al 37% nel gradimento popolare. Xi è stato appena riconfermato alla guida del PCC. Trump si trova in una posizione di debolezza?

Xi Jinping viene visto come all’ apice dello splendore. Trump si trova ad affrontare quello che ha indicato nel corso della sua campagna elettorale come il nemico e deve quindi portare a casa un risultato.

Da questo incontro potrebbe scaturire una maggiore sintonia tra Pechino e Washington?

Ci sarà una forte insistenza, da parte del Presidente americano, sulla stretta relazione che ha con Xi Jinping e questo rientra, appunto, nell’ ottica di dimostrare che lui è forte ed ha un grande carisma. Non mancherà dunque questo aspetto: dimostrare che le relazioni tra i due leader sono molto forti e di conseguenza anche le relazioni tra Cina e Stati Uniti. Che questo, poi, possa voler dire, effettivamente, che ci saranno delle relazioni semplici è difficile dirlo perché i dossiers sono molto complicati. Anche prendendo per buono questo possibile schema degli investimenti cinesi negli Stati Uniti e quindi la creazione di posti di lavoro, resta però il tema della cyber security e il rischio che la Cina possa acquisire capacità tecnologiche per poi portarsele a casa. Queste dinamiche freneranno gli investimenti in Cina e occorrerà un bilancio tra tutti questi elementi.

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