martedì, Ottobre 26

Stati Generali: quando si comincerà davvero a fare qualcosa? Dopo i Comitati ora è il tempo degli Stati Generali. Bene. Ma a quando qualcosa di concreto? Da Prodi a Visco, fino a Cottarelli il giudizio è impietoso

0

Carico di anni (da un paio di mesi ha ‘tagliato’ i 93), ma non domo, Rino Formica non le ha mai mandate a dire. Era Ministro delle Finanze del governo di Giovanni Spadolini; e il collega del Tesoro, Beniamino Andreatta, dal quotidiano democristiano ‘Il Popolo’ lo bolla come ‘commercialista di Bari’. Piccato reagisce: «Se un professore che ha studiato a Cambridge perde le staffe e usa un linguaggio da ballatoio, vuol dire che abbiamo una comare come Lord dello Scacchiere». Ne ha anche per il suo partito, il PSI. Bettino Craxi sostituisce il vecchio Comitato Centrale con una eterogenea Assemblea Nazionale di cui si fa parte per cooptazione? Fulmina quell’ambiente umano e politico con uno spregiativo: «E’ una corte di nani e ballerine» .
Trascorso oltre un quarto di secolo, quello spirito acre è intatto. Ne fa le spese il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Al ‘Riformista’ Formica confida: «Ma davvero c’è qualcuno che non ha portato il cervello all’ammasso e che mantiene un minimo di decenza intellettuale, che possa sostenere che una confusa parata di gitanti post segregazione virus, possa tirar fuori un piano di stabilità politica da presentare all’Europa, per realizzare riforme che richiederebbero un periodo di tempo dai 10 ai 15 anni? Si tratta di un arco temporale che copre almeno due legislature, quando non si riesce a far previsioni sulla vita di un Governo per i prossimi 10-15 giorni. Questo è il punto». E Giuseppe Conte? «Un mediatore operoso, vicino alla figura del sensale. Può reggere in una fiera del bestiame».
Brutalità eccessiva? Ecco allora una sponda ‘cardinalizia’, che si muove con la levità di un commerciante di salumi che vende salsicce anche a chi vuole prosciutto di Parma:
Romano Prodi. Gli ‘Stati Generali’? Per carità, e può venire qualcosa di utile… Ma? «Un obiettivo più utilmente mirato poteva essere raggiunto solo con una commissione più ristretta». Ecco la prima stoccata: tutte persone eccellenti, ma troppi. Poi? «Pensavo che in ambito governativo e parlamentare cominciasse subito la discussione per arrivare a rapide decisioni almeno sui temi elencati come prioritari».
Seconda stoccata. C’è altro?
«Come capita in Italia, è invece cominciato il tiro al bersaglio sull’intero lavoro del comitato, e invece di passare alla fase della sintesi decisionale, si è ripiegato su un ulteriore approfondimento dell’aspetto conoscitivo attraverso la convocazione degli Stati Generali».
Insomma:
si perde tempo.

Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, centellina le parole, una più aguzza dell’altra; parla di un’elevata incertezza perché non è possibile al momento prevedere quante risorse saranno necessarie per superare la crisi, o almeno contenerla; e neppure ipotizzare se le misure ipotizzate saranno o meno efficaci: «una situazione che non deve costituire una scusa per non agire. Al contrario, una ragione ulteriore per rafforzare da subito l’economia e per muoversi lungo un disegno organico di riforme…». In estrema sintesi: urge darsi una mossa.

Un economista che da sempre non fa sconti, Angelo De Mattia, osserva: «Il punto dolente: la concretezza che continua a mancare e che, invece, di fronte alla perdurante gravità della situazione sarebbe ancor più dovere del Governo osservare rigorosamente ed attuare. Si passerà finalmente dalle parole ai fatti o si continuerà con la descrizione delle aree di intervento, spettando non si sa a chi di tradurle in pratica?».

Un altro economista che inspiegabilmente non è stato invitato, Carlo Cottarelli, annota perplesso: «L’ultima cosa di cui l’Italia ha bisogno è un elenco infinito di promesse di azioni, e di frasi roboanti su quanto l’Italia sia bella, un lungo discorso volto a far contenti tutti». Ecco, forse ora si comprende il mancato invito.

Ad ogni modo, la situazione a oggi è questa: per quel che riguarda l’innovazione il Paese è praticamente fermo. Un dossier realizzato dal quotidiano di Confindustria, ‘Il Sole 24 Ore’, certifica che grazie a tagli e ritardi, «la banda larga fa flop. I dossier dell’innovazione sono fermi. Il bando aree industriali è rinviato al 2021, quando saranno ripristinati i fondi; la chiusura totale del piano slitta al 2023, e c’è il concreto rischio di perdere parte delle risorse europee». L’ISTAT lancia un allarme: il PIL crolla dell’8,3 per cento. I consumi delle famiglie sono a picco, e così gli investimenti e le esportazioni; almeno mezzo milione di posti di lavoro si sono persi.

Se questo è il ‘presente’, il futuro prossimo si annuncia parimenti fosco. Un settore decisivo e trainante, come quello della ricerca è in pre-coma. Il Ministro del Tesoro, Roberto Gualtieri, assicura che l’Italia vuole diventare uno dei Paesi che maggiormente invece punta sulla ricerca. Intanto il settore è praticamente tenuto in vita da precari, letteralmente sfruttati delle Università e poi allontanati. Valga l’amara esperienza di Arianna Gabrieli e Alessia Lai, le due ricercatrici del Sacco di Milano che hanno isolato, in piena pandemia Covid, il ceppo italiano del virus. Il presidente Mattarella le ha nominate cavalieri del Lavoro. Bella soddisfazione. Continuano ad avere contratti a tempo della durata di otto mesi. Manca un’idea per andare oltre l’orizzonte di un anno; la ricerca ha bisogno di fondi, se vuole essere competitiva con gli altri Paesi, è il ‘j’accuse’ di Antonino Rotolo, prorettore per la ricerca dell’Università di Bologna…

Un ‘cahiers de doléances’ infinito, e noto da tempo. Non si possono, è chiaro, attribuire tutte le responsabilità e le colpe a Conte. Si tratta di qualcosa che si è incancrenito in decenni e i processi di risanamento saranno lunghi, faticosi, dolorosi. Ma si dovrà ben cominciare…Lo si dovrebbe aver compreso, ormai, che non ‘tutto andrà bene’, e ‘non si tornerà come prima’…

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->