venerdì, Ottobre 15

Stati Uniti: c’era una volta Unabomber Non è la prima volta che negli Stati Uniti si aprono stagioni di terrore. Quella di Unabomber segnò un’epoca. Ripercorriamone le tappe.

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Negli ultimi giorni, negli Stati Uniti, la tensione sociale e politica ha raggiunto livelli altissimi. A molti degli esponenti del Partito Democratico sono stati indirizzati pacchi contenenti bombe artigianali, indirizzate a loro con il fine apparente di arrecare danno alla loro persona. Fra questi, elementi di assolutissimo primo piano sullo scenario politico americano e internazionale: dall’ex Presidente Barack Obama al suo ex vice Joe Biden, dall’ex candidata alla Presidenza Hillary Clinton al noto tycoon George Soros, da sempre obiettivo degli strali del mondo delle destre, americana e non. Oltre a loro, Maxine Waters, rappresentante del Partito Democratico per la California al Congresso, Deborah Wasserman Schulz, rappresentante dei democratici al Congresso per la Florida, John Brennan, ex direttore della CIA e advisor di Obama, e, infine, l’attore Robert De Niro, da sempre opposto alla Presidenza di Donald Trump. I pacchi non sono mai stati aperti dai diretti interessati, ma individuati durante screening di routine o presi in carico da artificieri una volta ricevuti e indicati come sospetti.

Secondo gli esperti, il contenuto di questi pacchi non era pensato per esplodere, ma semplicemente spaventare, alzare il livello della tensione e, se questo era davvero lo scopo, il responsabile (o i responsabili) sono riusciti nel loro intento: all’ex Presidente Jimmy Carter, fra gli altri, è già stato detto di alzare il livello di guardia, in quanto potrebbe essere lui il prossimo obiettivo. Ma, nonostante l’assenza di un meccanismo d’innesco, i pacchi bomba, il tipo di ordigno (pipe bomb, ossia bomba tubo) e gli obiettivi oggetto delle minacce dell’attentatore ricordano, per certi versi, l’attività del più grande terrorista della storia degli Stati Uniti: Ted Kaczynski, altrimenti noto come Unabomber.

Il soprannome non deve innescare equivoci. L’attività di Kaczyinski è stata, infatti, talmente paradigmatica che il nickname ‘Unabomber’ è stato poi riutilizzato, per antonomasia, per riferirsi a misteriosi bombaroli in casi che ricordavano quello americano, non ultimo il caso italiano (ancora oggetto di indagini e lungi dall’essere risolto). Ma chi era Kaczyinski e che cosa aveva fatto?

Ted Kaczynski, uomo di intelligenza nettamente al di sopra della media, ha sempre goduto di una personalità piuttosto particolare. Laureatosi ad Harvard in matematica, bruciando tutte le tappe, sviluppò un carattere solitario, diffidente verso il resto del mondo, a causa di una serie di vicende che lo traumatizzarono nel profondo. Fra queste, un ruolo notevole fu rivestito dalla sua partecipazione inconsapevole agli studi del MK Ultra, un programma segreto progettato dalla CIA, che ricercava metodi, strumenti e sostanze per avere piena facoltà di controllo sulla mente delle persone che interrogavano. Le pratiche furono spesso illegali e Kaczynski, condotto nel programma con l’inganno e in qualità di cavia umana, uscì destabilizzato dai vari incontri. Questa e altre esperienze lo portarono ad allontanarsi progressivamente dalla società e ad abbandonare ogni contatto diretto con gli uomini. Si ritirò dal lavoro per andare a vivere in mezzo ai boschi di Lincoln, Montana. Un uomo, solo, che viveva in una capanna senza elettricità e acqua corrente, riuscì a tenere in scacco per quasi vent’anni gli Stati Uniti d’America.

Qui iniziò a sviluppare il suo odio verso la modernità, avendo come obiettivo polemico la società uscita dalla Rivoluzione Industriale, che aveva creato una società di adoratori del Progresso, responsabile della continua restrizione della libertà umana. Nei suoi scritti si riferì, nello specifico, agli esponenti della sinistra, come fautori di un progressismo, da intendersi in senso perlopiù tecnologico, liberticida, che allontanava l’umanità dai ritmi e dai tempi della Natura. C’era solo una speranza per l’uomo: far collassare questa società prima di venire inghiottita da essa. Come? Seminando terrore e mettendone in evidenza i limiti. Iniziò dunque la sua attività terroristica.

Il metodo da lui usato – quello dei pacchi bomba – era già stato utilizzato in passato, ma Kaczyinski portò tutto al livello successivo. Andò a individuare le sue vittime all’interno di quel mondo che egli riteneva simbolici di quella società che contestava: esponenti delle accademie scientifiche, manager, dirigenti di agenzie e aziende tecnologiche. La sua prima bomba fu spedita a un professore della Northwestern University di Evanston, nel 1978 (rimasto illeso), mentre un’altra fu piazzata in una stiva di un aereo dell’American Airlines, nel 1979 (il fumo che si propagò allarmò i passeggeri, che riuscirono a salvarsi). La FBI aprì l’indagine e a questo caso venne dato il nome in codice UNABOM, dalle istituzioni che andò a colpire (University and Airline Bomber). Da cui, il nome giornalistico di ‘Unabomber’.

Iniziarono quindi le ricerche, mentre Kaczynski continuava a colpire. Iniziò a firmare le proprie opere con la sigla ‘FC’, che si scoprirà significare Freedom Club, e, più avanti, a inviare messaggi, dove parlava al plurale. I suoi ordigni venivano via via riempiti di falsi indizi, per sviare le indagini. Nel corso degli anni, continuarono gli attentati. Nel 1985 arrivò anche la prima delle tre vittime di Unabomber: Hugh Scrutton, un proprietario di un negozio di Sacramento. Si arrivò a un livello di paranoia altissimo. La FBI cercò di individuare il profilo della persona che era dietro quegli attentati: secondo alcuni, si trattava di un operaio, di bassa estrazione sociale, come poteva evincersi dai materiali rudimentali, di scarto, con cui erano composte le bombe. Un uomo arrabbiato con il mondo, contrario a quello sviluppo tecnologico che condannava quelli come lui a perdere il lavoro. Un luddista post litteram, insomma. Altri, però, ritenevano gli attentati il lavoro di un uomo con una certa formazione intellettuale alle spalle, con una certa elaborazione di pensiero, come poteva evincersi dalla complessità delle lettere che inviava. E quella fu la strada che iniziò a battersi.

La difficoltà fu talmente elevata che la FBI decise di mettere una taglia di un milione di dollari sulla testa dello sfuggente Unabomber e aprì un numero dedicato alle segnalazioni di possibili sospetti. Arrivarono migliaia di telefonate al giorno, giustificate da un livello altissimo di paranoia fra la gente e anche da quella taglia che, senza dubbio, faceva gola a molti. In più, Unabomber decise di fare un passo decisivo: nel 1995, spedì al New York Times e al Washington Post un suo saggio, il ‘La società industriale e il suo futuro’, vero e proprio manifesto del suo pensiero. In 35000 parole, oltre a esporre la sua visione del mondo, incoraggiava altri a seguire il suo esempio e accelerare il collasso della società industriale, colpendo quella che egli genericamente chiamava ‘sinistra’. Il testo fu fondamentale: diede molto materiale alla FBI, che nel frattempo aveva istituito un team dedicato allo studio delle sue lettere (muoveva i suoi primi passi la cosiddetta linguistica forense, che si propone di profilare le persone in base ai tic linguistici e ai modi di esprimersi); inoltre, dopo le titubanze iniziali, fu pubblicato, chiedendo ai lettori di segnalare chi avesse, nel tempo, manifestato pensieri simili.

David Kaczynski, fratello di Ted, non poteva credere che quegli attentati furono opera di quel suo fratello, tanto schivo e solitario, che viveva nei boschi del Montana. Dopo le insistenze della moglie, fece la segnalazione: a supporto, aveva le centinaia di lettere che esprimevano le stesse cose e (più importante) nello stesso modo e con gli stessi tic di Unabomber. Le attenzioni si concentrarono su Ted. Le forze dei federali si avvicinarono alla capanna di Ted e trovarono quello che cercavano: diverse copie del manifesto e vario materiale utilizzato per le bombe. L’attività dell’unico membro del Freedom Club finiva così. Era il 1996. Ted Kaczynski, arrestato, fu condannato all’ergastolo. Tre vittime e oltre venti feriti (alcuni rimasti sordi, ciechi o privi di arti) sono sulla sua coscienza: la sua taglia venne devoluta dal fratello David alle famiglie delle vittime.

È difficile dire se siamo davanti a un nuovo Unabomber o alle gesta di un gruppo di esaltati. Quel che è certo e che gli Stati Uniti non vogliono ripiombare in una nuova stagione di terrore.

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