sabato, Settembre 25

Stasera è di scena il mobbing Intervista all' attrice, autrice e regista teatrale Angela Calefato

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mobbing wonder woman

Angela Calefato, attrice, autrice e regista teatrale impegnata in performance di elevato spessore, ha portato in scena un interessantissimo lavoro sul mobbing “Non sono Wonder Woman”. Difficile immaginare che un tema così delicato possa essere trattato in due ore di spettacolo, eppure la Calefato è riuscita a sintetizzare i principali aspetti del fenomeno trasformandoli in battute del copione affidate a personaggi perfettamente aderenti alle figure, si potrebbe dire, tradizionali che sulla scena reale del mobbing sono sempre presenti. Lo spettacolo è pensato in chiave ironica, sfocia in qualche passaggio nel grottesco, suscita risate e rabbia, non stanca e si conclude mantenendo nello spettatore il massimo dell’attenzione. Abbiamo rivolto all’artista alcune domande per illustrare meglio la suo originale rappresentazione.

 

Come e quando è nata in lei, Angela, l’idea di portare in scena uno spettacolo sul “mobbing”?

L’idea di portare sul palco di un teatro una storia di mobbing è nata nel 2009. Allora non erano così frequenti le manifestazioni a favore delle donne, non si parlava quasi per niente di donne bistrattate sul lavoro, in famiglia. I media non avevano coniato ancora la parola femminicidio, oggi tanto urlata, usata e spesso anche strumentalizzata. Avevo, nel 2009, proprio voglia di mettere su uno spettacolo che descrivesse la questione femminile nei suoi molteplici contesti. E così è nato lo spettacolo “IO NON SONO WONDER WOMAN” una sequenza di corti teatrali in rosa che parte dalla storia di Teresa che non riesce a vivere bene la sua maternità in ufficio perché il suo Boss la demansiona. Ovviamente il mobbing è un cancro sociale che non colpisce solo le donne incinta. Colpisce tutti. Ma in particolare le vessazioni delle puerpere sul lavoro all’epoca era un argomento che nessuno aveva mai affrontato nel cinema e in teatro prima. E’ uno dei lavori che amo di più e mi è valso il riconoscimento nazionale come finalista del Premio alla Drammaturgia CTAS OLTREPAROLA nel 2010.

Lo spettacolo contiene tutti gli elementi che caratterizzano il mobbing: dal lavoro precario alla figura del leader indiscutibile, ai problemi legati alla maternità. Quali sono state le sue fonti di studio e di approfondimento del fenomeno?

Lo studio di un argomento delicato come il MOBBING deve essere sempre intenso e approfondito prima di poter essere usato da chi presume di esserne esperto. Non bisogna innamorarsi di un argomento e avere la frenesia di portarlo in scena senza averlo indagato con dovizia, soprattutto quando ci sono di mezzo questioni giuridiche, cliniche e se il tema trattato è ancora poco ben inquadrato o conosciuto dalla massa nella sua complessità. I forum dedicati alle vittime “mobbizzate” mi sono stati di grande aiuto. Mi hanno dato la possibilità di cogliere tutti gli spunti per un’analisi psicologica del dramma, per delineare il profilo della vittima, del mobber e dei complici di una storia di mobbing (vedi i colleghi, ad esempio). Ho poi riflettuto sulle conseguenze dei disagi lavorativi e su come si ripercuotono nell’ambito familiare e sociale. E poi, lo devo ammettere, per calarmi nel ruolo della vittima e poterla interpretare senza tralasciare sfumature importanti, ho sempre ripensato a un episodio capitatomi diversi anni fa che non dimentico. Non era mobbing sul lavoro ma mobbing vissuto nell’ambito di una convivenza. Abitavo con altri attori in una casa al centro di Roma e dividevo con loro l’affitto dell’appartamento. Gli equilibri cambiarono tra di noi quando andò via uno di loro e ne subentrò un altro al suo posto. Da allora, ho iniziato a sentirmi di troppo in quella casa. Non so per quale ragione tutti volevano che andassi via da lì . La sensazione di essere sbagliata e di non essere accettata è stata devastante, soprattutto perché non capivo cosa c’era in me che non andasse. Solo dopo parecchio tempo ho intuito che avevo a che fare con individui altezzosi e invidiosi. E ho aspettato che a uno a uno fossero loro ad andarsene. Ci ho messo due anni a realizzare l’obiettivo. E finalmente vivo in quella casa da altri cinque, adesso felicemente con il mio compagno!

La sua messa in scena e interpretazione è tutta al femminile, e in effetti i dati confermano che il fenomeno colpisce in numero maggiore le donne. Lei lo vede quindi come un problema di genere?

Il mobbing che colpisce le donne può sicuramente rappresentare un problema di violenza di genere. Ma non voglio soffermarmi sul problema del maschilismo imperante che pure è sconcertante ancora nel terzo millennio. Nel mio spettacolo il mobbing è tra donne. Lorena, il boss, vessa e distrugge cinicamente la sua segretaria, Teresa. Lorena è una manager che ha inseguito la carriera prima di tutto e che non ha mai avuto figli per non avere “impicci”. Inizialmente il capo ha un buon rapporto, peraltro, con la subordinata che, oltre a essere la sua segretaria, la sua più stretta collaboratrice, è il suo alter ego. Le due donne sono in sintonia lavorativa, diventano amiche inseparabili, confidenti ma la complicità che lega Lorena a Teresa è solo apparente e frutto di una malata dipendenza affettiva della prima nei confronti della seconda. Una dipendenza che minaccia di essere interrotta quando quest’ultima comunica in ufficio di essere incinta.

Quale esperienza ha ricavato dal porgere al pubblico uno spettacolo così impegnativo e qual è stata la reazione del pubblico in generale?

In teatro il pubblico è esigente. Per catturarlo, dunque, un regista non deve presentargli un lavoro troppo macchinoso, deve puntare sulla semplicità dei ruoli e dei dialoghi mantenendoli aderenti alla realtà in modo da agevolare l’immedesimazione. Il testo di BOSSOLI E BOSS da corto è diventato spettacolo in due atti, uno spettacolo ricco che offre riflessione unita a tantissima ironia. Il mio stile di scrittura è sempre intriso di ironia. Perché l’ironia aiuta lo spettatore a riflettere meglio e più piacevolmente.

È possibile tirare le somme della sua esperienza?

Parlare e impegnarsi in questioni civili e sociali è una missione degli scrittori e degli artisti come me. Serve a svegliare le coscienze e a sensibilizzare. A Martina Franca in occasione di una delle tante repliche dello spettacolo sul mobbing che nella nuova versione è IO SONO WONDERWOMAN…MA ANCHE NO, ho potuto contare sulla collaborazione di un’attivissima associazione femminile impegnata nella prevenzione e nella lotta per i riconoscimenti dei diritti delle donne. Così un interessantissimo convegno “Mobbing Rosa: cosa fare per combatterlo” organizzato da SUD EST DONNE e dal CENTRO ANTIVIOLENZA ROMPIAMO IL SILENZIO di Martina Franca ha anticipato lo spettacolo teatrale alla presenza della Consigliera alle Pari Opportunità S. Molendini. Pur essendo un argomento scomodo, delicato e per molte vittime rinchiuso nel loro privato  soprattutto per paura di ritorsioni, durante il convegno si è registrata la partecipazione attiva di molti cittadini. Di questo son felice.

Prevede di ripetere lo spettacolo?

Lo spettacolo è stato inserito nel circuito del Teatro Pubblico Pugliese ultimamente grazie alla volontà di un’amministrazione locale che ha saputo individuare la valenza sociale e l’impatto di un tema così importante come il mobbing offerto a una platea di spettatori. Devo aggiungere che, però, si tratta di uno dei pochi casi isolati di sostegno pubblico a favore della cultura. La maggior parte delle volte da sola devo trovare il modo di produrre i miei spettacoli, sostenendo enormi sforzi economici e organizzativi. La crisi e la mancanza di valori culturali in Italia non permettono agli artisti impegnati di andare avanti. Detto questo, spero di riportare IO SONO WONDERWOMAN MA ANCHE NO in scena il prima possibile e di continuare a sensibilizzare gli spettatori con il potentissimo mezzo che ho: il palco.

Quale lavoro la sta impegnando, invece, attualmente?

Nonostante le difficoltà cui ho accennato, ho appena debuttato a Roma con uno spettacolo divertentissimo, irriverente e scanzonato LE MONOLOGHE, uno sguardo originale al mondo dello show business visto da tre muse della letteratura mondiale del passato e del presente. Un buon successo di pubblico che mi auguro si ripeta ancora.

In bocca al lupo, allora, Angela!

Che i lupi, se sono mobber, crepino pure!

 

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