martedì, Settembre 28

Stati Uniti – Arabia Saudita: l’alleanza è anche cyber Gli accordi tra Ryad e i colossi americani per rafforzare la sicurezza cibernetica

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Nel corso del viaggio ufficiale negli Stati Uniti del principe ereditario Mohammed bin Salman, vicepresidente e ministro della Difesa oltre che padre nobile del progetto di riforma statale saudita ‘Vision 2030’, la Saudi Cyber Security and Programming Federation (Sfcsp), rappresentata dal vicepresidente, Abdullah Sharaf al Ghamdi, a nome del presidente Saud bin Abdullah al Qahtani, ha sottoscritto un memorandum d’intesa con Alan Chinoda, l’ amministratore delegato di Lockheed Martin, gigante statunitense nel settore della difesa e della sicurezza che si occupa delle ricerche legate al F35 Lightning II, avente ad oggetto la possibilità di creare una partnership per la cybersecurity, migliorando le ancora poco sviluppate capacità dell’Arabia Saudita in questo ambito. Lockheed Martin metterà a disposizione, inoltre, la sua esperienza per formare giovani talenti sauditi e per trasferire tecnologie dell’innovazione attraverso il suo centro Lighthouse. Come se non bastasse, organizzerà concorsi nazionali di programmazione e sicurezza informatica in Arabia Saudita. Al Qahtani ha precisato che «questa partnership offre una spinta importante a migliorare le competenze e le conoscenze degli esperti di programmazione e sicurezza informatica dell’Arabia Saudita. Mostrerà loro quanto siano gravi gli attacchi informatici, come sia mirata l’infrastruttura informativa e come proteggerla usando sistemi specializzati».

Più o meno nelle stesse ore, il vicepresidente di Sfcsp, accompagnato dai membri della Federazione saudita di sicurezza informatica e programmazione, hanno visitato la Cyber Academy e il Cyber Operations Center presso la sede Raytheon a Washington. In tale occasione è stato sottoscritto l’ accordo tra Sfcsp e Raytheon e sono stati raccontati i programmi e i corsi dell’Accademia, non escludendo l’ eventualità di applicare questi programmi presso la sede della federazione nel Regno e preannunciando una futura visita di una squadra di Raytheon presso la sede della Sfcsp. Come se non bastasse, la Sfcsp ha firmato un accordo con la Northrop Grumman, altro colosso della difesa. Un memorandum d’ intesa è stato firmato dal numero due di Sfcsp con John Bax, il  vice presidente della Draper University, specializzata nell’insegnamento all’imprenditorialità. L’università ha un programma di formazione per gli studenti per stabilire le loro aziende. Secondo il MoU, 15 candidati sauditi saranno inviati con borsa di studio al campus dell’università nella Silicon Valley. Oltre a questo, la federazione e l’università esploreranno la possibilità di creare un campus per l’università nel Regno, in collaborazione con la federazione.

A tutto ciò, si è aggiunta in questi giorni una partnership tra la compagnia petrolifera Aramco e Google incentrata sui servizi cloud nazionali; una partnership tra Alrushaid e International SOS per fornire servizi medici nel regno con particolare attenzione alle cliniche di area remota; un’iniziativa guidata dai contenuti di cinque anni tra l’ITHRA, il King Abdulaziz Centre for World Culture e il National Geographic per promuovere l’Arabia Saudita come centro della regione per la creatività e l’intrattenimento; un memorandum tra il Fondo per lo sviluppo industriale saudita e J.P. Morgan Chase per esplorare la collaborazione nel finanziamento industriale nel regno saudita.

L’ interesse saudita per il settore della sicurezza cyber era stato sancito lo scorso anno dall’ istituzione con decreto reale di un’Autorità nazionale che facesse fronte a questa importante istanza. Struttura affidata dal sovrano a Musaed bin Mohammed al-Aiban, membro del  Consiglio dei ministri dal 1992, e che deve avere un filo diretto con gli uffici del re, con l’ inclusione del responsabile della sicurezza nazionale e dell’intelligence, del vice ministro dell’Interno e di un assistente del ministro della Difesa. Per la verità, già nel 2006, il Regno creò il primo Computer Emergency Response Team (CERT-SA) e poi nel 2011 il Ministero delle Telecomunicazioni e Tecnologia aveva approvato una prima “National Information Security Strategy (NISS)”, ormai giunto al settimo aggiornamento.

Durante il 2 ° annuale Cyber ​​Security internazionale Conferenza tenutasi nella capitale nel febbraio 2017, il direttore generale del Cyber ​​Security Center (NCSC), Saleh Ibrahim Al-Motairi, ha dichiarato che il Regno aveva subito, solo nel 2016, quasi 1.000 attacchi alla sicurezza informatica di infrastrutture critiche. Vista la moltitudine di attacchi subiti, la necessità è diventata sempre più pressante e nel 2016 il governo è arrivato ad investire più di 14 miliardi di dollari, sia in infrastrutture che in competenze.

Fra gli attacchi che hanno avuto come bersaglio il Paese, il virus ‘Shamoon’ che, nel 2012, prese di mira e ha distrutto migliaia di computer della compagnia petrolifera Aramco: a sostituire migliaia di dati andati persi, un’immagine parziale di una bandiera americana in fiamme. Leon Panetta, allora Segretario della Difesa degli Stati Uniti, disse che «una nazione aggressiva o un gruppo estremista potrebbe utilizzare questo tipo di strumenti informatici per ottenere il controllo degli interruttori critici». Il dito venne puntato contro Teheran. Un attacco contro i computer governativi sauditi si era registrato anche nel 2016. All’inizio del 2017, a gennaio, lo stesso malware ha messo fuori uso alcuni computer del ministero del Lavoro e attaccato un’azienda chimica privata saudita, la National Industrialization Company (Tasnee), oltre che la Sadara Chemical Company, una joint venture tra i giganti petroliferi e chimici Saudi Aramco e Dow Chemical. Sugli schermi dei computer della Tasnee, una volta distrutti dischi rigidi e dati, è apparsa l’ immagine di Alan Kurdi, il piccolo bambino siriano annegato al largo della Turchia durante il tentativo della sua famiglia di fuggire dalla guerra civile.

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