sabato, Settembre 18

Stasera Trump darà l’annuncio sul clima

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Alle oggi alle 15 locali (ore 21 in Italia) il presidente americano Donald Trump annuncerà la sua decisione sull’accordo sul clima di Parigi. Secondo indiscrezioni di diversi media Usa, Trump sarebbe determinato a mantenere la sua promessa elettorale circa un ritiro degli Stati Uniti. motivato dalle preoccupazioni dell’impatto sull’economia nazionale.

Tuttavia il presidente americano sta valutando un passo indietro su diversi punti cruciali delle politiche adottate dall’amministrazione Obama. Per quanto riguarda il disgelo delle relazioni con Cuba, ritenuto troppo affrettato, Trump potrebbe reintrodurre i vecchi limiti su viaggi e commercio. Una svolta spiegata come un approccio più punitivo nei confronti del regime castrista in risposta a mai cessati abusi sui diritti umani. Inoltre, secondo quanto diffuso dal New York Times, l’apertura verso l’isola non sarebbe ancora compatibile con il piano di restrizioni su viaggi e scambi commerciali che gli Usa stanno valutando nei confronti di alcuni Paesi islamici considerati ostili a Washington.

Sul fronte dei rapporti con la Russia, Trump potrebbe presto decidere di restituire a Mosca due complessi diplomatici, vicino a New York City e in Maryland, che il suo predecessore Obama aveva sequestrato nello scorso dicembre come punizione per le presunte interferenze di Mosca nelle elezioni presidenziali. All’inizio di maggio, l’amministrazione Trump si era detta disponibile alla restituzione purché Mosca permetta la costruzione di un nuovo consolato statunitense a San Pietroburgo, bloccata nel 2014 in risposta alle sanzioni statunitensi per la crisi in Ucraina.

Resterà invece a Tel Aviv almeno per altri sei mesi l’ambasciata americana in Israele. Lo ha deciso il presidente Usa, ufficialmente per preservare le speranze di lavorare a un negoziato di pace tra lo Stato ebraico e i palestinesi. In campagna elettorale Trump aveva promesso lo spostamento della sede diplomatica a Gerusalemme.  «Sebbene Israele sia deluso del mancato spostamento, per ora, dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, apprezza l’espressione dell’amicizia di oggi del presidente Trump e il suo impegno a muovere l’ambasciata nel futuro»: così ,in un comunicato ufficiale, il premier israeliano Benyamin Netanyahu.

Proprio dalla Russia giungono le parole del presidente Vladimir Putin, per il quale i presunti hacker russi che avrebbero tentato di influenzare le elezioni in alcuni paesi stranieri potrebbero essere dei «patrioti» e che in ogni casi sono «sono liberi professionisti, come i pittori». Putin ha comunque negato di nuovo ogni coinvolgimento russo negli attacchi. 

Nell’ambito dell’inchiesta Russiagate, una «persona d’interesse» sarebbe Nigel Farage, ex leader euroscettico britannico dell’Ukip. Lo scrive in esclusiva il quotidiano britannico Guardian citando le ormai abituali fonti anonime americane.  Farage, si legge, sarebbe sotto osservazione (ma non indagato) per la sua vicinanza a Donald Trump e per gli asseriti legami con Julian Assange, fondatore di Wikileaks. Il Politico britannico ha negato tutto, affermando di «aver impiegato molto tempo per leggere l’articolo per via delle risate provocate dall’accusa».

Restando in Europa, chi non mostra preoccupazione per la marcia indietro di Trump sul clima è il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker. Se gli Usa usciranno dall’accordo sul clima, ha detto Juncker, «il vuoto lasciato verrà riempito». «Noi abbiamo spiegato a Taormina a Trump – ha detto Juncker – che non sarebbe positivo, per gli Usa e per il mondo, se gli Usa si ritirassero dalla scena mondiale, perché il vuoto sarebbe riempito. La Cina fa pressione per riempire questo vuoto».

Cina che a tal fine continuerà a lavorare con l’Ue al rafforzamento dell’accordo di Parigi anche se gli Usa dovessero sfilarsi. Lo ha ribadito la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying, per la quale i cambiamenti climatici sono «una sfida globale che nessun Paese può ignorare». Stasera il premier cinese Li Keqiang incontrerà a Berlino Juncker, dopo i colloqui tenuti nella giornata con la cancelliera Angela Merkel. Ue e Cina formalizzeranno, in una dichiarazione comune prevista domani, venerdì 2 giugno, la propria volontà di rispettare il negoziato.

In Francia, dopo lo scandalo Fillon, che ha rivoluzionato lo svolgimento e l’esito della campagna presidenziale, l’opinione pubblica si è ora concentrata sulle vicissitudini del ministro della coesione territoriale, Richard Ferrand, nell’occhio del ciclone da una settimana per un presunto conflitto di interessi e favoritismi su cui è in corso un’inchiesta da parte della procura di Brest (nord). Per restaurare la fiducia dei cittadini nell’azione pubblica, il governo Macron punta a vietare a ministri e a parlamentari di assumere i familiari. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia François Bayrou, che parla di raggiungere l’obiettivo attraverso due nuove leggi e una prossima riforma della Costituzione.

Oltremanica si riduce ancora lo svantaggio del Partito Laburista di Jeremy Corbyn da quello Conservatore di Theresa May, mentre il Regno Unito entra nell’ultima settimana prima delle elezioni dell’8 giugno. Un sondaggio di YouGov sulle percentuali nazionali di consenso, dà infatti il Labour al 39%, meglio rispetto al risultato ottenuto alle urne nel 2015, a quello del 2010 e persino a quello della terza e ultima vittoria elettorale di Tony Blair nel 2005, mentre i Tories restano fermi al 42%.

Oggi un appello agli elettori è stato rivolto dalla premier Theresa May, che ha esortato gli inglesi ad avere fiducia in lei e nel suo partito affinché la Brexit possa essere ‘un successo’. «Il futuro luminoso che vogliamo per il nostro Paese non verrà da solo, abbiamo bisogno d’uno sforzo nazionale e di unità di intenti per costruire con determinazione, comunque abbiamo votato al referendum del giugno scorso, il successo degli anni a venire», ha dichiarato May.

Al voto anche la Croazia, dove domenica prossima saranno in scena i ballottaggi delle elezioni amministrative in un clima politico teso dovuto alla crisi del governo centrale guidato dai conservatori del premier Andrej Plenkovic. Saranno chiamate alle urne le quattro più importanti città del Paese, compresa la capitale Zagabria. Qui si prospetta un’accesa lotta tra il sindaco uscente, il populista indipendente Milan Bandic, primo cittadino dal 2000, e la candidata del centrosinistra Anka Mrak Taritas, ex ministro dell’edilizia. Bandic è dato in netto vantaggio grazie ai voti della destra e a quelli dei conservatori dell’Unione democratica croata (Hdz) di Plenkovic, malgrado la serie di scandali in cui è stato recentemente coinvolto.

Più a Sud, nella Repubblica di Macedonia, il parlamento ha accordato la fiducia al governo del premier incaricato Zoran Zaev, al termine di un lungo dibattito in aula durato due giorni. 62 i voti a favore e 44 i contrari, 5 gli astenuti. Entra così in carica il governo di coalizione formato dal partito socialdemocratico di Zaev e da due formazioni rappresentanti della minoranza albanese (che costituisce il 25% dell’intera popolazione). All’opposizione va il Vmro-Dpmne, il partito conservatore dell’ex premier Nikola Gruvski rimasto al potere per 11 anni. La lunga crisi politica che per oltre due anni ha paralizzato le riforme e il cammino europeo di Skopje sembra essersi finalmente conclusa.

In Austria è morto all’età di 82 anni l’ex ministro degli Esteri Alois Mock. Era entrato nella storia per aver, assieme al suo collega ungherese Gyula Horn, tagliato simbolicamente la cortina di ferro al confine di Soporon il 27 giugno del 1989. Mock è stato vicecancelliere e segretario del partito popolare Oevp.

Concludiamo con la notizia di una nuova tragedia dell’immigrazione. Alcuni sopravvissuti hanno riferito che 44 persone, tra cui alcuni bambini, sono morte di sete dopo che il camion su cui viaggiavano si è rotto nel deserto del Sahara, nel nord del Niger. Lo scrive la Bbc che cita una fonte ufficiale della Croce rossa. I superstiti – sei in tutto – sono assistiti a Dirkou, sempre in Niger.

 

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