mercoledì, Ottobre 20

Stati Uniti: AUKUS, altro che ‘Sleepy Joe’ L’emergere del nuovo ‘asse a tre’ conferma come il teatro indo-pacifico sia ormai diventato centrale per la politica estera statunitense e come i toni della competizione con la Cina sia siano gradualmente riscaldati

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Dopo il ritiro delle truppe USA dell’Afghanistan e le polemiche che hanno accompagnato questa decisione, la firma dell’accordo AUKUS fra Australia, Stati Uniti e Gran Bretagna rilancia in modo significativo il ruolo di Washington nel Pacifico e conferma l’attenzione con cui le potenze regionali guardano al buildup politico e militare della Cina in quel teatro. Cuore dell’accordo (che comprende anche previsioni in materia di cybersecurityintelligenza artificiale e cooperazione tecnologica) è l’impegno di Stati Uniti e Gran Bretagna a fornire a Canberra la tecnologia necessaria a dotarsi di nuovi sottomarini a propulsione nucleare (anche se armati di missili a testata convenzionale) così da rafforzare la sua presenza navale nella regione e accrescerne le capacità di proiezione, anche alla luce della crescente tensione nell’area del Mar Cinese Meridionale. Per l’Australia (che da tempo ha manifestato l’intenzione di dotare la sua flotta di sommergibili nucleari) si tratta di un importante salto di qualità sul piano militare. Si tratta, però, anche di una chiara scelta di campo dopo che, a partire dal 2020, i rapporti con Pechino si sono venuti progressivamente deteriorando sia sul piano politico, sia commerciale.

A fronte della soddisfazione espressa dalle parti (che hanno parlato di AUKUS come di come una partnership ‘storica’ per la sicurezza nellarea indo-pacifica), l’accordo è stato accolto da numerose critiche. La reazione delle autorità cinesi è stata prevedibilmente dura, soprattutto nei confronti di Washington e di Canberra. Secondo Pechino, in particolare, l’accordo “mina gravemente la pace e la stabilità regionale e aggrava la corsa agli armamenti in atto nel Pacifico, esponendo l’Australia al pericolo di ritorsioni in caso di un ulteriore deterioramento della situazione. Altrettanto dura è stata la reazione del governo francese, che con quello australiano era da tempo in trattative per la fornitura di propri sottomarini nucleari e che si è trovato ‘bypassato’ a vantaggio di Stati Uniti e Gran Bretagna. Anche da parte europea le critiche non sono mancate, soprattutto per il modo in cui le parti hanno gestito i negoziati. Bruxelles né le varie capitali europee sono state, infatti, avvertite della firma dell’accordo che, fra l’altro, è stato annunciato proprio nelle ore in cui la Commissione e l’Alto rappresentante dovevano rendere nota la loro comunicazione congiunta sulla nuova strategia europea per l’Indo-Pacifico.

Da questo punto di vista, l’emergere del nuovo ‘asse a tre’ che AUKUS prefigura porta un ulteriore colpo alla politica di rilancio dei rapporti con l’Europa che Joe Biden aveva annunciato di volere perseguire dopo il suo arrivo alla Casa Bianca. Riflettendo questa preoccupazione, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha già paragonato l’atteggiamento del Presidente nella vicenda AUKUS a quello di Donald Trump, mentre in ambito UE alcune fonti hanno rilevato (non senza fastidio) comedopo la decisione di procedere al ritiro delle truppe dall’Afghanistan, questa sia la seconda volta in poche settimane che l’amministrazione statunitense “prende una decisione importante senza che gli alleati europei siano consultati. Il fatto poi che l’accordo con l’Australia coinvolga la Gran Bretagna di Boris Johnson dà a queste osservazioni un valore particolare. Il Primo ministro britannico ha ripetutamente associato alla realizzazione della Brexitla possibilità di rilanciare il ruolo di Londra sulla scena internazionale; una ‘Global Britannia’ che ha nella dimensione militare una componente di rilievo e che trova espressione, fra l’altro, nell’aumento che la spesa per la difesa ha sperimentato dopo il 2018.

Intorno alla vicenda AUKUS si intrecciano, quindi, una pluralità di questioni. Essa conferma, tuttavia, come il teatro indo-pacifico sia ormai diventato centrale per la politica estera statunitense e come, dopo i tentativi di ‘appeasement’ dell’amministrazione Obama, i toni della competizione con la Cina sia siano gradualmente riscaldati. La firma di AUKUS manda, inoltre, un messaggio importante agli alleati regionali di Washington, che in passato avevano espresso il timore che la politica dell’amministrazione Biden potesse essere troppo ‘soft on China’. Non a caso, gli Stati Uniti hanno investito molto anche in altri partenariati, con il Giappone, la Corea del Sud, la Thailandia, le Filippine, il Vietnam e l’India, quest’ultima già parte – insieme con USA, Giappone e Australia – del Quadrilateral Security Dialogue (QUAD). Di contro, il rischio è che la nuova collaborazione militare del Pacifico possa innescare una corsa agli armamenti dalle conseguenze difficilmente prevedibili. Una strategia di ‘rischio calcolato’ che Washington sembra avere fatta propria anche in altri teatri e che contrasta in modo stridente con l’immagine che diversi analisti avevano voluto tracciare della presidenza di ‘Sleepy Joe’.

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