sabato, Maggio 15

Stati Uniti: boom di investimenti sui droni. Che cosa si nasconde? Droni al centro della politica di Trump. Per capire le implicazione di tale scelta abbiamo intervistato Francesco Tosato, senior analyst e responsabile del Desk Affari Militari presso il Cesi

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L’arrivo di Barack Obama, ex Presidente degli Stati Uniti, alla Casa Bianca aveva per molti aperto le porte ad una nuova era nella politica estera americana. Dopo gli otto anni di George W. Bush che avevano portato alle catastrofiche operazioni in Iraq ed Afghanistan, la Presidenza Obama aveva promesso di mettere fino all’ultra conservatorismo di Bush ed alle sue politiche di diretto interventismo in Medio Oriente.

Ora, a 10 anni dalla fine dell’era Bush e dopo i due mandati di Barack Obama è tempo di bilanci. Secondo uno studio annuale pubblicato dal Center for the Study of the Drone il budget dell’anno fiscale 2017, presentato dall’allora Presidente americano Barack Obama, includeva una proposta di spesa militare di  587.2 miliardi di dollari, da essere destinati 523.9 miliardi per un budget di base e 58.8 miliardi per operazioni dei contingenti americani oltreoceano. Una proposta che vedeva una decrescita di 1.16 miliardi in spese militari destinate a droni rispetto all’anno precedente.

Nel Dicembre del 2013 il Dipartimento della Difesa americano aveva infatti pubblicato un piano strategico di 25 anni intitolato ‘Unmanned Systems Integrated Roadmap FY 2013-2038’ (Piano d’azione integrato per sistemi senza pilota per gli anni fiscali 2013-2038). La proposta prevedeva una diminuzione delle spese su droni aerei, di terra, di mare e sulla ricerca di 22.8 miliardi di dollari entro il 2018. Secondo le previsioni del Pentagono la spesa in sistemi comandati a distanza si sarebbe ridotta da 4.2 miliardi a 3.7 nel 2015.

Ciò nonostante, si legge nel report, i finanziamenti del Pentagono allo sviluppo di droni risulta essere significativamente maggiore di quanto previsto quattro anni fa. Nel 2018, grazie anche all’impulso dato in questa direzione dalla presidenza di Donald Trump, la spesa del Pentagono è 3.3 miliardi di dollari in più di quanto previsto dal piano strategico. In totale la spesa sui droni e sulla ricerca tra il 2013 e il 2018 risulta essere 10.8 miliardi di dollari in più di quanto prevedeva la proposta del 2013.

In tal senso, la spesa militare americana per i droni raggiungerà il picco più alto degli ultimi cinque anni. Il Dipartimento della Difesa ha richiesto per l’anno fiscale 2018 una spesa di 6.97 miliardi dollari sui droni, ricerca e sviluppo. Un aumento certo significativo che getta luci e ombre su quali siano i motivi che hanno spinto Washington ad adottare una politica così incoraggiante verso l’uso di droni. Per provare a fare chiarezza sull’argomento ci siamo fatti aiutare da Francesco Tosato, senior analyst e  Responsabile del Desk Affari Militari presso il Ce.S.I, Centro Studi Internazionali di Roma.

L’uso dei droni continua ad essere un punto fermo della politica estera americana. Con la Presidenza Trump si è registrato un netto aumento, già consistente durante Obama, della spesa militare in tale ambito. Ci sono delle differenze rispetto alle due Amministrazioni?

Sicuramente dal punto di vista politico, ovvero per le operazioni di target-killing, Donald Trump ha un approccio molto diverso rispetto ad Obama. Barack Obama aveva utilizzato i droni, in particolare i modelli Predator e Reaper, ovvero dei modelli armabili, per il contrasto al terrorismo, dato che vedeva in maniera negativa l’impiego di truppe sul terreno. Trump, invec,e ha cambiato l’approccio: pur riconoscendo la validità strategica dei droni, ha ripreso ad utilizzare le forze speciali. L’Amministrazione Trump predilige l’utilizzo di questo sistema perchè, sebbene sia più rischioso per il personale, consente di prendere il terrorista vivo per poter avere informazioni, una fonte, e dall’altra parte consente di incrementare la capacità di intelligence che si può ricavare da ogni operazioni. E possibile recuperare telefoni, computer e dati cartacei. C’è quindi una chiara differenziazione di obiettivi tra le due Amministrazioni.

Oltre ad obiettivi differenti, l’amministrazione Trump ha aumentato considerevolmente la spesa militare in tale campo. Quali sono i motivi dietro a questi ingenti investimenti?

Da un punto di vista strategico – militare ci sono stati, come accennava,  moltissimi investimenti della difesa Trump. C’è però da specificare che quando parliamo di droni dobbiamo parlare di una serie di sistemi unmanned che sono di uso comune. I droni vengono utilizzati ampiamente per operazioni di ISR: Intelligence, Surveillance, Reconnaissance e per l’acquisizione di dati. I droni sono definiti fattori abilitanti allo svolgimento delle altre missioni. È per gli USA quindi inimmaginabile pianificare qualsivoglia missione senza il supporto di piattaforme unmanned. Dal livello tattico a quello strategico ci sono diverse famiglie di droni utilizzate per raccogliere informazioni e non solo. Vi sono poi altri sistemi in fase di sviluppo da parte della Marina americana per avere piattaformi unmanned che sfruttano al massimo gli sviluppi dell’intelligenza artificiale. Il trend futuro sarà quello di sfruttare un incremento delle conoscenze internazionali dell’industria informatica per avere dei mezzi che siano più autonomi dal punto di vista decisionale.

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